Nella lettera, la presidente Caterina Di Marco e la Commissione ribadiscono l’impegno portato avanti in Federazione e in sinergia con le altre professioni sanitarie per tutelare professionisti e cittadini da azioni considerate lesive della dignità, dell’autonomia e della responsabilità dell’Igienista dentale, oltre che da eventuali storture legislative che possano introdurre scorciatoie di accesso alla professione a discapito della qualità e della sicurezza delle cure.
La Commissione riconosce che i risultati dell’interlocuzione ministeriale non hanno rispettato i tempi attesi.
Tra le ragioni indicate vengono richiamate, da una parte, le tempistiche della burocrazia e, dall’altra, l’azione di chi continua a difendere un modello definito accentrato e verticistico, ritenuto poco adatto a una popolazione i cui bisogni richiedono competenze allargate e lavoro in team.
Il profilo professionale dell’Igienista dentale
Da anni la Commissione sostiene la necessità di aggiornare il profilo dell’Igienista dentale, ritenuto non più pienamente rappresentativo delle competenze effettivamente possedute dai professionisti e delle reali esigenze dei cittadini.
Nonostante il lavoro svolto con la Federazione e con le altre professioni sanitarie, non è ancora arrivato l’intervento legislativo atteso. Nel frattempo, la Commissione segnala il rischio di un ulteriore ridimensionamento del ruolo professionale.
Nel documento di approfondimento viene richiamata anche la nota del 3 aprile 2024, che riepiloga il quadro normativo e la giurisprudenza rilevante. La Commissione ribadisce che l’Igienista dentale, in quanto professionista sanitario ai sensi della Legge 3/2018, ha diritto a svolgere le proprie prestazioni con autonomia e con la correlativa responsabilità.
Le osservazioni sulla sentenza del TAR Marche
Il documento esprime inoltre una critica alla sentenza del TAR Marche n. 752/2026, che ha respinto il ricorso contro la disciplina regionale in materia di autorizzazioni delle strutture sanitarie.
Secondo la Commissione, la decisione propone una lettura restrittiva e anacronistica del ruolo dell’Igienista dentale, non coerente con le leggi 42/1999, 24/2017 e 3/2018.
Tra i punti evidenziati viene richiamato il principio di “assorbimento”, che secondo la Commissione rischia di svuotare di significato una professione dotata per legge di profilo, percorso formativo universitario abilitante, albo e Ordine.
La Commissione contesta inoltre il riferimento a un generico rischio per la sicurezza del paziente come motivazione della necessità della compresenza dell’Odontoiatra, affermazione ritenuta priva di riscontro scientifico e normativo.
Un altro elemento riguarda il significato del termine “indicazione”: secondo quanto riportato nel documento, l’indicazione definisce “il cosa” del trattamento, lasciando invece al professionista che lo esegue piena autonomia tecnica e operativa sul “come”.
Le richieste rivolte al Ministero della Salute
A seguito delle interlocuzioni intercorse, la Federazione nazionale ha inviato lo scorso luglio una nota al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, sulla crescente criticità che riguarda l’esercizio della professione, anche alla luce delle recenti pronunce del Consiglio di Stato e del TAR Marche del 2026.
Nella nota viene ribadito che non esiste alcun obbligo normativo di compresenza fisica o di associazione con un medico o un odontoiatra e che l’indicazione odontoiatrica rappresenta un presupposto clinico-diagnostico che non incide sulle modalità esecutive della prestazione.
Al Ministero sono state avanzate due richieste: l’adozione di un atto di indirizzo che riconosca l’indipendenza dell’Igienista dentale ed escluda la necessità di compresenza fisica dell’Odontoiatra per le prestazioni routinarie, e l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per definire modelli di collaborazione sinergica basati sull’integrazione e non sulla subordinazione gerarchica.
La FNO TSRM e PSTRP e la Commissione di albo nazionale degli Igienisti dentali stanno infine valutando ulteriori iniziative nelle sedi competenti, con l’obiettivo di promuovere una corretta interpretazione delle norme, coerente con le leggi vigenti e con la piena dignità della professione.


