Appello società scientifiche: "Rischio epidemico non è finito"

"Affermare che il 'rischio epidemico' sia cessato di esistere non ha nessuna base scientifica, può essere causa di disorientamento e indurre una parte della popolazione a non rispettare le indicazioni di contenimento che invece devono essere mantenute". Lo sottolineano congiuntamente i presidenti di Simit (infettivologi), Siaarti (anestesisti rianimatori), Simg (medici di famiglia), Sid (diabetologi) e Sigot (geriatri). Gli infettivologi della Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) e i colleghi delle altre società scientifiche illustrano le proprie argomentazioni in una lettera aperta che risponde al Manifesto dei 10 colleghi dello scorso 20 giugno.

Le prime firme sono di Marcello Tavio (presidente Simit), Massimo Andreoni (direttore scientifico Simit), Giovanni Di Perri (consigliere Simit), Massimo Galli (past president Simit,), Claudio Maria Mastroianni (vice presidente Simit) e Carlo Federico Perno (Niguarda Milano). Dopo la pubblicazione di questa lettera hanno aderito alla posizione della Simit le altre società scientifiche. Nella lettera, gli infettivologi sottolineano che "è solo grazie alle misure di contenimento adottate con il lockdown che è stato possibile arrestare la progressione dell'ondata epidemica". Non esistono diverse tipologie del virus: il ceppo virale implicato tanto nei casi mortali quanto in quelli di modesto significato clinico è stato sostanzialmente lo stesso, con le variazioni nel genoma che sono attese in un virus a Rna, ma che non sono tali da giustificare una differente virulenza di un ceppo rispetto agli altri. Inoltre, dagli studi attuati e in corso non emergono differenze significative nei ceppi virali presenti e studiati in Italia.

 

Fonte: Adnkronos

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