Al centro della riflessione c’è la necessità di ridefinire con maggiore precisione il ruolo del medico in un contesto nel quale algoritmi, telemedicina, protocolli e nuovi modelli organizzativi stanno modificando profondamente la pratica clinica. Una trasformazione che, secondo il lavoro promosso dall’Ordine romano, rende ancora più importante distinguere ciò che può essere condiviso all’interno di un’équipe da ciò che rimane responsabilità specifica del medico.
Il punto centrale è la distinzione tra prestazione sanitaria e deliberazione clinica. L’esecuzione di alcune procedure può inserirsi in un percorso multiprofessionale, mentre il giudizio clinico, che tiene insieme evidenze scientifiche, valutazione del singolo caso, aspetti etici e storia del paziente, viene indicato come un processo autonomo e non delegabile. Anche con strumenti tecnologici sempre più sofisticati, la decisione finale deve quindi rimanere in capo al professionista.
Il volume, curato da Francesca Gambetti e presentato dal presidente dell’OMCeO Roma Antonio Magi, affronta proprio il rapporto tra medicina, tecnologia e dimensione umana della cura. L’intelligenza artificiale viene considerata uno strumento capace di offrire nuove possibilità al professionista, ma anche un elemento che impone di interrogarsi sui limiti dell’automazione. Il rischio evidenziato è quello di ridurre il percorso di cura a una successione di procedure standardizzate, perdendo di vista ascolto, responsabilità e relazione con il paziente.
Il Documento programmatico individua tre componenti dell’atto medico: la deliberazione clinica, che comprende diagnosi e decisioni terapeutiche; la prestazione sanitaria, clinica, chirurgica o diagnostica; e le attività di ricerca, formazione e organizzazione, considerate parte integrante dell’esercizio professionale e della qualità del sistema sanitario.
La riflessione riguarda anche i nuovi luoghi nei quali si svolge la medicina. Ospedali, ambulatori e domicilio sono oggi affiancati dalla telemedicina e dagli spazi digitali, mentre social media e strumenti di comunicazione online modificano il rapporto tra professionisti e cittadini. In questo scenario, la tecnologia viene riconosciuta come un supporto sempre più importante, senza però sostituire la responsabilità personale del medico nella valutazione clinica.
Per l’OMCeO Roma, ridefinire l’atto medico significa quindi individuare un equilibrio tra innovazione tecnologica e identità professionale. Una questione destinata a diventare sempre più centrale con la diffusione dell’intelligenza artificiale nella pratica sanitaria e con l’evoluzione dei modelli di assistenza.
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