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Agli Stati Generali della Prevenzione un'occasione mancata
Stati Generali della Prevenzione a Napoli
Gli Stati Generali della Prevenzione, tenutosi a Napoli il 16 e il 17 giugno, si sono presentati come un'importante occasione di confronto sulle strategie di promozione della salute nel nostro Paese.

Eppure il Dr. Fulvio Campolongo, presidente dell’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri della provincia di Trento ed ex componente del Gruppo tecnico in materia di odontoiatria del Ministero della Salute, in una lettera indirizzata al direttore di Quotidiano Sanità, Campolongo evidenzia la scarsa attenzione riservata all’odontoiatria pubblica nel dibattito, in contrasto con i dati allarmanti sulla prevalenza delle patologie orali nei bambini e le diseguaglianze di accesso alle cure.

A rappresentare il settore odontoiatrico nell’ambito degli Stati Generali è stato il presidente dell’ANDI, Carlo Ghirlanda, che ha ricordato il successo del Mese della Prevenzione Dentale promosso da ANDI e Mentadent. Dal 1980 a oggi, i casi di carie nei bambini di 12 anni si sarebbero drasticamente ridotti: da una media di 10 denti cariati a meno di uno.

Ma Campolongo invita a guardare oltre i risultati della sola odontoiatria privata. I dati epidemiologici più recenti raccontano una storia diversa: secondo l’Indagine Nazionale del 2017, solo il 30,45% dei dodicenni era caries free, un peggioramento rispetto ai dati del 2009. Il Ministero della Salute stesso, nelle Linee guida e nei documenti di programmazione più recenti, riconosce una sostanziale marginalità dell’odontoiatria pubblica, nonostante i LEA prevedano interventi specifici per la fascia 0-14 anni.

Le cifre parlano chiaro: la spesa privata delle famiglie italiane per cure odontoiatriche supera i 10 miliardi di euro all’anno, a fronte di una spesa pubblica pari a soli 85 milioni di euro. Meno del 5% delle prestazioni odontoiatriche totali viene erogato attraverso il SSN. Eppure, il 10% delle famiglie italiane vive in condizioni di povertà assoluta, e la possibilità di accedere a cure odontoiatriche è spesso legata al reddito, alla residenza e alla condizione socio-economica.

Un quadro che evidenzia gravi diseguaglianze territoriali e sociali, su cui i recenti Stati Generali sembrano aver sorvolato. “Senza una forte consapevolezza diffusa, nessuna politica di prevenzione può realmente decollare” – si legge nel Decalogo della Prevenzione emerso dall’incontro napoletano. Ma quale consapevolezza può esistere se la salute orale continua a restare fuori dall’agenda politica sanitaria?

Il documento ministeriale del 2022, “Revisione dell’accesso alle cure odontoiatriche nel SSN”, pur riconoscendo la marginalità attuale della sanità pubblica in ambito odontoiatrico, propone scenari di espansione della copertura. Tuttavia, come evidenzia Campolongo, si tratta ancora una volta di proposte focalizzate sull’assistenza e non sulla prevenzione, con il rischio di perpetuare un modello poco sostenibile ed economicamente inefficace.

A poco serve l’inclusione recente degli odontoiatri nei concorsi pubblici e nelle strutture ambulatoriali del SSN, se a mancare sono una visione strategica, un finanziamento adeguato e programmi strutturati per la prevenzione.

Campolongo ricorda come già nel 2018 l’Associazione Nazionale Primari Ospedalieri avesse presentato al Ministero una proposta dettagliata per la presa in carico odontoiatrica del paziente pediatrico all’interno del SSN. Un documento rimasto però nel cassetto, anche a causa della mancata riconvocazione del Gruppo tecnico in materia di odontoiatria, sostituito poi da un Tavolo tecnico con finalità diverse.

Alla luce dei dati e delle evidenze, la domanda è inevitabile: è davvero possibile rafforzare il SSN senza includere pienamente la salute orale nelle politiche di prevenzione? In un Paese dove le diseguaglianze sanitarie crescono e dove la spesa privata per curarsi diventa sempre più insostenibile per molte famiglie, ignorare l’odontoiatria pubblica non è più un’opzione.

Gli Stati Generali della Prevenzione si sono chiusi con un messaggio forte: “La prevenzione è un investimento per la sostenibilità del sistema sanitario”. Ma senza una reale integrazione dell’odontoiatria pubblica in questo processo, l’investimento rischia di restare incompleto.

 

Fonte: Quotidiano Sanità 

 

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