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Manipoli, l'autoclave non basta
Manipolo
In Italia l'obbligo di sterilizzarli dopo ogni pazienti c'è da più di trent'anni. I problemi, stanno nei passaggi che stanno prima, dopo e attorno al ciclo.

Sul fatto che i manipoli vadano sterilizzati dopo ogni paziente, da noi non ci sono zone grigie. Lo stabilisce il DM 28 settembre 1990, nato per proteggere dal contagio professionale da HIV, e impone la sterilizzazione di manipoli, ablatori, siringhe aria/acqua e frese riutilizzabili dopo ogni paziente. Il decreto è ancora richiamato come riferimento, anche nella letteratura sulla responsabilità professionale. Eppure una domanda resta aperta: se il manipolo è uscito dall'autoclave, il lavoro è fatto? Non del tutto, ed è l'equivoco che una FAQ uscita il 18 settembre su Dentistry.co.uk mette al centro. Il testo parla della realtà inglese, ma il ragionamento si sposta senza fatica. La sterilizzazione è una tappa di una sequenza: pulizia, ispezione, lubrificazione quando prevista, sterilizzazione, conservazione. Basta che ne salti una perché il ciclo in autoclave, per quanto perfetto, non basti più a chiudere il processo.

 

Un quadro meno ordinato di quello inglese

In Inghilterra c'è un documento, la HTM 01-05, che fa da bussola. Da noi bisogna mettere insieme più tasselli. Oltre al decreto del 1990 ci sono le Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia del Ministero della Salute, edizione 2017, con indicazioni operative sull'uso appropriato di materiali e attrezzature. C'è poi la linea guida ISPESL sull'attività di sterilizzazione come protezione dagli agenti biologici per l'operatore, legata al D.Lgs. 81/2008. A questi si aggiungono le norme tecniche sulle apparecchiature, come la UNI EN 13060 per le piccole sterilizzatrici a vapore e la serie UNI EN ISO 15883 per i termodisinfettori, e infine le regole di autorizzazione regionali. Su queste ultime pesa una differenza reale: le raccomandazioni degli enti di controllo variano da regione a regione. Il rovescio è che nessun documento si prende in carico il quadro d'insieme. Chi gestisce uno studio deve ricostruirlo da solo, e non tutti lo fanno con la stessa cura.

 

Le istruzioni del fabbricante non sono un dettaglio

Qui il ragionamento è identico ovunque. Un manipolo non si tratta come un altro. In Europa il fabbricante di un dispositivo riutilizzabile deve fornire le indicazioni per il ricondizionamento (il regolamento MDR, e per l'informazione che accompagna il dispositivo la ISO 17664), e quelle indicazioni dicono cosa il manipolo tollera e cosa no. Due punti meritano attenzione. Il primo: prima di mandare un manipolo in termodisinfettore, bisogna controllare che il produttore lo consenta, e lo stesso vale per le modalità di lubrificazione. Il secondo, che nella routine si perde spesso: le unità automatiche di pulizia e lubrificazione lavorano bene su quello per cui sono state progettate, ma non è detto che disinfettino. Chi le usa dando per scontato il contrario ha un anello debole nella catena senza saperlo.

 

Di chi è la responsabilità

Il sistema deve essere sicuro per come è costruito, e questo compete a chi dirige la struttura: attrezzature adeguate, procedure scritte, formazione, controlli. Applicarlo correttamente ogni giorno compete invece a chi lo esegue, e la procedura va seguita come è stata definita, non nella versione che si è sedimentata col tempo. Nessuna delle due parti può usare l'altra come alibi. Il titolare che ha scritto una procedura perfetta e non ne verifica l'applicazione risponde quanto l'operatore che la conosce e la salta.

 

Come accorgersi di un buco prima di un controllo

Il metodo più semplice è anche il più istruttivo: seguire un manipolo dal riunito fino alla conservazione e fermarsi a ogni passaggio. Chi lo esegue sa spiegare cosa fa e perché? Coincide con le istruzioni del produttore? E c'è una traccia scritta, dai controlli sull'autoclave (tenuta del vuoto, penetrazione del vapore, integratori e indicatori biologici) alla manutenzione delle apparecchiature? Sulla frequenza delle verifiche in Italia non c'è un riferimento unico, conviene chiedere alla propria ASL o regione cosa vale nel proprio territorio e, in assenza di indicazioni precise, fissare un intervallo interno e documentarlo.

 

Il nodo che il testo lascia fuori

C'è un tema che la FAQ non affronta, e che da noi pesa parecchio: l'aritmetica. Se ogni manipolo va trattato per intero dopo ogni paziente, servono abbastanza manipoli e abbastanza tempo. Non esiste una dotazione minima valida per tutti: dipende dal numero di riuniti e di operatori attivi in contemporanea, dai tempi dello studio e dal modello organizzativo. Uno studio con tre riuniti e una manciata di turbine può avere le procedure più giuste del mondo e ritrovarsi, alle undici del mattino, a riutilizzare in fretta ciò che dovrebbe ancora essere in ciclo. La conformità, in molti casi, si gioca qui più che nelle carte. Il consiglio finale è non dare nulla per scontato, e controllare che ciò che accade in studio corrisponda a ciò che è scritto. Bastano un manipolo, il manuale del produttore e un quarto d'ora.

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