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Più controlli dal dentista, ma l'igiene orale a casa resta incompleta
Primo piano di mani di ragazza che tengono scovolino e filo interdentale
Gli italiani sembrano prestare maggiore attenzione ai controlli odontoiatrici, ma la prevenzione quotidiana continua a mostrare importanti lacune, soprattutto nella pulizia degli spazi interdentali.

È quanto emerge dall’indagine Omni Salus 2026, promossa dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP), con il contributo non condizionante di Curasept, su un campione nazionale di 3.000 adulti.

Secondo i dati raccolti, oltre il 60% degli intervistati si sottopone a controlli dal dentista, rispetto al 37% registrato nelle rilevazioni precedenti. In particolare, il 43% dichiara di recarsi dall’odontoiatra ogni 6-12 mesi, mentre il 20,6% effettua una visita poco meno di una volta l’anno. Solo il 16% riferisce di non vedere un dentista da oltre cinque anni.

Per Leonardo Trombelli, presidente SIdP, si tratta di primi segnali positivi, collegati anche alle campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini e promosse negli anni per favorire la tutela della salute orale.

 

La pulizia interdentale rimane il punto debole

A un aumento della prevenzione effettuata nello studio odontoiatrico non sembra però corrispondere la stessa attenzione nelle abitudini quotidiane.

Il 40,8% degli intervistati utilizza collutorio o altri sciacqui almeno tre volte alla settimana. L’utilizzo giornaliero risulta più frequente tra le donne, con il 23,3%, rispetto al 16,5% degli uomini.

Molto diverso il quadro relativo al filo interdentale e agli altri strumenti dedicati alla pulizia degli spazi tra i denti. Il 41,3% dichiara infatti di non utilizzarli mai, con una maggiore incidenza tra gli over 70, mentre soltanto il 28,7% ne fa uso con una frequenza considerata adeguata, compresa tra tre e sette o più volte alla settimana.

Trombelli richiama l'attenzione sulla differenza tra le funzioni dei diversi strumenti: il collutorio rappresenta un ausilio, ma non può sostituire filo interdentale o scovolino, che insieme allo spazzolino consentono la rimozione meccanica della placca batterica, in particolare negli spazi interdentali.

Il presidente SIdP sottolinea inoltre come il collutorio debba essere utilizzato nel modo e nel momento appropriati, dopo lo spazzolamento e l'igiene interdentale e seguendo le indicazioni fornite dal professionista.

 

Terapie parodontali, emerge un divario

L'indagine evidenzia anche una distanza tra la diffusione dei problemi parodontali e il ricorso ai relativi trattamenti.

Solo il 12,5% degli intervistati riferisce di aver ricevuto una pulizia sottogengivale, indicata come intervento di primo livello raccomandato per contrastare l'insorgenza e la progressione della parodontite. Secondo quanto riportato da SIdP, la patologia interessa complessivamente circa il 60% della popolazione italiana, mentre una percentuale compresa tra il 10% e il 15% presenta forme gravi o avanzate.

Ancora più contenuta è la quota di persone sottoposte a un intervento chirurgico gengivale: appena il 4,7% degli intervistati. Si tratta della terapia parodontale di secondo livello destinata ai casi più avanzati o che non rispondono adeguatamente alle cure di base.

Secondo Trombelli, questi dati evidenziano la necessità di intercettare e trattare la patologia con interventi adeguati alla severità del singolo caso. Se trascurata, infatti, la parodontite può portare alla perdita dei denti ed è associata a patologie sistemiche tra cui diabete e malattie cardiovascolari e reumatologiche.

L'indagine restituisce quindi un quadro a due velocità: cresce l'abitudine ai controlli odontoiatrici, ma la prevenzione quotidiana resta ancora incompleta, soprattutto per quanto riguarda la pulizia interdentale e la corretta gestione della salute parodontale.

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