Proprio su questa relazione si è concentrato un gruppo di ricercatori italiani, che ha analizzato gli effetti di una nuova formulazione sulla composizione del microbioma orale nei pazienti affetti da parodontite.
Lo studio, pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista scientifica Journal of Dentistry, porta la firma di Chiara Gini, Marco Farronato, Arianna Manunza, Giulia Ravasi, Pamela Abbruscato, Erna Cecilia Lorenzini e Alessandra Stella, professionisti e ricercatori afferenti a diverse istituzioni, tra cui l'Università degli Studi di Milano, il CNR e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico.
Un nuovo approccio alla salute parodontale
La ricerca ha coinvolto 13 pazienti adulti con parodontite, nei quali è stata valutata una formulazione a base di acido ialuronico, perossido di idrogeno e glicina, utilizzata due volte al giorno per una settimana.
L'obiettivo era capire se questa combinazione potesse favorire un ambiente orale più equilibrato, intervenendo non soltanto sui batteri, ma anche sulle comunità fungine presenti nelle tasche parodontali.
Per verificarlo, i ricercatori hanno confrontato campioni prelevati dalle aree interessate dalla malattia e da zone clinicamente sane, prima e dopo il trattamento.
Cosa è emerso dopo sette giorni?
I risultati hanno mostrato cambiamenti incoraggianti. Dopo una settimana, la profondità delle tasche parodontali si è ridotta mediamente di 1,46 millimetri, mentre la composizione del microbioma ha evidenziato una diminuzione di alcuni batteri associati alla malattia e un aumento di microrganismi più frequentemente presenti in condizioni di salute orale.
Particolarmente interessante è stato il comportamento della Candida, un genere di funghi che può essere presente anche nel cavo orale. Nelle tasche parodontali, la sua abbondanza relativa è passata dal 22,8% al 9,1%.
Un cambiamento che, insieme alle variazioni osservate nelle comunità batteriche, suggerisce un possibile riequilibrio dell'ambiente sottogengivale.
Verso una gestione più completa della parodontite
Il valore di questa ricerca sta soprattutto nell'aver considerato il microbioma orale nel suo insieme, osservando come batteri e funghi possano modificarsi contemporaneamente in risposta a un trattamento.
I risultati sono promettenti, ma richiedono prudenza. Si tratta infatti di uno studio pilota, condotto su un numero limitato di pazienti e con un periodo di osservazione di appena sette giorni. Saranno quindi necessarie ulteriori ricerche per comprendere se i benefici osservati possano mantenersi nel tempo.
Lo studio apre comunque una prospettiva interessante per la parodontologia: non soltanto contrastare i microrganismi associati alla malattia, ma favorire il ritorno a un ecosistema orale più equilibrato, attraverso strategie che possano affiancare le terapie parodontali tradizionali.

