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AIO: digitalizzazione e AI in odontoiatria senza ridurre la tutela dei pazienti
Digitalizzazione e AI in odontoiatria
La trasformazione digitale della sanità coinvolge sempre più anche l’odontoiatria, tra cartelle cliniche digitali, radiologia, scansioni intraorali, software gestionali, piattaforme cloud e strumenti basati sull’intelligenza artificiale.

Su questo scenario interviene AIO – Associazione Italiana Odontoiatri, che sostiene e rilancia in Italia la posizione espressa a livello europeo sulla necessità di favorire l’innovazione senza indebolire la protezione dei dati personali dei pazienti.

Il Council of European Dentists (CED), di cui AIO fa parte, ha aderito a una dichiarazione congiunta sottoscritta da organizzazioni rappresentative di pazienti, consumatori e professionisti sanitari, con l’obiettivo di evitare che il Digital Omnibus riduca le garanzie sui dati sanitari.

 

Dati sanitari e intelligenza artificiale

Nel lavoro odontoiatrico vengono gestite informazioni particolarmente sensibili: anamnesi, diagnosi, terapie, radiografie, CBCT, fotografie cliniche, impronte e scansioni digitali, prescrizioni e documentazione protesica e ortodontica.

Secondo AIO, la tutela deve però estendersi anche ai dati che possono rivelare indirettamente informazioni sulla salute, ad esempio attraverso ricerche online, acquisti, applicazioni o comportamenti digitali.

L’Associazione riconosce le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, dalla lettura delle immagini alla pianificazione e all’organizzazione dei processi, ma ribadisce che il suo utilizzo non può giustificare una riduzione delle garanzie sui dati dei pazienti.

La posizione europea chiede quindi che l’uso dei dati sanitari da parte dei sistemi di AI continui a rispettare una base giuridica adeguata, i principi di necessità e proporzionalità e limiti chiari rispetto a profilazione, pubblicità o sfruttamento commerciale.

 

Il paziente non deve diventare un profilo commerciale

Particolare attenzione viene dedicata anche ai rischi legati a tracking e pubblicità personalizzata.

Per AIO, una persona che cerca informazioni su una patologia orale, un farmaco, una terapia o un servizio sanitario non dovrebbe essere automaticamente inserita in sistemi di profilazione commerciale.

L’Associazione richiama inoltre il tema della pseudonimizzazione: eliminare il nome da un insieme di dati non significa necessariamente rendere impossibile l’identificazione della persona, soprattutto quando quelle informazioni possono essere incrociate con altri database.

 

Il professionista resta centrale

AIO sottolinea infine che la tecnologia può supportare l’attività clinica, ma non sostituire la responsabilità professionale.

Quando l’intelligenza artificiale contribuisce a decisioni che possono incidere sulla salute del paziente, devono rimanere centrali la supervisione umana, la comprensibilità delle decisioni e il rapporto diretto tra professionista e paziente.

L’Associazione continuerà quindi a seguire l’evoluzione del Digital Omnibus, dell’European Health Data Space e della normativa europea sull’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di coniugare innovazione, responsabilità professionale e tutela del paziente.

Fonte: AIO

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