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L'odontoiatria digitale non elimina gli errori, li cambia | Francesco Biaggini
• 36min

Ha vissuto il passaggio dall’odontoiatria analogica a quella digitale e oggi guarda alla prossima grande trasformazione: quella guidata dall’intelligenza artificiale.

Francesco Biaggini è il primo ospite di Fuori dai denti, il podcast di INFODENT.

TRASCRIZIONE EPISODIO

Redazione INFODENT
Benvenuti a Fuori dei denti, il podcast di INFODENT. Io sono Debora, la responsabile della redazione e questo podcast nasce come luogo di incontro e spazio di confronto dedicato ai cambiamenti e alle trasformazioni che stanno attraversando il settore dentale, lasciando spazio alle testimonianze dirette dei professionisti che ne fanno parte. 

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Redazione INFODENT
Benvenuti a Fuori dei denti, il podcast di INFODENT. Io sono Debora, la responsabile della redazione e questo podcast nasce come luogo di incontro e spazio di confronto dedicato ai cambiamenti e alle trasformazioni che stanno attraversando il settore dentale, lasciando spazio alle testimonianze dirette dei professionisti che ne fanno parte. 

Il nostro primo episodio è infatti con Francesco Biaggini, CEO e amministratore delegato di AbutmentCompatibili, che ha avuto modo, e lo ringraziamo per questo, di scrivere per noi un contributo veramente emozionante su uno degli ultimi numeri di INFODENT perché il tema che tratteremo oggi è proprio quello della trasformazione digitale.

Grazie Francesco per la tua disponibilità.

 

Francesco Biaggini
Grazie a voi.

 

Redazione INFODENT

Francesco, tu sei esperto di digitale, di implantologia, sei relatore in diversi corsi di odontoiatria digitale e nell'articolo che hai scritto per noi fai riferimento al cambiare pelle rispetto all’evolvere al digitale.

 

Francesco Biaggini

Sì

 

Redazione INFODENT

Racconti anche di un percorso che ti ha visto partecipe di questo cambiamento in prima persona; infatti, ti sei esposto molto anche dal punto di vista personale. Quindi raccontaci quella che è la tua esperienza e il tuo cambiamento, questo tuo “cambiare pelle”.

 

Francesco Biaggini

Noi siamo fatti per crescere, sia come persone che come umanità. Evolviamo e ci adattiamo a quello che è il mondo a noi circostante.

Io sono entrato nel mondo dell’odontoiatria parecchi anni fa, circa negli anni ‘95-‘96, e l’odontoiatria era differente, fondamentalmente analogica, ma anche la percezione della professione odontoiatrica da parte del paziente era differente. 

Quello che abbiamo avuto di buono è stata la capacità di adattarci. Il mondo va avanti, il mercato va avanti, le esigenze cambiano e devi riuscire a capire in che direzione stanno andando e come cambiare tu in base a loro, perché non ti vengono loro dietro. Noi possiamo anche sognare e sperare che siano loro ad adattarsi a noi, ma in realtà, siamo noi che dobbiamo adattarci a loro.

Siamo cambiati e siamo cresciuti, e come magari da ventenni ascoltavamo gli Iron Maiden, oggi ascoltiamo una musica un po' più rilassante; come all’epoca si faceva tutto in analogico, oggi si è passati al digitale.

 

Redazione INFODENT

C’è qualcosa dell’analogico che in qualche modo rimpiangi o che ritieni ancora importante? C’è, inoltre, un momento preciso o un episodio in cui hai capito che era arrivato il momento di cambiare?

 

Francesco Biaggini

Allora…qualcosa che rimpiango dall’analogico, direi tutto. Perché, tu sei giovane io un po' meno, però quando ti guardi indietro ti sembra che tutto o quasi tutto fosse più bello, più colorato, più vero, più giusto. Quindi dell’analogico io rimpiango tutto quanto però, come ho detto prima, devi per forza di cose adattarti e capire il contesto in cui sei inserito. 

Una delle cose che probabilmente rimpiangerò di più, anche se sta resistendo e spero che non cambi, è la stratificazione della ceramica. È un gesto talmente artigiano, talmente personale, di gusto della persona che sta stratificando che spero non lo perderemo mai.

