Secondo gli esperti del Consiglio Superiore di Sanità sarebbe importante aumentare l’investimento pubblico e rivedere la definizione di vulnerabilità sanitaria.
8 miliardi contro 85 milioni. Tanta è la spesa dei cittadini e quella dello Stato per quanto riguarda le cure odontoiatriche. Lo Stato spende l’1% rispetto a quanto sostenuto dai privati. È la fotografia emersa da un documento stilato dal Consiglio superiore di Sanità per conto del Ministero della Salute.
I dati Istat evidenziano che nel 2019 il 51% della popolazione italiana over 15 ha avuto accesso ad almeno una prestazione odontoiatrica, che il 92% lo ha fatto pagando per intero la prestazione (con o senza un rimborso da parte di un’assicurazione) e che il 91% si è rivolto a un libero professionista al posto di una struttura pubblica o convenzionata.
L’assistenza odontoiatrica a carico del Servizio sanitario nazionale è infatti limitata ai programmi di tutela della salute odontoiatrica nell’età evolutiva e all’assistenza odontoiatrica e protesica garantita a determinate categorie di soggetti in condizioni di particolare vulnerabilità.
Per quanto riguarda la popolazione generale, i LEA sono garantiti per un numero limitato di prestazioni.
Nel 2017 sono stati ampliati gli ambiti di applicazione prevedendo l’introduzione di un nuovo e aggiornato "Nomenclatore prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale" contenente sia prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale sia di assistenza protesica; l’obbligo di formulare le tariffe massime delle prestazioni previste e la definizione delle “condizioni di vulnerabilità” per l’odontoiatria, distinguendo tra vulnerabilità sanitaria e vulnerabilità sociale.
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Per vulnerabilità sanitaria si intende l’insieme di malattie e condizioni alle quali sono frequentemente o sempre associate complicanze di natura odontoiatrica o nelle quali le condizioni di salute potrebbero risultare aggravate o pregiudicate da patologie odontoiatriche concomitanti
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Per vulnerabilità sociale, invece, si intende una condizione di svantaggio sociale ed economico, correlata di norma a condizioni di marginalità o esclusione sociale. Che hanno come conseguenza il fatto di non potersi permettere le cure odontoiatriche a pagamento
Secondo quanto previsto da tale Decreto, le prestazioni di Assistenza specialistica ambulatoriale contenute nell'allegato 4 al DPCM 12 gennaio 2017 potranno essere esigibili dai cittadini a partire dal 1° gennaio 2024, per consentire alle Regioni e alle Aziende erogatrici pubbliche e private accreditate di adeguare i propri sistemi.
Il 4 agosto 2023 è stato pubblicato in G.U. il Decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 23 giugno 2023, di determinazione delle tariffe dell’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica, come previsto dall'articolo 64 del DPCM 12 gennaio 2017.
Le proposte degli esperti
Dopo l’analisi dello status quo, gli esperti che hanno stilato il documento fanno alcune proposte. 3 sono le più rilevanti: prima di tutto, hanno suggerito di rivedere i criteri per la definizione delle condizioni di erogabilità delle prestazioni odontoiatriche, poiché è stata riscontrata una forte disomogeneità regionale: nell’attuale sistema, per esempio, rimangono escluse quelle persone o nuclei familiari che, seppur in condizioni di disagio, non rientrano nei limiti Isee, oppure non possono produrre un Isee, come succede per gli stranieri irregolari.
La seconda indicazione riguarda l’ampliamento e l’aggiornamento del “Nomenclatore prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale”, il documento che stabilisce la tipologia e le modalità di fornitura di protesi e ausili a carico del Servizio sanitario nazionale.
Il terzo suggerimento riguarda l’incremento delle campagne di promozione della salute orale e di comunicazione e sensibilizzazione delle categorie più fragili, poiché si è riscontrato che sono pochi i cittadini che, pur avendone diritto, sono a conoscenza dell’esistenza dei Lea odontoiatrici.

