Margini protesici digitali: quanto incide la scelta dello scanner?
specialista che osserva risultato di scansione orale
La digitalizzazione ha rivoluzionato molti aspetti dell'odontoiatria, e tra questi, la progettazione e realizzazione delle corone protesiche occupa sicuramente un posto centrale.

Ma in un workflow sempre più connesso tra hardware e software, quanto è importante scegliere con cura lo scanner? Una recente ricerca ha cercato di rispondere a questa domanda in modo preciso e misurabile.

Un team internazionale ha valutato l’impatto di cinque diversi scanner (tre da banco e due intraorali) sull’accuratezza dei margini di corone progettate digitalmente. L’attenzione si è concentrata su un’area cruciale: il margine cervicale, ovvero quel sottile confine tra dente e corona che, se non perfettamente adattato, può portare a infiltrazioni, carie secondarie e fallimenti clinici.

Le corone sono state progettate tutte con lo stesso software CAD (inLab SW 16.1) e confrontate tra loro in base a due parametri chiave: trueness (quanto si avvicinano al modello ideale) e precision (quanto sono ripetibili tra scansioni diverse dello stesso modello).

I risultati parlano chiaro: la combinazione scanner-software conta eccome. In particolare:

  • Primescan e X5, entrambi della Dentsply Sirona e compatibili nativamente con il software utilizzato, hanno offerto le migliori performance in termini di accuratezza (con errori medi attorno ai 23–30 μm).
     
  • Gli altri scanner (Trios 3, E3 e S3), pur offrendo risultati accettabili dal punto di vista clinico, hanno mostrato una maggiore variabilità, soprattutto nei confronti incrociati tra sistemi diversi.
     
  • Le differenze diventano significative quando si confrontano corone generate da scanner non appartenenti allo stesso ecosistema digitale del software.

Nella pratica quotidiana, è frequente che lo scanner utilizzato dal dentista e quello usato dal laboratorio non coincidano. Questo studio suggerisce che questa disomogeneità potrebbe influenzare l’adattamento dei margini, con potenziali implicazioni cliniche nel medio-lungo termine.

Inoltre, il dato interessante è che non è tanto il tipo di scanner (intraorale vs desktop) a fare la differenza, ma piuttosto la coerenza tra gli strumenti digitali impiegati nel workflow.

Gli autori sottolineano che lo studio si è limitato a un solo software di progettazione e non ha incluso il passaggio alla produzione fisica (stampa o fresatura).

Tuttavia, i risultati aprono la porta a nuove riflessioni sul modo in cui selezioniamo e combiniamo le tecnologie in ambito protesico.

La tendenza è chiara: un workflow digitale coerente e integrato migliora l’affidabilità del risultato. In un’epoca in cui efficienza e precisione sono essenziali, la compatibilità tra dispositivi e software non è un dettaglio tecnico, ma un elemento strategico.

Leggi lo studio completo.

 

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