Dottore dopo anni di studi e di attività clinica in Implantologia osteointegrata quali sono oggi i principi cardine del successo di una riabilitazione implantare?
A differenza del passato, il concetto di successo implantare non si limita più a una riabilitazione che “sopravvive” nella bocca del paziente, garantendo solo una funzione masticatoria di base, bensì nella capacità di offrire una funzione efficace, un’estetica armoniosa e la possibilità di un corretto mantenimento igienico nel tempo.
Un’eccellente stabilità sia del tessuto osseo che dei tessuti molli perimplantari è quindi la vera "conditio sine qua non" per un successo implantare duraturo. Sono numerosi i fattori che contribuiscono a un’osteointegrazione efficace, stabile e soprattutto predicibile: fattori anatomici, anamnestici, procedurali, ecc. Tuttavia, la scelta di un sistema implantare dotato di caratteristiche specificamente progettate per preservare i tessuti perimplantari è imprescindibile. Proprio per queste ragioni,15 anni fa ho intrapreso il mio percorso clinico con Anthogyr.
Quali sono le principali peculiarità implantari che l'hanno portata a questa scelta clinica?
Cercavo la migliore connessione conica disponibile e AXIOM si conferma tutt'oggi una delle soluzioni più avanzate. Grazie all'angolazione di soli 6 gradi, garantisce un sigillo ermetico con effetto antibatterico duraturo, eliminando il rischio di svitamento. Inoltre, la connessione è indicizzata, semplificando notevolmente tutte le fasi protesiche. Il diametro di soli 2,7 mm della connessione, unito al design della componentistica protesica, consente un'efficace "Platform Switching". Questo mantiene la connessione distante dal margine osseo, favorendo un maggiore spessore dei tessuti molli peri-implantari. Di conseguenza, si ottiene un risultato estetico predicibile e stabile nel tempo.
Ha potuto aver riscontro con evidenze scientifiche della validità di queste caratteristiche in relazione a risultati clinici ottenuti?
Insieme a 6 colleghi, abbiamo condotto uno studio RCT multicentrico di tipo "split mouth" su 60 pazienti (120 impianti), per valutare l'influenza della posizione implantare rispetto alla cresta ossea sulla stabilità dei tessuti nel tempo. Ciascun paziente ha ricevuto 2 impianti: uno inserito a livello della cresta ossea (bone level) e l’altro posizionato 1,5 mm sotto-crestale.
Tutti gli impianti sono stati protesizzati con corone provvisorie a 2 mesi e definitive a 4 mesi, cementate su monconi standard uguali per tutti.
Lo studio ha previsto un follow-up a 1, 3, 5, 8 e 10 anni, quest’ultimo in fase di elaborazione. I risultati pubblicati fino a 8 anni di follow-up evidenziano un’eccellente stabilità del margine osseo, misurata tramite radiografie endorali seriate con centratori individualizzati, e una stupefacente stabilità dei tessuti molli, valutata attraverso l'indice PES. Questi risultati si sono osservati sia negli impianti inseriti “bone level”, sia in quelli posizionati 1,5 mm sotto-crestale. Inoltre, nell’arco di 10 anni abbiamo ottenuto un successo implantare superiore al 97%.
Si può dire che si tratti di una sistematica implantare “pensata biologicamente”. In tal senso c'è stato qualche ulteriore sviluppo?
Nel corso degli anni sono state proposte numerose soluzioni protesiche, e chirurgiche come gli impianti “tissue level”, e l’innovativo sistema di chirurgia guidata che semplifica molto il “digital workflow”, dalla programmazione alla riabilitazione finale.
Molto interessante è l’impianto AXIOM X3, un progetto focalizzato a favorire i processi biologici di osteointegrazione, per ottimizzare il posizionamento dell’impianto in tutte le situazioni cliniche e velocizzare la sua osteointegrazione. Il design della fixture mantiene inalterata la spalla e la nota connessione conica, presenta una doppia elica di passo alternato che taglia e compatta l'osso durante l'inserimento, e tre scanalature che agevolano la raccolta di residui ossei e sangue, fondamentali per l’osseointegrazione.


