È questa l'idea alla base di uno studio giapponese. La ricerca si è concentrata sullo shakuhachi, un tradizionale flauto giapponese il cui utilizzo richiede un controllo particolarmente preciso della posizione delle labbra e dell'angolazione del soffio.
Per i principianti, trovare e mantenere questa posizione può essere complicato. L'apprendimento si basa generalmente sull'esperienza, sull'ascolto e sulle indicazioni dell'insegnante, senza un riferimento fisico che permetta di riprodurre con precisione i movimenti.
I ricercatori hanno quindi deciso di sperimentare un approccio diverso, sfruttando scanner intraorali, scansioni facciali, software di progettazione CAD e stampa 3D, strumenti già ampiamente utilizzati nell'odontoiatria digitale.
Partendo dalle scansioni del volto, dei denti e dello strumento di un musicista esperto, il gruppo di ricerca ha progettato una guida personalizzata, capace di riprodurre la distanza e l'angolazione tra le labbra e lo shakuhachi.
Il dispositivo è stato realizzato mediante stampa 3D, utilizzando una resina comunemente impiegata per la produzione di guide chirurgiche odontoiatriche.
Una guida personalizzata per imparare la posizione corretta
L'idea è semplice: trasformare le informazioni acquisite digitalmente in un supporto fisico che possa aiutare il musicista a ritrovare una determinata posizione durante l'esercizio.
Il dispositivo è stato provato dallo stesso musicista esperto coinvolto nella fase di progettazione, che ne ha valutato stabilità, adattamento, comfort e facilità d'utilizzo.
Le prime impressioni sono state positive, soprattutto per quanto riguarda la stabilità e l'adattamento della guida. Il comfort durante il soffio ha invece ottenuto una valutazione leggermente inferiore.
Si tratta, tuttavia, di una sperimentazione preliminare condotta su un solo partecipante. Lo studio non ha misurato oggettivamente la precisione con cui il dispositivo riproduce la posizione originale, né ha dimostrato un miglioramento delle capacità musicali nei principianti.
Nuove possibilità per l'odontoiatria digitale
L'aspetto più interessante della ricerca va oltre il mondo musicale. Lo studio dimostra infatti la fattibilità di trasferire un metodo già utilizzato in protesi dentale e chirurgia guidata a un'applicazione esterna al cavo orale.
La possibilità di acquisire e combinare informazioni relative ai denti, al volto e ai tessuti intorno alla bocca potrebbe aprire nuove prospettive anche nella protesica maxillo-facciale, nella riabilitazione orofacciale e nella progettazione di dispositivi personalizzati.
Prima di immaginare applicazioni più ampie saranno però necessarie ulteriori verifiche, coinvolgendo un maggior numero di partecipanti e valutando con metodi oggettivi precisione, riproducibilità e sicurezza.
Questa esperienza rappresenta comunque un esempio interessante di come le competenze e le tecnologie sviluppate in odontoiatria possano trovare utilizzi inaspettati, creando nuovi punti di incontro tra discipline apparentemente lontane.


