Questo claim è stato lanciato tramite un'immagine che rappresenta alcuni medici che guardano a testa alta verso l'orizzonte, con sullo sfondo la sede di Bruxelles del Parlamento Europeo, simbolo dell'impegno internazionale per la tutela dei servizi sanitari. Il payoff della campagna è: "I medici, insieme, per il diritto alla salute di tutti".
La campagna si inserisce in una strategia multicanale, che comprende anche una scheda firmata dal Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, pubblicata su Dottoremaeveroche, un sito di divulgazione scientifica rivolto ai cittadini, e un’intervista dello stesso Anelli a FNOMCeO Tg Sanità. Il messaggio principale che la Federazione intende trasmettere è semplice ma fondamentale: nei paesi dove aumentano le spese militari, si riducono gli investimenti per la sanità.
La connessione tra spesa militare e sanità
La ricerca scientifica ha dimostrato in modo chiaro e documentato che c'è una relazione diretta tra l'aumento della spesa militare e la riduzione della spesa sanitaria. Uno studio pubblicato sulla rivista Defence and Peace Economics, basato su dati provenienti da 197 paesi tra il 2000 e il 2013, ha evidenziato che ogni aumento dell'1% nella spesa militare corrisponde a una riduzione dello 0,62% della spesa sanitaria pubblica. Questo effetto è stato documentato attraverso tecniche statistiche avanzate, che hanno stabilito un chiaro rapporto di causa ed effetto tra le due voci di spesa.
In particolare, questo fenomeno si verifica con maggiore intensità nei paesi a reddito basso e medio-basso. Per questi paesi, infatti, ogni aumento dell'1% della spesa militare porta a una riduzione dello 0,96% della spesa sanitaria. La situazione è meno grave nei paesi a reddito medio-alto, dove la spesa sanitaria diminuisce dello 0,56%. Tuttavia, in un periodo di crescente instabilità globale, con conflitti armati che si moltiplicano, le conseguenze di questa dinamica sono sempre più evidenti.
Gli effetti devastanti dei conflitti sulla salute
I conflitti armati non solo sottraggono risorse alla sanità, ma la distruggono direttamente. Un'analisi relativa al periodo 1990-2017 ha collegato i conflitti armati a circa 29,4 milioni di morti in eccesso, causati da fattori indiretti come la distruzione dei sistemi sanitari. Questi dati evidenziano l'impatto devastante dei conflitti sulla salute delle popolazioni, con una distruzione che colpisce tanto le infrastrutture sanitarie quanto le vite dei civili e degli operatori sanitari.
La situazione in Italia
Anelli ha anche sottolineato la crescente difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) italiano, che da anni è in difficoltà a causa di una continua riduzione della spesa sanitaria pubblica. Secondo le previsioni per il 2026, la spesa sanitaria pubblica in Italia si collocherà al 6,1% del PIL, mentre la spesa militare è aumentata significativamente, con un incremento del 26% dal 2013 al 2023, e la spesa per l’acquisto di armi è aumentata del 132%.
Inoltre, il Governo italiano ha in programma di raggiungere il nuovo obiettivo NATO del 5% del PIL per la spesa militare, il che comporterebbe un aumento di circa 40 miliardi di euro all'anno. Questa cifra è paragonabile al budget combinato di diversi ministeri, come quello per l'università e la ricerca, e mette in evidenza come la crescente spesa militare potrebbe sottrarre risorse vitali per la sanità pubblica e per altri investimenti sociali.
L’appello della FNOMCeO
Per Anelli, la soluzione alla crisi della sanità passa attraverso un progetto politico che rimetta al centro della discussione sociale la salute e i servizi collettivi di welfare. La FNOMCeO sta promuovendo questo obiettivo attraverso la "Carta di Roma", un documento sottoscritto dai medici di sei paesi europei che chiede l’introduzione di una "clausola di resilienza sanitaria" nell’Unione Europea, per consentire agli Stati di destinare risorse aggiuntive alla salute senza violare i parametri di bilancio europei. La Carta di Roma sottolinea che ogni euro investito in sanità genera quasi due euro di valore economico, dimostrando che investire in salute è un investimento per il futuro collettivo.
Medici come promotori di pace
Infine, Anelli ha ribadito l'importanza del lavoro medico come strumento di pace. "Ogni atto medico è un atto di pace", ha affermato, sottolineando come la professione medica contribuisca ogni giorno a ridurre le disuguaglianze, lenire le sofferenze e proteggere le persone vulnerabili. Il manifesto "Medici e Pace", approvato dalla FNOMCeO nel marzo 2026, esprime chiaramente che i sistemi sanitari pubblici e universalistici sono "infrastrutture di pace", capaci di rendere i diritti alla salute reali e condivisi, al contrario di quanto avviene durante i conflitti.
Con questa campagna, la FNOMCeO vuole rafforzare il messaggio che la salute pubblica deve essere una priorità e che investire in sanità è un passo fondamentale per garantire un futuro di pace e benessere per tutti.

