Il Redditometro lascia il posto all'IA
Viceministro dell'economia Maurizio Leo e Giorgia Meloni
Il Governo ha definitivamente abbandonato l'idea di reintrodurre il redditometro e ha deciso di affidarsi all'IA e al fisco nella lotta agli evasori.

Fino a pochi giorni fa è sembrato plausibile che il governo reintroducesse il cosiddetto Redditometro. La proposta, avanzata dal viceministro all’Economia Maurizio Leo, era giunta fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ma l’azione diretta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni ne ha definitivamente annullato il ritorno. 

Il Redditometro è un algoritmo introdotto originariamente nel 1973 e ampiamente utilizzato nel corso degli anni. In pratica, consisteva nel confrontare le spese dei contribuenti con le entrate dichiarate, segnalando e avviando un controllo dell’Agenzia delle Entrate in caso di discrepanze evidenti. Tuttavia, il modello si è rivelato inefficace: nonostante i miliardi di euro recuperati annualmente nel contrasto all’evasione fiscale, solo una frazione relativamente piccola era attribuibile al Redditometro. Tale inefficacia ha portato alla sua rimozione nel 2018 durante il primo Governo Conte.

Questo non significa che lo Stato abbia rinunciato a recuperare gli 85 miliardi di euro evasi annualmente. Al contrario, sta puntando su nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale. Gli Avatar fiscali, ad esempio, sono algoritmi che sfruttano l’IA per individuare anomalie contabili e fiscali in tempo reale. Grazie alle capacità offerte dal Machine Learning e da tecniche di analisi predittiva, oltre ad identificare i tentativi di evasione fiscale, possono rilevare segnali di frode in nuce e permettere interventi tempestivi.

Inoltre, parte significativa della riforma fiscale autorizzata dal Parlamento è relativa al cosiddetto "fisco amico", una politica di riduzione delle sanzioni per incentivare il pagamento spontaneo. Questo approccio si ispira alla modalità con cui le multe stradali possono essere ridotte se pagate nell’immediato, prediligendo sanzioni minori che tuttavia hanno maggiori probabilità di essere saldate.

In quest'ottica, il governo prevede di abbassare le sanzioni per alcune violazioni fiscali ritenute eccessivamente punitive e quindi controproducenti. Le modifiche includeranno:

  • La riduzione della sanzione per la mancata presentazione della dichiarazione dei redditi, dell'Irap o del sostituto d'impresa dal 240% al 120%.
  • La diminuzione della penalità per dichiarazioni infedeli dal 90%-180% al 70%.
  • L'aumento del limite per la sanzione relativa alla omessa o tardiva trasmissione dei dati da parte dei commercianti, che sarà ora di 1.000 euro.
  • La riduzione della sanzione massima per comunicazioni incomplete o infedeli delle minusvalenze da 50mila a 30mila euro.

Tali iniziative dovrebbero incoraggiare un numero maggiore di contribuenti a regolarizzare la propria posizione fiscale.

 

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