Oggi si parla tantissimo anche di stampanti in 3D che stampano a colori, grazie alle quali vengono creati pezzi colorati con le loro stratificazioni e con tutto quanto già all'interno. Probabilmente andremo in quel futuro lì anche con la ceramica, però ecco il gesto di vedere il ceramista che massa dopo massa costruisce una profondità cromatica mi dispiacerebbe perderlo perché è proprio un gesto di puro artigianato, di arte artigiana che mi dispiacerebbe tantissimo si perdesse.

Mi hai chiesto poi se c’è stato un momento in particolare in cui ho capito se?

 

Redazione INFODENT

Se c’è stato un momento in particolare o un episodio che ti ha fatto proprio dire o pensare “è il momento di cambiare” oppure se è stata ovviamente una cosa graduale e, come dicevamo, necessaria per adattamento.

 

Francesco Biaggini

Guarda, io non essendo odontotecnico e non essendo medico vedo il digitale dalla parte opposta della barricata; quindi, per me il momento in cui ho capito che era giunto il tempo è stato dopo il 2010, tra il 2010 e il 2013. Era il periodo della crisi dei subprime americani, di Mario Draghi. Sembrava che il mondo venisse giù tutto in un colpo solo, gli anni in cui l'economia mondiale era scossa dalle fondamenta. 

E così come dopo le tempeste il paesaggio non sarà mai uguale, e io sono uno che abita al mare; quindi, dopo le burrasche la spiaggia non è mai uguale a prima. Quella è stata una burrasca importante e in quel momento lì ho capito che dovevamo cambiare il modo di offrire e vendere prodotti, quali prodotti offrire.

Lì noi abbiamo fatto il nostro personale salto nel digitale che è stato il passaggio da un’azienda più analogica classica a tutta la parte e-commerce, aprendo a quelli che erano poi i flussi digitali operativi dei nostri clienti. Però ecco, l’e-commerce e il catapultarci in un mondo digitalizzato di vendita ci ha portato inevitabilmente a sfruttare quelli che erano i vantaggi del flusso digitale, cioè il decontestualizzare la posizione del laboratorio, il potere di inviare i file a migliaia di chilometri di distanza, l’essere svincolato dall’oggetto fisico. 

Quello per me è stato il momento in cui ho pensato e deciso che era il momento giusto.

 

Redazione INFODENT

Dicevamo del gesto del ceramista che vorresti non si perdesse. Quindi, possiamo ancora dire che la figura umana è ancora centrale anche con l’avanzare delle nuove tecnologie? Fino a che punto ritieni che il giudizio sia ancora indispensabile? Ritieni che non si passi al mero controllo da parte della persona umana rispetto alla tecnologia? Cosa ne pensi?

 

Francesco Biaggini

Guarda, io ho scritto più di un testo su questo concetto. Io penso che oggi sia ancora fondamentale sia il lato umano dell’odontotecnico che il lato umano dell’odontoiatra.

I flussi digitali verranno estremamente scossi nel momento in cui le intelligenze artificiali entreranno nel nostro settore in maniera prepotente. Lì ci sarà il grosso cambiamento e dovremo veramente fermarci un attimo e capire qual è il nostro ruolo in quel contesto, non il mio personale, ma il ruolo dell’odontoiatria e il ruolo dell’odontotecnico; se saremo semplicemente delle persone che schiacciano un pulsante e dicono “approvato, approvato, avanti, avanti” o saremo qualcosa di più.

La cosa che è un po' inquietante è che già oggi negli Stati Uniti, per esempio, tante assicurazioni mediche vengono pagate da intelligenze artificiali che analizzano la cartella clinica che l’assicurato manda per il pagamento e sempre di più le cartelle cliniche vengono scritte da intelligenze artificiali; quindi, si sta riducendo il dialogo tra due intelligenze artificiali: una che manda la cartella clinica e l'altra che risponde che va bene o non va bene. La paura che posso avere è che il nostro settore di riduca un domani un po' a questo, cioè un software che mi fa un piano di trattamento, un software che mi disegna una dima chirurgica, un software che mi dice che soluzioni utilizzare e che l’operatore sia semplicemente la mano che lavora a questo.

