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Chiusura improvvisa di Dottor D: torna il tema delle garanzie per i pazienti
Clinica dentale
L’interruzione dell’attività di alcune sedi riconducibili alla società Vortika S.r.l. riapre il dibattito sulla governance delle catene odontoiatriche, sui pagamenti anticipati e sulla tutela dei cittadini in caso di cessazione delle cure.

Le associazioni dei consumatori hanno segnalato un aumento delle richieste di assistenza e annunciato iniziative presso le procure competenti. Il caso riporta l’attenzione su un problema già emerso con altre catene odontoiatriche: il rischio che, in presenza di pagamenti anticipati o finanziamenti legati a piani di cura, il paziente continui a sostenere un debito anche quando le prestazioni non vengono completate.

 

Cure interrotte e finanziamenti attivi

Il modello prevede spesso il pagamento anticipato dell’intero piano terapeutico, anche tramite società finanziarie, mentre le cure vengono eseguite progressivamente. In caso di cessazione improvvisa dell’attività, il paziente può trovarsi con trattamenti incompleti o mai avviati, senza un interlocutore e con obblighi economici ancora attivi.

Secondo l’Associazione Nazionale Dentisti Italiani, non si tratta solo di una questione contrattuale, ma anche sanitaria: l’interruzione di un percorso odontoiatrico può avere conseguenze cliniche e richiedere una rapida presa in carico da parte di un nuovo professionista.

Il presidente nazionale ANDI Corrado Bondi sottolinea inoltre il rischio che le decisioni terapeutiche siano influenzate da logiche economiche, con il paziente percepito più come cliente che come soggetto di cura.

 

Governance clinica e modelli organizzativi

ANDI evidenzia criticità nella governance delle strutture a prevalente controllo finanziario, dove l’autonomia clinica del professionista può risultare ridotta. In questi contesti, secondo l’associazione, possono essere favorite prestazioni più rapide o remunerative rispetto a percorsi conservativi e personalizzati. In alcune realtà, ex collaboratori avrebbero inoltre segnalato pressioni legate a obiettivi commerciali. 

Un modello alternativo è rappresentato dalle società tra professionisti (STP), in cui l’indirizzo clinico resta in capo agli odontoiatri anche in presenza di soci di capitale. Qui la responsabilità è condivisa tra professionista e società, ma la gestione clinica rimane più direttamente legata alla figura sanitaria.

 

Le richieste del settore e la prevenzione

ANDI chiede da tempo un rafforzamento delle regole per le catene odontoiatriche, con garanzie più vicine a quelle degli studi professionali e delle STP, oltre a un maggiore controllo ordinistico. Accanto a queste proposte, la Fondazione ANDI Salute promuove il Fondo sanitario integrativo FAS, orientato alla prevenzione e al sostegno di controlli periodici e igiene orale, con l’obiettivo di favorire un approccio continuativo alla salute.

La vicenda Dottor D riporta così al centro il tema della continuità delle cure, dell’equilibrio tra logiche imprenditoriali e responsabilità sanitaria e delle tutele per i pazienti in caso di interruzione improvvisa dei trattamenti.

 

Immagine generata da AI al solo scopo illustrativo.

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