INFODENT_8-9_2026

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Sbiancamento dentale e strategie di mantenimento: il contributo dei chewing gum funzionali
Ritratto della dottoressa Gaia Magliano
A cura di Chewing Gum Reloaded

 

Che cos’è lo sbiancamento dentale e come agisce?

Lo sbiancamento dentale rappresenta ad oggi una delle procedure estetiche più richieste in campo odontoiatrico. Questo grazie alla crescente attenzione verso l’estetica del sorriso e alla percezione del colore dentale come elemento associato a salute, igiene e benessere. Già nell’antico Egitto venivano utilizzate miscele abrasive con pietra pomice e aceto per schiarire i denti. Lo sviluppo dello sbiancamento moderno avviene tra gli anni ’80 e ’90, quando venne osservato casualmente che il perossido di carbamide, utilizzato nella terapia parodontale, produceva un effetto schiarente sui denti. 

Per capirne il funzionamento è utile distinguere due tipi di discromia. Le macchie intrinseche le quali si trovano all'interno dello smalto e della dentina e possono dipendere dall'età, dall'assunzione di alcuni farmaci, da traumi o da fattori genetici. Le macchie estrinseche, invece, sono depositi superficiali che si accumulano sullo strato esterno del dente a causa di caffè, tè, vino rosso, fumo e di altri cromogeni alimentari. 

Dal punto di vista chimico lo sbiancamento dentale si basa sull’azione ossidativa dei perossidi, in particolar modo del perossido di idrogeno e del perossido di carbamide. Il perossido di idrogeno è il principale agente attivo responsabile dell’effetto whitening, il perossido di carbamide si decompone liberando circa un terzo di perossido di idrogeno e due terzi di urea. Il meccanismo d’azione consiste nella diffusione delle molecole di perossido attraverso lo smalto e la dentina grazie al loro basso peso molecolare. Una volta penetrato nei tessuti dentali il perossido libera ROS che rompono i legami chimici delle molecole cromogene responsabili delle discromie. Le macchie estrinseche, al contrario, si affrontano con un'azione prevalentemente meccanica e di pulizia della superficie. È importante ricordare che il colore percepito dipende in gran parte dalla luce riflessa dalla dentina sottostante e filtrata dallo smalto: ridurre i depositi superficiali e schiarire i pigmenti restituisce dunque un aspetto complessivamente più luminoso, ma il risultato varia da persona a persona in base alla struttura individuale del dente.

 

Lo sbiancamento dentale è sicuro? Lo possono fare tutti? Come si mantiene?

Se eseguito correttamente e sotto controllo professionale, lo sbiancamento è considerato un trattamento sicuro. Gli effetti collaterali più frequenti sono l'ipersensibilità dentale al caldo e al freddo e una lieve irritazione gengivale, che in genere regrediscono spontaneamente entro pochi giorni dal termine del trattamento. La sicurezza, tuttavia, dipende da una corretta valutazione preliminare e dal rispetto delle concentrazioni e dei tempi di applicazione indicati dal professionista di riferimento. Le procedure improvvisate o i prodotti non controllati possono invece danneggiare smalto e gengive. 

Non tutti sono candidati ideali. Lo sbiancamento è generalmente sconsigliato o da rinviare in gravidanza e allattamento. Legalmente non è possibile eseguirlo in età evolutiva (prima dei 18 anni). É caldamente sconsigliato in presenza di carie non trattate, gengiviti o parodontiti attive, smalto fortemente eroso o ipersensibilità marcata non terapizzata. Va inoltre considerato che otturazioni, faccette e corone protesiche non si schiariscono: il risultato finale potrebbe quindi risultare disomogeneo in chi presenta restauri sui denti anteriori. Per questo la prima regola è sempre una visita di controllo, che permette al professionista di stabilire l'idoneità e la metodica più adatta a ciascun caso. 

Quanto al mantenimento, è fondamentale chiarire che il risultato non è permanente. Con il tempo i denti tornano gradualmente a captare i pigmenti di alimenti e bevande, e il colore tende a regredire. Per prolungare l'effetto sono decisive alcune abitudini: un'igiene orale accurata con spazzolamento e presidi interdentali, controlli periodici e sedute di igiene professionale, la moderazione dei cibi più cromogeni, la riduzione o ancor meglio l'eliminazione del fumo e, in generale, tutte le abitudini quotidiane che contrastino la formazione di nuove macchie superficiali. È proprio su quest'ultimo aspetto che si inseriscono alcuni piccoli gesti quotidiani di supporto.

