L'intelligenza artificiale sta entrando sempre più nella pratica clinica quotidiana. Ma come si progetta uno strumento che sia realmente utile al medico? Ne abbiamo parlato con Fabian Zolk che ci racconta come è nato Scribe, il percorso di integrazione con Plaud e la visione che guiderà l'evoluzione della piattaforma nei prossimi anni.
Perché avete deciso di sviluppare Scribe?
L’idea nasce da un’osservazione molto semplice: il tempo che un medico dedica alla documentazione clinica è tempo sottratto al paziente. Abbiamo voluto eliminare questo paradosso, sviluppando una soluzione capace di trasformare automaticamente la conversazione tra medico e paziente in documentazione clinica strutturata. L’obiettivo non era creare un software che scrivesse più velocemente, ma permettere ai professionisti di concentrarsi sulla visita, lasciando all’intelligenza artificiale le attività più ripetitive.
Che ruolo ha l’integrazione con Plaud?
Plaud rappresenta il ponte tra il medico e l’intelligenza artificiale. Con un semplice gesto è possibile avviare la registrazione della visita senza interrompere il flusso della conversazione. Da quel momento Scribe elabora automaticamente il contenuto, genera il diario clinico e propone il piano di trattamento. L’integrazione è stata progettata per essere il più naturale possibile: il professionista non deve cambiare il proprio modo di lavorare, ma semplicemente dimenticarsi della tecnologia e concentrarsi sul paziente.
Come cambia concretamente la giornata di un medico che utilizza Scribe?
I benefici sono misurabili. Gli studi che utilizzano Alfadocs possono arrivare a risparmiare fino a 600 ore di lavoro all’anno. Con Scribe, inoltre, il tempo dedicato alla documentazione clinica può ridursi di oltre il 60%. Ma il risultato più importante non è il numero: è il fatto che il medico può tornare a dedicare la propria attenzione alla persona che ha davanti.
L’obiettivo è fare in modo che l’intelligenza artificiale diventi una parte naturale del lavoro quotidiano del medico. Cosa significa concretamente?
Significa che il valore dell’intelligenza artificiale non dipende solo dalla qualità della tecnologia, ma da quanto riesce a integrarsi nel lavoro quotidiano del professionista. Se uno strumento richiede passaggi aggiuntivi, interrompe il flusso della visita o costringe il medico a cambiare il proprio modo di lavorare, difficilmente verrà adottato. Il nostro obiettivo è l’opposto: fare in modo che l’AI diventi parte naturale dei processi clinici, sempre disponibile quando serve, senza essere invasiva. Quando il medico può concentrarsi esclusivamente sul paziente, sapendo che la tecnologia lavora in modo discreto e affidabile al suo fianco, allora significa che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.
Qual è la direzione futura di Alfadocs sul fronte dell’intelligenza artificiale?
Scribe rappresenta solo uno dei primi passi. Continueremo a integrare l’intelligenza artificiale all’interno della piattaforma con un principio molto chiaro: ogni nuova funzionalità dovrà semplificare il lavoro quotidiano del professionista e non complicarlo. Crediamo che il futuro della sanità digitale non sia fatto di strumenti separati, ma di un ecosistema intelligente capace di assistere il medico in modo discreto, sicuro e perfettamente integrato nella pratica clinica. L’innovazione, per noi, ha valore solo quando restituisce tempo, migliora l’organizzazione dello studio e contribuisce a rafforzare la relazione con il paziente.
L'intervistato
Alfadocs
Co-founder e Chief Product Officer Alfadocs.

