Lo studio nasce da un interrogativo preciso: quanto e in che modo si è mossa la popolazione dell’Inghilterra tra la fine dell’età romana e l’orizzonte normanno. Per rispondere, i ricercatori hanno scelto di superare le ricostruzioni basate su singoli siti o su narrazioni di grandi “ondate” migratorie, adottando un approccio quantitativo su larga scala.
Un dataset senza precedenti
La ricerca, pubblicata in open access su Medieval Archaeology, integra oltre 700 firme isotopiche ricavate dallo smalto dentale e i dati di 316 individui analizzati con DNA antico. Il periodo considerato va dal 400 al 1100 d.C. e copre numerose regioni dell’Inghilterra. L’ampiezza del campione consente di osservare pattern di mobilità su più secoli, riducendo il peso di interpretazioni legate a singoli contesti funerari.
Perché lo smalto dentale è centrale
Lo smalto dentale conserva tracce chimiche legate all’infanzia. In particolare, gli isotopi di stronzio e ossigeno riflettono la geologia del territorio e l’acqua assunta nei primi anni di vita. Poiché lo smalto non si rimodella nel tempo, queste “firme” permettono di confrontare il luogo di crescita con quello di sepoltura, distinguendo individui locali da persone cresciute altrove.
Il confronto con il DNA antico
Un elemento chiave dello studio è il confronto tra dati isotopici e genetici. Gli autori sottolineano che mobilità e ascendenza non coincidono necessariamente: una persona può avere un’ascendenza genetica non locale ma essere cresciuta nello stesso territorio in cui viene sepolta, o viceversa. Questo confronto consente di evitare sovrapposizioni automatiche tra migrazione, genealogia e identità storica.
Cosa emerge dall’analisi
Il quadro che ne risulta è quello di una mobilità continua nel tempo, con un’intensificazione nel VII-VIII secolo. Emergono differenze regionali e di genere: in media gli uomini risultano più mobili, ma in alcune aree – come il Nord Est, il Kent e il Wessex – si osserva una mobilità femminile significativa. Lo studio non individua singole “ondate” nette, ma un movimento costante, variabile nello spazio e nei secoli.
Implicazioni interpretative
Gli autori sottolineano che isotopi e DNA non forniscono etichette etniche, ma indicano pattern di mobilità e ascendenza. Il risultato complessivo invita a superare classificazioni rigide quando si parla di identità altomedievali, leggendo la popolazione dell’Inghilterra tra V e XI secolo come il prodotto di processi dinamici e prolungati nel tempo.
Fonte: Sbircia la Notizia Magazine


