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Condivisione microbica domestica: come la convivenza modella i microbiomi orali e intestinali
persone a tavola insieme
La convivenza all'interno delle mura domestiche non si limita alla sola condivisione di spazi, abitudini e stili di vita, ma si estende a una profonda interazione biologica.

Secondo uno studio coordinato da Vitor Heidrich e Nicola Segata dell’Università di Trento e pubblicato sulla rivista Cell Press Blue, i membri di uno stesso nucleo familiare condividono una quota significativa di microbi intestinali e orali, indipendentemente dai legami di parentela. La ricerca, condotta su 430 individui appartenenti a 207 famiglie residenti tra Italia e Fiji, ha impiegato avanzate tecniche metagenomiche per confrontare i ceppi batterici presenti nel cavo orale e nell'intestino, dimostrando che l'ambiente coabitativo rappresenta un potente fattore di modellamento per il microbioma umano. I risultati indicano infatti che i conviventi condividono mediamente il 19% dei ceppi batterici intestinali e circa il 26% di quelli orali, registrando valori nettamente superiori rispetto ai soggetti che non coabitano.

L'indagine ha evidenziato una netta discrepanza in termini di dinamismo tra i due distretti corporei analizzati. Il microbioma orale si è rivelato sensibilmente più fluido e trasmissibile rispetto a quello intestinale, mostrando una frequenza di sostituzione batterica quasi tre volte superiore nell'arco dei circa tre mesi e mezzo di osservazione. Tale variabilità è riconducibile alla costante esposizione della bocca all'ambiente esterno e alle relazioni interpersonali della vita quotidiana. All'interno del nucleo familiare, il livello massimo di condivisione microbica è stato riscontrato tra i partner, i quali arrivano a condividere circa il 44% dei ceppi batterici orali. Questa percentuale, più che doppia rispetto alla componente intestinale, avvalora l'ipotesi che lo scambio di saliva, ad esempio tramite il bacio, costituisca uno dei vettori primari per la trasmissione dei microrganismi. La reale colonizzazione da parte di questi batteri trasmessi resta comunque subordinata alla capacità di accettazione dell'organismo ospite.

Un ulteriore elemento di rilievo emerso dallo studio riguarda il percorso bidirezionale tra bocca e intestino. Dall'analisi dei campioni biologici appaiati è emerso che, sebbene solo una piccola quota di specie batteriche risieda contemporaneamente in entrambi i distretti, nel caso in cui ciò avvenga si tratta del medesimo ceppo batterico. Questo dato suggerisce che una parte consistente dei microrganismi intestinali tragga origine proprio dal cavo orale, raggiungendo l'apparato digerente tramite la quotidiana deglutizione della saliva. In questo processo, le specie più abbondanti nella bocca mostrano una maggiore attitudine a superare il transito gastrico e a colonizzare stabilmente l'intestino.

La ricerca apre inoltre nuove prospettive di riflessione sul legame tra trasmissione microbica e salute generale. Esaminando la flora intestinale che si diffonde con maggiore facilità tra i conviventi, gli studiosi hanno rilevato che molte delle specie batteriche più trasmissibili sono associate a un profilo cardiometabolico meno favorevole e risultano frequentemente collegate al diabete di tipo 2. Pur precisando che lo studio non stabilisce un nesso di causa-effetto, gli autori evidenziano come la spiccata capacità di diffusione di questi microrganismi legati a specifiche patologie possa offrire nuove chiavi di lettura sull'influenza del microbioma sulla salute sistemica.

Sotto il profilo tassonomico, i ricercatori hanno identificato una sottospecie batterica con un adattamento specifico per il cavo orale. Sebbene il Bifidobacterium longum sia un noto componente del microbiota intestinale, l'analisi ha rivelato che nell'intestino prevale la sottospecie Bifidobacterium longum subsp. longum, mentre nella bocca risiede stabilmente una variante distinta, denominata Bifidobacterium longum subsp. nexti. Questa evidenza scientifica dimostra come determinati microrganismi abbiano sviluppato evoluzioni mirate per colonizzare nicchie ecologiche ben precise del corpo umano.

La comprensione approfondita dei meccanismi di trasmissione dei microbi tra individui promette importanti ricadute in ambito clinico. Le evidenze raccolte potranno contribuire alla formulazione di strategie terapeutiche più mirate per l’impiego dei probiotici e per l'esecuzione dei trapianti di microbiota fecale, incrementando i tassi di successo della colonizzazione da parte dei batteri benefici. Lo studio ridefinisce il concetto di microbioma, descrivendolo non come una struttura statica e strettamente individuale, ma come un ecosistema dinamico, in continua evoluzione e profondamente condizionato dalle relazioni sociali e dalla condivisione del quotidiano.

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