Un recente studio bibliometrico pubblicato nel 2026 offre per la prima volta una visione sistematica e quantitativa dell’evoluzione della ricerca sull’ansia dentale negli ultimi trent’anni, consentendo di identificare tendenze, temi emergenti e aree di maggiore impatto scientifico.
L’analisi ha incluso 1.556 articoli scientifici pubblicati tra il 1991 e il 2024, indicizzati nel database Science Citation Index Expanded. I risultati mostrano una crescita costante e marcata delle pubblicazioni, con un’accelerazione significativa a partire dal 2015 e un picco negli ultimi cinque anni. Questo andamento riflette una maggiore consapevolezza globale del ruolo dell’ansia dentale come problema di sanità pubblica e come fattore determinante nell’aderenza alle cure.
L’inglese è risultato la lingua dominante (oltre il 99% delle pubblicazioni), a conferma del carattere internazionale della ricerca in questo ambito.
Attraverso l’analisi di titoli, abstract e parole chiave, lo studio ha individuato cinque grandi aree tematiche che hanno strutturato la ricerca sull’ansia dentale nel tempo:
- Eziologia e fattori di rischio, con particolare attenzione alle esperienze traumatiche pregresse, ai fattori psicologici e alle variabili socio-demografiche.
- Manifestazioni cliniche e conseguenze, tra cui evitamento delle cure, peggioramento della salute orale e riduzione della qualità della vita.
- Prevalenza e strumenti di valutazione, con lo sviluppo e la validazione di scale di misurazione dell’ansia dentale.
- Interventi terapeutici e preventivi, che includono tecniche psicologiche, farmacologiche e approcci non convenzionali.
- Odontoiatria pediatrica, ambito costantemente centrale, in cui l’ansia dentale viene affrontata come fenomeno precoce e potenzialmente prevenibile.
Nel tempo, la ricerca si è progressivamente spostata da studi prevalentemente descrittivi a lavori più orientati all’intervento e alla prevenzione.
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’analisi è la crescente integrazione di approcci multidisciplinari. Accanto alle tecniche tradizionali di gestione comportamentale, hanno acquisito sempre maggiore rilevanza interventi come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT), la desensibilizzazione sistematica e l’uso di tecnologie innovative.
Negli ultimi anni, particolare attenzione è stata rivolta a terapie complementari come la realtà virtuale, l’aromaterapia e le tecniche di distrazione sensoriale, considerate strumenti promettenti per ridurre l’ansia anticipatoria e migliorare l’esperienza del paziente.
L’odontoiatria pediatrica emerge come uno dei settori più studiati e citati. I dati confermano che l’ansia dentale spesso ha origine nell’infanzia e che interventi precoci, basati su comunicazione, familiarizzazione e rinforzo positivo, possono prevenire lo sviluppo di forme più gravi in età adulta.
Questa attenzione riflette una crescente consapevolezza dell’importanza della prevenzione e del ruolo educativo del dentista nel costruire un rapporto di fiducia duraturo con il paziente.
Dal punto di vista geografico, la ricerca sull’ansia dentale è stata storicamente dominata da Paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Svezia, Paesi Bassi e Australia, che continuano a produrre studi ad alto impatto. Tuttavia, negli ultimi anni si osserva una significativa espansione della produzione scientifica in Asia, Medio Oriente e America Latina, segnale di una crescente internazionalizzazione del tema.
Le collaborazioni internazionali risultano associate a un leggero aumento dell’impatto citazionale, suggerendo che la cooperazione tra Paesi e istituzioni favorisca la diffusione e la rilevanza dei risultati.
I risultati di questa analisi bibliometrica evidenziano come l’ansia dentale non sia più considerata un problema marginale, ma un elemento centrale nella pianificazione delle cure odontoiatriche. La letteratura attuale supporta un approccio personalizzato, preventivo e interdisciplinare, capace di adattarsi alle diverse fasce d’età e ai differenti profili psicologici dei pazienti.
Per il futuro, gli autori sottolineano la necessità di:
- integrare ulteriormente le nuove tecnologie nei protocolli clinici,
- migliorare le strategie di prevenzione precoce,
- sviluppare modelli di intervento culturalmente sensibili,
- rafforzare il dialogo tra ricerca psicologica e pratica odontoiatrica.
Negli ultimi trent’anni, la ricerca sull’ansia dentale ha conosciuto una crescita significativa, sia in termini quantitativi sia qualitativi. L’evoluzione dei temi studiati riflette un cambiamento di paradigma: dall’analisi del problema alla costruzione di soluzioni efficaci e sostenibili. Questo studio bibliometrico rappresenta un punto di riferimento fondamentale per orientare la ricerca futura e per supportare un’odontoiatria sempre più attenta al benessere psicologico del paziente.

