La difficoltà non è spiegare a un adolescente che le bevande zuccherate possono danneggiare i denti. È capire che cosa beve davvero, perché lo sceglie e quale argomento possa convincerlo a cambiare abitudine.
Bubble tea, iced coffee, energy drink e sport drink fanno ormai parte di un’offerta molto più articolata della tradizionale bibita gassata. E proprio qui emerge uno dei dati più interessanti di uno studio qualitativo pubblicato sul British Dental Journal: alcuni professionisti intervistati hanno ammesso che bevande oggi popolari tra gli adolescenti, come bubble tea e caffè freddi zuccherati, non sarebbero necessariamente entrate nelle domande di routine sull’alimentazione.
Un dettaglio apparentemente marginale, che in realtà fotografa bene il problema: per fare prevenzione alimentare nello studio dentistico non basta conoscere lo zucchero. Bisogna conoscere anche le abitudini che cambiano.
Uno studio costruito ascoltando pazienti, famiglie e professionisti
La ricerca ha esplorato il possibile ruolo dei professionisti della salute orale nella riduzione del consumo di sugar-sweetened beverages (SSB) nei bambini e ragazzi.
Sono state condotte 38 interviste semistrutturate con giovani di età compresa tra 11 e 16 anni, caregiver e professionisti attivi in studi odontoiatrici, servizi pediatrici e ortodontici. L'analisi ha individuato quattro aree principali: conoscenza delle diverse bevande zuccherate, fattori che ne influenzano il consumo, contributo del team odontoiatrico e difficoltà nel modificare il comportamento degli adolescenti.
Il tema ha una rilevanza clinica diretta. Le bevande con zuccheri aggiunti comprendono soft drink, bevande alla frutta, sport ed energy drink e alcune bevande a base di latte. Il consumo frequente è associato a un aumento del rischio di carie e perdita erosiva di tessuto dentale, oltre ad avere implicazioni più ampie per la salute generale.
Gli autori ricordano inoltre che, nel Regno Unito, gli adolescenti rappresentano una delle fasce con i consumi più elevati e che esistono differenze legate alla condizione socioeconomica, con livelli maggiori nei gruppi più svantaggiati.
Perché gli adolescenti scelgono queste bevande
Le ragioni emerse dalle interviste sono molto meno cliniche di quelle con cui normalmente si affronta il problema alla poltrona.
Gusto, amici, comportamento dei genitori e social media influenzano le scelte. Gli stessi professionisti riferiscono di osservare tra gli adolescenti consumi elevati associati, in alcuni pazienti, a un aumento di carie e perdita di superficie dentale.
La pressione dei pari assume particolare peso. Durante l'adolescenza aumenta l'autonomia nelle scelte alimentari e il rischio futuro può risultare un argomento poco convincente: secondo quanto emerso dalle interviste, molti ragazzi percepiscono il proprio “io futuro” quasi come una persona diversa. I giovani, da parte loro, indicano soprattutto gusto ed effetto energizzante tra le ragioni del consumo.
È un passaggio che merita attenzione clinica. Un messaggio centrato esclusivamente sul rischio di una carie fra qualche anno potrebbe avere meno presa di un intervento costruito sulle motivazioni immediate del singolo adolescente.
Il dentista può intervenire, ma il consiglio generico non basta
Su un punto i diversi gruppi intervistati convergono: il team odontoiatrico è considerato un interlocutore appropriato per affrontare il tema. I ragazzi e i caregiver ritengono che i professionisti dentali possano spiegare le conseguenze del consumo di SSB e suggerire alternative pratiche. Lo studio evidenzia inoltre il valore dello skill mix: anche assistenti, igienisti e terapisti possono rinforzare il messaggio utilizzando modalità comunicative differenti.
Più delicato è il passaggio dalla salute orale alla salute generale. Alcuni professionisti si dichiarano meno sicuri quando devono parlare di obesità o diabete di tipo 2, soprattutto per il timore di generare stigma legato al peso o provocare una reazione negativa nel paziente e nella famiglia.
Il problema, quindi, non sembra essere semplicemente una carenza di informazioni. È anche una questione di linguaggio, contesto e capacità di affrontare argomenti sensibili senza trasformare il colloquio preventivo in un giudizio sul paziente.
Tempo alla poltrona: il vero limite operativo
Qui lo studio tocca uno dei punti più concreti per chi lavora quotidianamente in studio.
Molti professionisti non sono certi che i consigli attualmente forniti producano una riduzione stabile del consumo. Allo stesso tempo chiedono maggiore formazione e indicazioni specifiche sulle bevande zuccherate. Ma soprattutto indicano il tempo come principale ostacolo a un counseling alimentare approfondito. Nel contesto britannico analizzato, viene inoltre criticato un modello remunerativo percepito come più orientato al trattamento della malattia che alla prevenzione.
Gli autori ritengono poco realistico inserire nei tempi ordinari della pratica odontoiatrica un percorso completo e strutturato di motivational interviewing. Considerano invece più praticabile utilizzare alcuni principi della comunicazione centrata sul paziente: domande aperte, ascolto riflessivo, valorizzazione delle motivazioni personali e sintesi della conversazione. Una breve interazione potrebbe inoltre essere affiancata da materiali semplici da portare a casa.
È probabilmente questa l'indicazione più spendibile nella pratica: non trasformare la visita odontoiatrica in una lunga consulenza nutrizionale, ma rendere più mirati i pochi minuti disponibili.