 

Può il chewing gum essere di aiuto nel mantenimento dello sbiancamento dentale?

Sebbene non possano sostituire i trattamenti a base di perossido, alcune formulazioni di chewing-gum sembrano contribuire al controllo delle pigmentazioni estrinseche attraverso meccanismi chimici e meccanici. La letteratura ci suggerisce che alcuni chewing-gum sugar free possano aiutare a limitare la formazione di macchie estrinseche sui denti specialmente in soggetti esposti frequentemente a sostanze pigmentanti come tè, caffè e tabacco. 

Sul fronte specifico delle macchie, diversi studi clinici controllati e randomizzati hanno documentato risultati incoraggianti. Una sperimentazione su 150 soggetti ha mostrato che l'uso regolare di gomma da masticare senza zucchero riduce in modo significativo l'accumulo di macchie rispetto al non masticare, senza reazioni avverse riportate1. Un modello clinico di induzione della macchia con tè nero ha invece rilevato, dopo due settimane, una riduzione media della pigmentazione pari o superiore al 43% nei gruppi che masticavano chewing gum rispetto al controllo, con un miglioramento del colore misurato strumentalmente2. Formulazioni con agenti specifici, come il bicarbonato di sodio, hanno evidenziato riduzioni della macchia naturale superiori al 65% e un miglioramento percepibile dell'aspetto sbiancato dei denti3. Infine, l’utilizzo di principi attivi come l’SHMP (sodio esametafosfato) può interferire con il deposito di sostanze cromogene sulla superficie dentale4

L’effetto protettivo dei chewing gum sembra quindi derivare da più fattori: aumento del flusso salivare7, azione meccanica della masticazione, presenza di agenti antimacchia come SHMP o bicarbonato di sodio e riduzione della placca8 e dell’adesione dei pigmenti. 

Pertanto i chewing gum non possono modificare il colore intrinseco del dente ma possono aiutare a mantenere il risultato: prevenendo le macchie, mantenendo il risultato estetico e migliorando l’effetto ottico temporaneo della luminosità dentale.

 


Bibliografia
  • Smith RN, et al. Efficacy of chewing gum in preventing extrinsic tooth staining. J Clin Dent. 1996. 
  • Ghassemi A, et al. An induced extrinsic tooth stain prevention model to investigate whitening potential of sugar-free chewing gums. J Clin Dent. 2017. 
  • Kleber CJ, et al. Efficacy of baking soda-containing chewing gum in removing natural tooth stain. Compend Contin Educ Dent. 2002. 
  • Biesbrock AR et al. A chewing gum containing 7.5% sodium hexametaphosphate prevents stain formation and facilitates stain removal. J Clin Dent. 2004. 
  • Alkahtani R, Stone S, German M, Waterhouse P. A review on dental whitening. J Dent. 2020 Sep;100:103423. 
  • Carey CM. Tooth whitening: what we now know. J Evid Based Dent Pract. 2014 Jun;14 Suppl:70- 
  • Dawes C, Macpherson LM. Effects of nine different chewing-gums and lozenges on salivary flow rate and pH. Caries Res. 1992. 
  • Nasseripour M, et al. A systematic review and meta-analysis of the role of sugar-free chewing gum on plaque quantity in the oral cavity. Front Oral Health. 2022.


L'intervistata
 
Ritratto della dottoressa Gaia Magliano
Dr.ssa Gaia Magliano,

Rdh

Laureata in Igiene Dentale nel 2012 presso l’Università di Torino Dental School. Appassionata dalla Medicina Alternativa conseguo nel 2019 il Diploma Triennale da Naturopata presso l’Istituto Rudy Lanza. Nel 2022 conseguo il Master il Nutrizione e Dietetica Applicata presso l’Università della Sapienza di Roma e nel marzo 2025 mi Laureo in Nutrizione e Scienze dell’Alimentazione presso l’Università San Raffaele Milano. Relatrice a numerosi congressi del settore e autrice di alcuni articoli sulla rivista Igienisti Dentali Italiani. Tramite la pagina social @gaiafitsmile propongo a modo mio la divulgazione. Co-autrice dell’articolo scientifico Bio-Inspired Systems in Nonsurgical Periodontal Therapy to Reduce Contaminated Aerosol during COVID-19: A Comprehensive and Bibliometric Review. 

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