Lo studio ha coinvolto 20 studenti universitari, equamente distribuiti tra uomini e donne, con un’età media di 27 anni. I partecipanti hanno seguito una lezione di 30 minuti realizzata attraverso una piattaforma di realtà mista e successivamente hanno compilato questionari validati per valutare eventuali sintomi da utilizzo del visore, senso di presenza nell’ambiente immersivo e motivazione verso l’attività proposta.
Una lezione immersiva su efficienza masticatoria e anatomia
La sessione didattica era dedicata all’efficienza masticatoria ed è stata svolta con visori Meta Quest 3/3S e software Tinalp. Prima della lezione, gli studenti hanno seguito una fase di orientamento alla tecnologia e al corretto utilizzo dei visori.
La realtà mista è stata utilizzata per integrare la tradizionale lezione multimediale bidimensionale con un ambiente tridimensionale immersivo. Gli studenti potevano osservare e manipolare modelli anatomici 3D a grandezza naturale, video e altri elementi digitali, mentre il docente guidava la sessione e spiegava i concetti in tempo reale.
Buon coinvolgimento, con lievi effetti collaterali
Nel complesso, la sessione è risultata ben tollerata. I punteggi relativi ai disturbi da realtà immersiva sono rimasti bassi, anche se nove partecipanti hanno mostrato un lieve incremento dei sintomi dopo la lezione.
Gli aumenti statisticamente significativi hanno riguardato soprattutto affaticamento e affaticamento visivo, mentre non sono emerse variazioni significative per nausea, vertigini o disorientamento. La maggior parte dei sintomi è rimasta nelle categorie di intensità trascurabile o minima.
I risultati relativi al senso di presenza hanno mostrato valori elevati per la presenza fisica e per la self-presence, indicando che gli studenti si sono sentiti fortemente coinvolti e immersi nell’ambiente virtuale. Più basso, invece, il punteggio relativo alla presenza sociale, segnale di una minore percezione di interazione e connessione con gli altri partecipanti.
Interesse e motivazione elevati
Anche sul fronte motivazionale i risultati sono stati positivi. Gli studenti hanno ottenuto punteggi elevati nelle dimensioni di interesse/divertimento e competenza percepita, mentre i livelli di pressione e tensione sono risultati relativamente bassi.
Secondo gli autori, questo profilo è compatibile con un’attività percepita come coinvolgente, motivante, immersiva e non particolarmente stressante.
Uno strumento complementare, non sostitutivo
Lo studio sottolinea tuttavia che la realtà mista non deve essere considerata un sostituto della formazione tradizionale, ma piuttosto uno strumento complementare.
Gli autori evidenziano inoltre alcuni aspetti da tenere in considerazione nell’implementazione di queste tecnologie: durata delle sessioni, corretta regolazione del visore, postura, pause frequenti e progressiva familiarizzazione con l’ambiente immersivo possono contribuire a ridurre affaticamento visivo e disagio.
Servono studi più ampi
I risultati devono essere interpretati con cautela. Lo studio ha infatti coinvolto un campione ridotto, proveniente da una sola istituzione, senza un gruppo di controllo e con valutazioni basate su questionari autoriportati. Inoltre, gli effetti sono stati misurati immediatamente dopo una singola esposizione e non sono stati analizzati aspetti come la ritenzione delle conoscenze, i guadagni di apprendimento o l’impatto sulle competenze cliniche.
Gli autori concludono che i dati forniscono evidenze preliminari sulla fattibilità e sul potenziale valore educativo della Mixed Reality-Based Learning, ma sottolineano la necessità di ulteriori ricerche con campioni più ampi e diversificati e con misure oggettive degli esiti di apprendimento.
Per la formazione odontoiatrica, quindi, la realtà mista emerge come una tecnologia promettente soprattutto per aumentare interattività, immersione ed esperienza diretta, pur richiedendo ancora una valutazione più solida del suo reale impatto sull’apprendimento.


