Secondo ANDI, le proposte mirano ad affrontare in particolare alcune criticità legate alle cure ricevute fuori dall’Unione europea, un fenomeno che interessa anche l’odontoiatria. La relazione invita la Commissione europea a presentare entro la fine del 2027 una proposta di revisione della direttiva 2011/24/UE, che disciplina la mobilità sanitaria tra gli Stati membri. Trattandosi di una relazione d’iniziativa legislativa, il percorso non modifica subito le regole in vigore, ma punta a orientarne la futura evoluzione.
Il nodo delle cure extra-UE
Uno dei temi centrali riguarda il perimetro dell’attuale direttiva, applicabile all’assistenza sanitaria tra Stati membri ma non alle prestazioni ricevute nei Paesi terzi. È in questo spazio che si colloca il fenomeno dei cittadini europei che scelgono strutture extra-UE, anche per trattamenti odontoiatrici, spesso attratti da offerte economicamente vantaggiose.
Al di fuori dell’Unione europea possono infatti non essere presenti gli stessi sistemi di verifica su qualifiche professionali, autorizzazioni delle strutture, tracciabilità di materiali e dispositivi, coperture assicurative, continuità assistenziale e tutela risarcitoria. A ciò si aggiunge la gestione di eventuali complicanze dopo il rientro nel proprio Paese, che può rendere necessari nuovi interventi all’interno del sistema sanitario nazionale.
Più informazione per i pazienti
Gli emendamenti illustrati da ANDI intervengono innanzitutto sull’informazione. Una delle proposte prevede che i punti di contatto nazionali chiariscano meglio i limiti della normativa europea per le cure effettuate nei Paesi terzi e ricordino l’importanza di verificare in anticipo qualifiche professionali, autorizzazioni delle strutture, materiali impiegati e coperture assicurative. Un altro intervento riguarda il contrasto alle pratiche commerciali ingannevoli o aggressive, soprattutto quando la promozione di trattamenti sanitari all’estero non presenta in modo adeguato rischi, condizioni e garanzie offerte.
Monitoraggio delle complicanze
La proposta prevede anche la raccolta, in forma aggregata e anonima, di dati sulle complicanze legate a cure effettuate nei Paesi terzi e successivamente trattate nei sistemi sanitari dell’Unione, includendo i costi dei trattamenti correttivi. Per specifici casi, in particolare chirurgici, viene inoltre indicata la possibilità di ricorrere alla telemedicina per il follow-up del paziente.
Un progetto pilota per l’odontoiatria
Un secondo fronte riguarda l’attrattività dei sistemi sanitari europei.
Tra le proposte figurano una maggiore valorizzazione delle strutture ad alta specializzazione, attraverso informazioni multilingue e strumenti digitali interoperabili, e la definizione di una strategia europea basata su indicatori di qualità, sicurezza e innovazione. Per l’odontoiatria assume particolare rilievo la proposta di un progetto pilota europeo dedicato alle cure dentali ricevute nei Paesi extra-UE. L’obiettivo è raccogliere dati sulla diffusione del fenomeno, sulle complicanze, sui trattamenti correttivi necessari e sui relativi costi. La metodologia potrebbe successivamente essere applicata anche ad altri ambiti, come medicina estetica e chirurgia. Il presidente nazionale ANDI Corrado Bondi individua tra gli aspetti centrali delle proposte il contrasto alla pubblicità ingannevole e il monitoraggio delle complicanze e dei costi, sottolineando anche il ruolo che una maggiore informazione potrebbe avere nel valorizzare le strutture sanitarie italiane ed europee.
Nessun limite alla libertà di scelta
Nel documento, sottolinea ANDI, viene precisato anche ciò che gli emendamenti non intendono fare: non viene proposta l’estensione della direttiva europea ai professionisti e alle strutture dei Paesi terzi, né il rimborso delle cure effettuate fuori dall’Unione e nemmeno una limitazione alla possibilità del cittadino di scegliere dove curarsi. L’intervento si concentra invece su informazione preventiva, contrasto alle pratiche commerciali scorrette e raccolta di dati sulle complicanze. Per ANDI, il confronto europeo sul turismo sanitario rappresenta quindi l’occasione per affrontare il fenomeno con strumenti normativi e informativi più strutturati, mantenendo la libertà di scelta del paziente ma aumentando la disponibilità di informazioni sulle garanzie e sui possibili rischi legati alle cure ricevute fuori dall’Unione europea.