Questo mi dispiacerebbe tantissimo, sarebbe brutto. Dovremmo capire che ruolo avere, capire che le intelligenze artificiali e tutti questi flussi digitali che stanno arrivando saranno da controllare, da gestire, devono essere dei supporti, non devono essere dei sostituti. Io penso che se utilizziamo le intelligenze artificiali, i flussi digitali come supporto, avremo una versione migliore di noi stessi, se invece ci facciamo semplicemente trasportare, diventeremo semplicemente un terminale umano di un’intelligenza che ci ha detto cosa fare e perché fare quello. Sarebbe davvero brutto.

 

Redazione INFODENT

Certo, si perderebbe il lato umano, mentre invece tutte queste nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, dovrebbero rappresentare un più, un valore aggiunto.

 

Francesco Biaggini

Già il lato umano spesso e volentieri lo si sta perdendo oggi senza avere le intelligenze artificiali che scorrazzano nei nostri flussi di lavoro. Basti pensare a quella che è un po' la mia visione molto romantica dello studio odontoiatrico dove c'era il medico che ti riceveva, ti conosceva, ti parlava, tu conoscevi lui, conoscevi l'assistente, ecc. Oggi, spesso, in strutture molto grandi e molto ottimizzate vedi diversi clinici in diverse fasi che non conosci perché c'è magari prima il chirurgo, poi il protesista, poi il secondo protesista, poi l’odontotecnico. Ogni volta è una persona nuova, ogni volta devi ripartire con un rapporto nuovo perché non li conosci. Questo è un peccato, perché a me piace sapere che se vado dal mio dentista c’è sempre lui, l’assistente è sempre lei, le chiacchiere che si fanno prima di aprire la bocca e mettermi a tacere, sono quelle. 

A me dispiace si perda tutto questo, però se riusciamo a comprendere che rimanere umani è fondamentale nel rapporto medico-paziente e che mantenere il controllo delle intelligenze artificiali ci permette di non essere trascinati dalla corrente ma guidare noi la barca, questo è sicuramente qualcosa di positivo.

 

Redazione INFODENT

Invece, parli molto di errore, sia nei tuoi contributi testuali che anche in alcuni dei tuoi video, a tuo avviso, l’intelligenza artificiale, così come le nuove tecnologie, hanno portato via con il loro ingresso la probabilità di errore o c’è il rischio che l’errore sia meno visibile e quindi in qualche modo si propaghi e l’accuratezza venga meno?

 

Francesco Biaggini

Io in generale parlo molto, sono uno che a volte parla anche troppo, e parlo molto degli errori perché, comunque, gli errori si nascondono in tutte le fasi, in tutti i processi, gli errori nel nostro settore sono multidimensionali e multistratificati. Non c'è mai un errore solo, noi incominciamo ad accumulare l'errore nel momento in cui il paziente apre la bocca, incominciamo a fare un primo piano di trattamento, poi una prima scansione, poi mandarla in laboratorio, poi utilizzare una libreria, poi accoppiare con un software, fresare, ceramizzare.  Ogni passaggio va a inserire dei possibili errori che interagiscono con i precedenti, che si possono quindi amplificare o nascondere a vicenda. 

Io penso che il digitale non abbia più errore ma neppure meno errore. Penso che il digitale abbia degli errori differenti e che a volte noi non sappiamo riconoscerli perché veniamo da un’esperienza più analogica; quindi, a volte non sappiamo riconoscere l’errore digitale.

Penso che il vantaggio del digitale rispetto all’analogico è che quell’errore può essere misurato e quindi può uscire dalla soggettività. Fino a ieri, nel mondo analogico, quando noi andavamo a provare una struttura fusa la provavamo in bocca al paziente, facevamo la prova di Sheffield e andavamo a valutare, la domanda che ci si faceva era: “cosa ne pensi? È precisa? E il clinico ci diceva “sì, è precisa” oppure “mi sembra che…”. Poi le radiografie quasi sempre mascheravano perché non si riusciva a vedere perfettamente, quindi era molto soggettivo il concetto di preciso o non preciso. Quello che è preciso per te può essere non preciso per me o viceversa. Ecco, oggi il digitale ha la presunzione di darti un numero e quando abbiamo la possibilità di rimisurare una posizione di una connessione implantare e il software ci dice “42”, questo può essere ancora interpretato dal clinico se accettabile o non accettabile, ma è un numero, non può essere contestato. Quindi se lui ci dice 42, che è un numero qualsiasi, la bibliografia ci dice che 42 va bene, allora 42 è accettato. Se la bibliografia ci dice che 42 non va bene, allora è un errore che possiamo accettare sapendo che però la bibliografia ce lo sta sconsigliando fortemente. Quello è il vantaggio del digitale, avere un numero, cosa che prima avevamo un’impressione.

