Nella pratica clinica quotidiana nessun professionista può escludere completamente il verificarsi di una complicanza o di un evento indesiderato. Anche seguendo protocolli consolidati e adottando tutte le precauzioni necessarie, esiste sempre una componente di rischio legata alla complessità delle procedure sanitarie. Ciò che distingue uno studio realmente orientato alla qualità non è l'assenza assoluta di errori, bensì la capacità di gestire questi eventi in modo professionale, trasparente e documentato. È proprio su questo principio che si fonda il duty of candour, un concetto sviluppato nel Regno Unito che invita i professionisti sanitari a comunicare con chiarezza ai pazienti quando qualcosa non va come previsto.
Un principio che va oltre gli obblighi normativi
In Italia non esiste un equivalente diretto del duty of candour previsto dalla normativa britannica. Tuttavia, il quadro deontologico e legislativo italiano si muove nella stessa direzione, ponendo al centro il diritto del paziente a ricevere informazioni corrette, complete e comprensibili e valorizzando il consenso informato e la sicurezza delle cure. Negli ultimi anni, anche grazie alla Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), la gestione del rischio clinico è diventata parte integrante dell'organizzazione sanitaria. L'obiettivo non è individuare un colpevole, ma comprendere le cause degli eventi avversi per ridurne la probabilità futura e migliorare continuamente i processi assistenziali. In questo contesto, il modello britannico rappresenta più una buona pratica organizzativa che un riferimento normativo da applicare letteralmente.
Quando si verifica un evento avverso
Uno degli aspetti più interessanti del duty of candour riguarda il modo in cui il professionista affronta il dialogo con il paziente. L'approccio suggerisce di informare tempestivamente la persona assistita, spiegare ciò che è accaduto sulla base delle informazioni disponibili, descrivere gli eventuali interventi correttivi e mantenere un confronto aperto durante tutta la gestione dell'evento. Nel sistema britannico viene inoltre sottolineato che porgere delle scuse non equivale ad ammettere una responsabilità giuridica, ma rappresenta un gesto di correttezza professionale e rispetto verso il paziente.
Anche nella realtà italiana una comunicazione tempestiva e trasparente contribuisce spesso a contenere incomprensioni, ridurre la conflittualità e preservare il rapporto fiduciario che costituisce uno degli elementi centrali della professione odontoiatrica.
La cultura della sicurezza inizia nello studio
La gestione degli eventi avversi non può essere affidata esclusivamente all'iniziativa del singolo professionista. È sempre più importante che ogni studio odontoiatrico sviluppi procedure condivise per la segnalazione, l'analisi e la documentazione degli incidenti, coinvolgendo tutto il team. Creare un ambiente nel quale collaboratori, ASO e igienisti possano segnalare criticità senza timore favorisce l'individuazione delle cause organizzative e permette di introdurre miglioramenti concreti nei protocolli operativi. Questa impostazione, ormai consolidata nei sistemi sanitari più evoluti, considera ogni evento indesiderato un'opportunità di apprendimento e non soltanto un problema da risolvere.
Comunicare bene riduce anche il rischio di contenzioso
L'esperienza internazionale mostra come molti reclami non nascano esclusivamente dal danno clinico, ma dalla percezione di essere stati lasciati senza spiegazioni o dall'impressione che il professionista abbia cercato di minimizzare quanto accaduto. Una comunicazione chiara, documentata ed empatica consente invece di mantenere il dialogo aperto anche nelle situazioni più delicate. Il paziente si aspetta di conoscere cosa è successo, quali conseguenze sono prevedibili, quali soluzioni verranno adottate e come lo studio intenda evitare il ripetersi di episodi analoghi. Per questo motivo, la formazione sulla comunicazione degli eventi avversi dovrebbe essere considerata parte integrante delle competenze professionali, al pari dell'aggiornamento clinico.
Pur essendo nato all'interno del sistema sanitario britannico, il duty of candour propone una riflessione che riguarda tutti i professionisti della salute: la fiducia del paziente si costruisce soprattutto nei momenti difficili. Per gli odontoiatri italiani, adottare una cultura della trasparenza significa integrare la qualità clinica con una gestione strutturata del rischio, una documentazione accurata e una comunicazione efficace. Non si tratta semplicemente di rispettare un obbligo etico, ma di consolidare un modello di cura nel quale sicurezza, responsabilità e relazione con il paziente diventano elementi inseparabili della pratica professionale.

