INFODENT_8-9_2026

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Terapie complementari in odontoiatria: stato delle conoscenze e orientamenti clinici
piante ed erbe medicinali
L'interesse verso le Medicine Complementari, Alternative e Integrative (CAM) sta registrando una crescita globale sia nelle politiche sanitarie pubbliche sia nel mercato professionale. Questo approccio, orientato alla prevenzione e alla stimolazione dei meccanismi naturali di guarigione, punta ad ampliare la visione della cura ponendo il paziente al centro.

Tuttavia, nonostante diverse terapie siano formalmente riconosciute e regolamentate dai consigli professionali (come avviene ad esempio in Brasile dal 2008 per discipline quali agopuntura, fitoterapia, omeopatia, laserterapia e ozonoterapia), la loro effettiva integrazione nella pratica quotidiana e nei percorsi accademici rimane un ambito ancora parzialmente inesplorato.

Un recente studio trasversale condotto da Soares-Silva ha analizzato il livello di conoscenza, la percezione e l'utilizzo clinico delle CAM su un campione di odontoiatri, offrendo un quadro dettagliato sulle opportunità e sulle barriere attuali di queste metodiche.

Lo studio si è basato sulla somministrazione di un questionario online validato da esperti, al quale hanno risposto 330 odontoiatri con un'età media di 42 anni e un'esperienza professionale media di 19 anni.

Il campione ha visto una prevalenza di figure femminili (77,8%) e, a livello di specializzazione, una forte partecipazione di odontoiatri pediatrici (38,79%) e ortodontisti (17,88%), seguiti da endodontisti (10,34%) e specialisti in salute pubblica (9,39%).

Dall'analisi delle risposte emerge un divario significativo tra la familiarità teorica con le terapie complementari e la sicurezza d'uso clinico:

  • familiarità generale: il 76,06% dei professionisti ha dichiarato di conoscere le pratiche CAM regolamentate per il settore odontoiatrico.
  • Autopercezione delle competenze: nonostante l'elevata familiarità, il 39,09% degli intervistati ritiene la propria conoscenza ancora insufficiente, mentre solo il 18,48% la definisce buona e il 6,06% eccellente.

L'analisi statistica ha rivelato che non vi sono associazioni significative tra il livello di conoscenza e l'area geografica o gli anni trascorsi dalla laurea. Al contrario, è emersa un'associazione statisticamente significativa tra la percezione di sé e gli anni di attività: i professionisti con maggiore esperienza clinica (oltre i 20 anni dalla laurea) dimostrano una migliore autopercezione e sicurezza nei confronti delle terapie integrative. Inoltre, chi possiede una reale conoscenza delle CAM mostra livelli di autopercezione significativamente più alti.

Esiste un forte interesse latente: il 67,27% dei dentisti dichiara l'intenzione di voler offrire trattamenti integrativi nel proprio studio, mentre il 21,82% già li applica stabilmente nella pratica quotidiana.

Le preferenze terapeutiche e le relative frequenze d'uso variano sensibilmente a seconda della metodica.

Le terapie più diffuse e richieste sono:

  • Laserterapia: è la modalità in assoluto più ambita (46,50% di preferenze elevate) e quella utilizzata con maggior frequenza (il 21,82% la impiega "sempre", il 23,03% "spesso").
  • Agopuntura: raccoglie il 18,46% dei massimi consensi tra i professionisti.
  • Omeopatia e Fitoterapia: registrano un interesse iniziale rispettivamente del 17,90% e del 17,08%.

Al contrario, l'odontoiatria antroposofica (43,40%), l'ipnosi (26,93%) e l'ozonoterapia (25,55%) si collocano agli ultimi posti tra le preferenze del campione.

I trattamenti integrativi vengono rivolti prevalentemente ai pazienti adulti (43,33%), seguiti dai bambini (26,67%), mentre l'applicazione su anziani e adolescenti rimane più marginale. Le principali finalità terapeutiche per cui i clinici consigliano le CAM includono:

  • Analgesia (60,61%)
  • Gestione dell'ansia (57,58%)
  • Trattamento delle stomatiti (56,06%)
  • Infiammazioni (52,12%)
  • Controllo del bruxismo (50,61%)
  • Trattamento delle parestesie (50,91%)

La ricerca ha approfondito l'utilizzo specifico di queste due opzioni terapeutiche, che vengono introdotte nel piano di cura soprattutto per problematiche di natura emotiva e comportamentale:

  • Omeopatia (utilizzata dal 26,06% dei dentisti): viene prescritta principalmente per la gestione del bruxismo (69,77%), dell'ansia (68,60%), della paura (54,65%) e delle fobie (43,02%). Tra i rimedi più citati compaiono Calcarea fluorica, Nux vomica, Phosphorus, Argentum, Silicea, Arnica, Belladona e Passiflora incarnata.
  • Fitoterapia e piante medicinali (utilizzata dal 29% del campione): trova indicazione elettiva per il trattamento dell'ansia (67,71%), del bruxismo (46,88%), della paura (44,79%) e degli stati infiammatori (36,46%). Tra i preparati vegetali e fitoterapici maggiormente impiegati si segnalano Arnica montana, Valeriana, Propoli, Passiflora incarnata, Calendula, Curcuma, Camomilla e Malva.

Il livello di soddisfazione complessivo tra i dentisti che utilizzano attivamente le CAM è decisamente positivo: il 30,30% si dichiara soddisfatto e il 27,58% molto soddisfatto dei risultati clinici ottenuti sui propri pazienti.

Se da un lato si evidenzia un buon riscontro clinico, lo studio mette in luce i motivi per cui l'applicazione su larga scala rimane limitata.

La mancanza di una conoscenza approfondita rappresenta l'ostacolo principale per la quasi totalità delle discipline esaminate: è la causa della mancata adozione dell'agopuntura per il 64,87% dei rispondenti, della fitoterapia per il 64,45%, dell'odontoiatria antroposofica per il 58,65% e della terapia floreale per il 58,19%.

Inoltre, per alcune specifiche discipline sussiste una quota di scetticismo legata alla percezione della loro efficacia: il 18,27% dei dentisti dichiara di non utilizzare l'omeopatia e il 13,88% l'ipnosi perché non crede nella validità del loro funzionamento.

I risultati emersi evidenziano che, sebbene gli odontoiatri esprimano un interesse concreto verso l'approccio integrativo, la carenza di percorsi formativi approfonditi e la necessità di prove scientifiche più robuste ne limitano la diffusione nella routine clinica.

L'inserimento strutturato delle terapie complementari e integrative già all'interno dei programmi universitari e dei percorsi di studio odontoiatrici potrebbe colmare l'attuale gap cognitivo, stimolare la ricerca clinica e fornire ai professionisti strumenti validati e sicuri per arricchire le opzioni terapeutiche a disposizione del paziente.

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