Quindi è qualcosa sicuramente di oggettivo rispetto all’analogico, dove si può comunque intervenire senza arrivare magari al lavoro finito e vedere che non è corretto. Il concetto di intercettare l’errore, cioè arrivare prima del lavoro finito a capire se quel lavoro lì è efficace o non è efficace. È un concetto che recentemente sta emergendo in maniera sempre più importante.

In un mondo dove siamo tutti molto più competitivi, dove i costi sono compressi, dove le marginalità sono ridotte veramente al minimo, evitare di buttare via dei lavori per scoprire all’ultimo che non va bene è fondamentale. 

Il flusso digitale ti permette oggi di intercettare questi errori, capirli prima ed essere sicuro di poter controllare quello che è il percorso digitale. Spesso nei miei contenuti identifico il flusso digitale come un’autostrada fatta da un casello di entrata e un casello di uscita. Il casello di entrata è la scansione, quindi l’impronta viene presa in prima battuta e il casello di uscita è la consegna del dispositivo medico finalizzato dall’odontotecnico. Noi dobbiamo controllare tutto quello che succede tra il casello di entrata e il casello di uscita in maniera efficace, perché altrimenti rischiamo di arrivare con una bellissima impronta digitale, una bellissima scansione ma arrivare ad accumulare troppi errori durante la catena e la consegna è completamente sbagliata; o consegnare un prodotto che è assolutamente fedele all’impronta ma senza avere la conferma che quell’impronta era veritiera.

Oggi il digitale ci dà tante armi e ci dà la possibilità veramente di poter controllare il casello di entrata, cioè la scansione intraorale, tramite fotogrammetria, videogrammetria, scansioni a flag come può essere Scanlogic, abbiamo tante armi per misurare quel processo e abbiamo tante armi per controllare i singoli passaggi e arrivare a consegnare un manufatto che corrisponda all’impronta iniziale.

 

Redazione INFODENT

C’è una classificazione dell’errore più o meno grave o va comunque valutato di volta in volta e caso per caso sempre in maniera oggettiva?

 

Francesco Biaggini

Qua entri in un tema complicato perché innanzitutto dovremmo cominciare a scomporre di che errore parliamo, cioè se parliamo di errore su protesi denti naturali, parliamo di un errore su impianti, di un errore chirurgico, cioè gli errori li commettiamo da tutte le parti. Rimanendo in quello che è il mio contesto, quindi l’implantoprotesi, non esiste una classificazione proprio del livello di errore, hai però la possibilità di spezzettare l’errore in diverse fasi. Spesso e volentieri quando la bibliografia stessa ci di dice che un errore su Full-Arch deve restare all’interno di 100 micron. Ci dà un numero, ma non ci dice questo numero in che contesto è inserito. C’è un errore dimensionale di una posizione e di una connessione implantare rispetto a quello che è la bocca del paziente e può essere scomposto in un movimento di x, y, x e rotazione angolare; quando ci dicono 100 micron sono 100 micron in che direzione? X, y, scivolamento laterale, Z, un errore di verticalità, l’errore angolare viene considerato oppure no? Quindi ecco, secondo me la cosa più importante è comprendere la natura degli errori che noi affrontiamo, incominciare a scomporlo nelle sue fasi più semplici, nelle sue componenti più basiche, in maniera tale da non dover gestire un concetto talmente grosso che esce dal nostro campo visivo. 

Avere la possibilità di prendere un libro intero e scomporlo in tanti capitoli ti dà la possibilità di affrontare capitolo per capitolo; prendere un concetto di errore globale e cominciare a scomporlo in errori lineari, errori angolari, errori verticali, ti dà la possibilità di capire meglio come gestirlo, di capire da dove arriva e come intervenire all’interno della catena. Questo è fondamentale, si chiama proprio scomposizione.

