È uno dei temi sollevati da Tonino Aceti, presidente di Salutequità, nel corso dell’audizione in Commissione Giustizia della Camera dei deputati sul disegno di legge AC 2880, firmato dai ministri Schillaci, Giorgetti, Nordio e Zangrillo, relativo alla riforma della Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS).
Secondo Salutequità, i ritardi nella definizione dei procedimenti possono avere conseguenze anche sulla sicurezza delle cure e sulla tutela della salute dei cittadini. Da qui la proposta di valutare, parallelamente alla riforma strutturale, un intervento immediato attraverso un decreto-legge.
«Il disegno di legge affronta finalmente in maniera strutturale un problema reale», sottolinea Aceti, ricordando come la stessa relazione illustrativa del provvedimento richiami criticità strutturali, paralisi operativa e centinaia di procedimenti arretrati.
Per Salutequità, un eventuale decreto-legge dovrebbe introdurre le misure necessarie per ridurre l’arretrato e accelerare i procedimenti maggiormente rilevanti per la sicurezza delle cure, mentre al disegno di legge spetterebbe il compito di ridisegnare in modo stabile l’organizzazione e il funzionamento della Commissione.
Decisioni tempestive per cittadini e professionisti
Il punto, secondo Salutequità, non è contrapporre il paziente al professionista, ma garantire a entrambi decisioni tempestive, motivate, indipendenti e verificabili.
«Una giustizia disciplinare che arriva dopo anni rischia di perdere efficacia sia per il cittadino sia per il professionista, depotenziando molto anche il ruolo degli ordini professionali», afferma Aceti.
Tra gli interventi previsti dal disegno di legge, Salutequità considera particolarmente rilevante il superamento della sospensione automatica degli effetti della sanzione. La modifica, secondo l’organizzazione, può ridurre il rischio che provvedimenti gravi restino di fatto inefficaci per anni, ma dovrebbe essere accompagnata da tempi certi e brevi per la fase cautelare e per la decisione definitiva.
Salutequità propone inoltre di garantire particolare tempestività alle controversie relative a sospensioni, radiazioni e situazioni più rilevanti per la sicurezza delle cure, nel rispetto delle garanzie processuali.
Una relazione annuale per misurare tempi e arretrato
Un altro tema riguarda la trasparenza. I Massimari pubblicati dal Ministero permettono di conoscere gli orientamenti della CCEPS, ma, secondo Salutequità, non sono sufficienti per valutare l’efficienza e la tempestività del sistema.
La proposta è quindi quella di introdurre una relazione pubblica annuale al Parlamento che renda disponibili almeno il numero dei ricorsi ricevuti e definiti, i procedimenti ancora pendenti, l’anzianità dell’arretrato, i tempi medi e mediani di decisione, le sospensioni e radiazioni impugnate, i tempi delle fasi cautelari, gli esiti aggregati e l’andamento rispetto all’anno precedente.
«Una riforma non si misura solo dal numero delle nuove norme introdotte», osserva Aceti, secondo cui occorre poter verificare quanto sia diminuito l’arretrato, quanto si siano ridotti i tempi e quanto rapidamente vengano affrontati i casi più delicati per la sicurezza delle cure.
Terzietà, conflitti di interesse e prevenzione
Salutequità richiama inoltre l’attenzione sul tema della terzietà e della gestione dei conflitti di interesse.
Tra i possibili rafforzamenti vengono indicati la dichiarazione dei conflitti, gli obblighi di astensione, la trasparenza sulla composizione dei collegi, un’adeguata motivazione delle decisioni e la pubblicazione anonimizzata degli orientamenti.
Secondo Salutequità, anche le informazioni aggregate e anonimizzate provenienti dal contenzioso disciplinare potrebbero essere utilizzate in chiave preventiva, contribuendo a individuare fenomeni ricorrenti legati a comportamenti professionali, carenze formative o problemi organizzativi e ad accrescere, nel rispetto delle competenze e della privacy, le attività di risk management, formazione e prevenzione degli eventi avversi.
«Non solo intervenire su ciò che è accaduto – sottolinea Aceti – ma utilizzare ciò che è accaduto per ridurre il rischio che accada di nuovo».
Valutare gli effetti della riforma dopo 12 o 24 mesi
Infine, Salutequità propone una valutazione dell’impatto della riforma dopo 12 o 24 mesi, utilizzando indicatori definiti fin dall’avvio.
La verifica dovrebbe riguardare il numero dei fascicoli smaltiti, la riduzione effettiva dei tempi, l’andamento del nuovo arretrato, la velocità di decisione dei casi più rilevanti per la sicurezza e la capacità complessiva del nuovo assetto di funzionare con le risorse disponibili, che potrebbero eventualmente essere adeguate.
La valutazione dovrebbe inoltre fornire elementi per verificare se la clausola di invarianza economico-finanziaria prevista dal provvedimento, sulla quale Salutequità ha espresso forti perplessità, sia sostenibile o debba essere rivista attraverso lo stanziamento di risorse dedicate.
«La CCEPS non è soltanto un giudice dei rapporti tra Ordini e professionisti – conclude Aceti –. Le sue decisioni possono produrre conseguenze concrete sulla sicurezza delle persone assistite».
Per Salutequità, il nuovo sistema dovrà quindi essere valutato soprattutto su cinque dimensioni: certezza del diritto, tempestività, trasparenza, indipendenza e prevenzione.
Fonte: Salutequità