Fondamentalmente, scomporre l’errore ti dà la possibilità di ridurre in piccoli gruppi da analizzare i concetti e così facendo è tutto più facile, altrimenti rischiamo veramente di trovarci di fronte ad una problematica talmente complessa che non riusciamo più a gestirla e a quel punto si butta l’acqua sporca ed il bambino e si ricomincia da capo senza però aver capito perché non ha funzionato quel processo. Questo è un concetto che il flusso digitale ti aiuta a sviluppare, cioè il destrutturare la problematica e incominciare a portare fuori dall’artigianalità anche l’analisi delle problematiche. Non può semplicemente essere funziona o non funziona, ma bisogna cercare di capire perché quel processo non ha funzionato e dove è l’intoppo.

 

Redazione INFODENT

Quindi, ritorna quello che dicevamo, la centralità del professionista ma accompagnato dall’oggettività di un dato sicuramente più oggettivo di quello che poteva essere l’analogico.

 

Francesco Biaggini

Sì, il professionista è fondamentale. So che a volte da pazienti vorremmo eliminarli e a volte, da professionisti vorremmo scomparire per non avere tante rogne, tante problematiche, però il professionista è fondamentale sia nella fase più clinica, quindi analisi, piano di trattamento, comprendere le esigenze del paziente, che nelle fasi più di laboratorio quindi più tecniche. È cambiato il contesto e dobbiamo capire come adattarci al nuovo contesto. Però non possiamo demandare in toto i vari passaggi; piano di trattamento, pianificazione protesica, pianificazione chirurgica, decisione di quale abutment scegliere, sono tutte fasi che sì è bello poter dire all’IA “guarda, decidi te” “cosa hai deciso?” “questo? ok”, ma poi se sbagli è colpa tua. È sempre il clinico la persona che avvalla il processo ed è sempre il clinico il responsabile di quella decisione e sarebbe bello che avessimo tutti una consapevolezza maggiore di quelli che sono i vari passaggi amplificati dall’intelligenza artificiale e amplificati dai software che abbiamo a disposizione oggi senza però essere trascinati dalle loro decisioni.

 

Redazione INFODENT

Sicuramente più consapevoli, ecco.

 

Francesco Biaggini

Sì, consapevolezza. Consapevolezza è una parola che uso spesso, è una parola bellissima e che dobbiamo assolutamente fare sempre più nostra. Perché il futuro che ci viene messo davanti è molto comodo, è bellissimo.
Anche nella tua professione, sicuramente, se devi scrivere un contenuto editoriale uno va su ChatGPT e dice “senti scrivimelo te” e ti scrive una cosa che è anche carina, non è neanche sbagliata ma poi se la leggi ti fa venire un po' di brividi perché dici vedi è uguale ad un’altra.

 

Redazione INFODENT

Esatto, si percepisce sicuramente l’intervento umano diciamo, l’empatia, la relazione.

 

Francesco Biaggini

Esatto, però se tu ci metti del tuo ecco che quell’intelligenza può darti dei superpoteri che prima non avevi.

Avere la possibilità di un software che ti analizza, ti fa la scomposizione, ti evidenza il passaggio del nervo mandibolare, ti evidenza una lesione ossea, ti evidenza tutto, ti dà veramente la possibilità di avere dei superpoteri per pianificare quel caso chirurgico in maniera incredibile. Ma quei superpoteri non devono diventare un pulsante con scritto avanti, avanti, avanti, perché sennò rinunciamo a quello che è la consapevolezza di quello che facciamo. 

Perché poi sbagliano e nei momenti in cui sbagliano dobbiamo capire che quello che ha deciso lui è sbagliato e quindi dire “no è sbagliato”, non faccio così perché è sbagliato quello che mi stai dicendo.

 

Redazione INFODENT

Quindi, se dovessi dare un consiglio a chi si inserisce adesso in questa fase di trasformazione, per non rimanere in balia dei cambiamenti, ma per essere più consapevole, cosa consiglieresti?

 

Francesco Biaggini

Studiare. La cosa più basica di tutte quelle che potrei consigliare a uno che entra nell’odontoiatria oggi, e c’è mia figlia che vuole fare odontoiatria e io gli sto sconsigliando di fare. Gli direi studia e non dare per scontato niente. Sii curiosa, poniti sempre la domanda “perché”, non accettare quello che ti viene detto come un dogma già impacchettato, fatti sempre delle domande, cerca di capire come funzionano le cose. Fatti dei bei corsi perché è bello poter dire “guarda ho deciso così perché me l'ha detto lui, quindi faccio così”, ma no, fai dei corsi, ma che abbiano un senso logico. Non ti approcciare magari a un’implantologia e il primo corso che fai è di zigomatici, comincia a fare un corso di protesi, poi fai un corso di parodonto, poi magari fai un corso di implantologia. Però comincia a mettere i mattoncini con un senso logico.

 

Redazione INFODENT

E ad avere una visione ampia e nella sua interezza.

 

Francesco Biaggini

Sì, consapevole. Consapevolezza.

 

Redazione INFODENT

Consapevolezza è la parola chiave.

 

Francesco Biaggini

Queste sono esattamente le parole che magari non direi ad un cliente, perché esiste poi sempre una diplomazia e un bon ton che magari a volte ti frena nel dirgli chiaramente le cose, ma sono le parole che ho detto e che ripeterei sempre a mia figlia. Non ti fidare delle aziende, noi aziende siamo dei diavoli tentatori. Non è vero che diciamo delle bugie, però esaltiamo quello che di buono facciamo, quindi poniti sempre la domanda “perché?”, “come funziona?”, “è vero quello che mi stai dicendo?” Sì, ma è vero fino a che punto? Fino a che punto è verità clinica e dove inizia il marketing? 

Ecco, queste sono le parole che dovremmo un po' tutti quanti porci prima di prendere un pacchettino infiocchettato e profumato come verità assoluta.

 

Redazione INFODENT

Comprendere appunto laddove finisce il marketing e dove inizia la verità.

 

Francesco Biaggini

Dove inizia la scientificità e la verità.

Purtroppo, siamo sommersi dalle comunicazioni, dalle informazioni. A volte ci viene detto, “ah però sarebbe bello avere più comunicazione più informazione”, noi oggi abbiamo il problema opposto. Siamo sommersi dalle informazioni, siamo sommersi dalle voci, siamo sommersi dalle e-mail. Quando Riccardo, che ogni tanto mi chiama, dice abbiamo inventato questo, mandiamo la newsletter e gli dico “Riccardo è bellissima, hai sempre delle idee meravigliose”, ma io le newsletter la mattina perdo 10 minuti a buttarle via, ma butto via con una velocità che oramai è impressionante. La tua stessa e-mail, tu mi hai mandato una e-mail l’altro giorno dove mi dicevi dobbiamo fare la riunione, vediamoci, sentiamoci, io l’ho buttata via; perché ormai butto via con una velocità che è impressionante. Quindi siamo sovralimentati di informazioni. La capacità che dobbiamo sviluppare, il superpotere che dobbiamo sviluppare è capire cosa ascoltare e capire dove finisce l’informazione e dove inizia il marketing. Ecco, quella è la nostra difficoltà.

Mi dispiace tantissimo vedere che c’è una crisi della carta stampata, non soltanto voi di INFODENT che siete transitati verso il digitale, ma in generale le riviste che hanno sorretto il nostro settore per anni, vedi che ne so Quintessenza, oggi è una rivista che magari viene letta un po' di meno, ma così come il Journal, come la rivista di implantologia. Tantissime riviste oggi vengono lette di meno, ma perché siamo sommersi da informazioni, quindi prendere una rivista cartacea, aprirla, cominciare a sfogliarla, cominciare a dire “aspetta, dove ho messo gli occhiali?”, che ci servono altrimenti non leggiamo più niente, è una fatica, è più facile aprire TikTok e vedere uno che in 15 secondi di video ti dà un’informazione che può essere vera? Falsa? Falsa magari no, però vera fino ad un certo punto.

 

Redazione INFODENT

Ci ricolleghiamo alla necessità di avere una visione ampia a 360° proprio per scindere quello che è veramente importante e veritiero. Quello da fare proprio.
Infine, come ti immagini questo settore tra cinque anni? Quali credi che saranno le nuove tendenze e quale direzione prenderà secondo te?

 

Francesco Biaggini

Io sono genovese, quindi già sono pessimista di natura, quindi è una domanda pericolosa da farmi. Sicuramente, come ho detto prima, avremmo l’invasione da parte dell’intelligenza artificiale e avremmo le industrie che diventeranno sempre di più dei colossi multitesta. Noi stessi, oggi Abutmentcompatibili fa parte del gruppo IPD ed il gruppo IPD si è fuso, ha acquisito New Ancorvis di Bologna, oggi facciamo parte di un gruppo solo, del quale fa parte anche Zark, che è endodonzia, cioè si sta diventando sempre di più di dimensioni enormi. Penso che sempre di più ci troveremo di fronte a industrie che diventano sempre più grosse, perché i margini di guadagno sono sempre più bassi quindi bisogna ottimizzare tutti i nostri processi interni.

La parte che impatterà di più saranno le grandi cliniche che entreranno sempre di più in Italia e quindi faranno probabilmente sparire i piccoli ambulatori e i grossi laboratori che andranno ad eliminare tutto lo strato più basso dell’odontotecnica che già si è ridotto, ma andrà ancora di più purtroppo alleggerito. Inquieta un po' vedere grossi gruppi industriali o grossi gruppi implantologici che cominciano a offrire al proprio clinico, al proprio cliente, sempre più dei pacchetti completi dove c’è che so l’impianto, la barra fresata, più la zirconia fresata, più la finalizzazione estetica, quindi le fasi che erano tipicamente di laboratorio a un prezzo forfettario, offerto direttamente dalla casa implantare. Ecco, questo fa un po' paura perché vuol dire andare un po' a desertificare quello che è il panorama sicuramente odontotecnico e a ridurre quello che è il panorama odontoiatrico. E a me piacciono le differenze, piace la multidimensionalità anche del nostro mercato. sapere che esiste dal piccolo laboratorio fatto da un odontotecnico al grande laboratorio fatto da 30, 40, 50 persone. Questa diversità è tipica del mercato italiano. L’Italia non ha mai avuto enormi industrie, siamo sempre stati molto artigiani o molto in una dimensione familiare. Ecco, mi dispiacerebbe tra cinque anni cominciare a vedere che anche questo aspetto avrà un appiattimento verso la standardizzazione. 

Perché poi quando una casa implantare ti offre un pacchetto completo, vuol dire che quel lavoro deve essere più standardizzato e sempre uguale. Quindi, i denti che saranno in bocca al mio vicino di casa saranno identici a quello del verduraio, che saranno identici a quello dell'avvocato probabilmente, perché non si sarà più tempo per caratterizzare o utilizzare tecniche produttive che magari per il piccolo odontotecnico sono efficaci ma per la grossa industria no. 

Ecco, quindi quello mi dispiacerebbe.

 

Redazione INFODENT

Grazie Francesco, è stato un piacere ed è stato davvero interessante parlare con te di questi argomenti. Da noi dalla redazione di INFODENT è tutto. Trovate i riferimenti sia di INFODENT che di Francesco Biaggini nelle informazioni sottostanti testuali e vi diamo appuntamento al prossimo episodio di Fuori dai denti. Grazie ancora.

 

Francesco Biaggini

Grazie e complimenti per la vostra transizione. Perché sta cambiando il mercato odontoiatrico.

 

Redazione INFODENT

E stiamo cambiando pelle anche noi.

 

Francesco Biaggini 

State cambiando pelle anche voi.

 

Redazione INFODENT

Cerchiamo di adattarci a quelle che sono le esigenze e di fare sempre del nostro meglio dopo più di 30 anni.

 

Francesco Biaggini

Complimenti. Ti faccio una promessa, cercherò di mettere la vostra newsletter tra i preferiti e di non cancellarla tutte le volte, così Riccardo sarà più contento perché mi dirà “visto che la leggi anche te!” perché effettivamente ha dei contenuti interessanti e non va cancellata.

 

Redazione INFODENT

Assolutamente. Grazie per questo appunto e grazie infinite per la tua disponibilità.

 

Francesco Biaggini

Grazie a te, è stato un piacere, ciao.

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