INFODENT_8-9_2026

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Pulpotomia terapeutica nei denti permanenti con pulpite irreversibile
Pulpotomia
La gestione della pulpite irreversibile nei denti permanenti sta vivendo una fase di evoluzione. Accanto agli approcci tradizionali - terapia canalare ed estrazione - cresce l'interesse verso soluzioni più conservative, come la pulpotomia terapeutica.

Uno studio ha analizzato le abitudini cliniche e le attitudini di odontoiatri statunitensi e britannici, mettendo a confronto due realtà sanitarie differenti.

La ricerca ha utilizzato un “Quick Poll”, ovvero un questionario online a risposta rapida, somministrato a odontoiatri negli Stati Uniti tramite il National Dental Practice-Based Research Network e, nel Regno Unito, attraverso reti professionali e piattaforme online.

Hanno risposto complessivamente 750 professionisti (416 USA, 334 UK), in prevalenza odontoiatri generalisti con oltre dieci anni di esperienza clinica.

Lo scenario clinico proposto descriveva una giovane paziente di 20 anni con segni e sintomi compatibili con pulpite irreversibile e tessuti apicali normali, evidenziando la possibilità di trattare il caso con una pulpotomia completa mediante cementi a base di silicato di calcio (come MTA o Biodentine™), procedura intesa come trattamento definitivo e non solo palliativo.

La maggior parte dei partecipanti ha dichiarato di diagnosticare pulpite irreversibile in 1–5 pazienti al mese (USA 52%; UK 60%).

La terapia canalare si conferma il trattamento predominante:

  • 77% negli Stati Uniti;
  • 90% nel Regno Unito (come trattamento definitivo).

Nel Regno Unito l’estrazione viene indicata come opzione definitiva nel 50% dei casi.

La pulpotomia, invece, viene riportata come strategia terapeutica nel 20% dei casi negli USA e nel 16% nel Regno Unito.

Tuttavia, emerge un dato particolarmente interessante: la disponibilità teorica ad adottare la pulpotomia come trattamento definitivo è significativamente più alta, soprattutto nel campione britannico. Si dichiarano favorevoli:

  • 47% dei professionisti USA;
  • 87% dei professionisti UK.

Negli Stati Uniti il materiale più utilizzato per la pulpotomia è l’idrossido di calcio (44%), seguito da MTA (24%).

Nel Regno Unito prevale invece l’uso dell’MTA (29%) e di Biodentine (11%).

Per quanto riguarda la terapia canalare dei molari, la maggior parte dei professionisti la esegue in due sedute (USA 31%; UK 60%), con una quota rilevante di dentisti statunitensi che preferisce inviare il caso allo specialista (32%).

Lo studio evidenzia una discrepanza tra l’accettazione teorica della pulpotomia e la sua reale applicazione clinica. Sebbene solo una minoranza la utilizzi regolarmente, molti professionisti ne riconoscono il potenziale come alternativa meno invasiva alla terapia canalare.

Le differenze tra USA e Regno Unito sembrano legate a vari fattori, tra cui:

  • distribuzione anagrafica dei professionisti (il campione UK è mediamente più giovane);
  • diversa esposizione formativa alle terapie pulpari vitali;
  • differenze nei modelli organizzativi e nei percorsi di cura.

Gli autori sottolineano inoltre come, nonostante l’evidenza scientifica crescente a favore delle terapie pulpari vitali, persistano barriere legate a formazione, costi dei materiali, incertezza sugli outcome a lungo termine e fattori sistemici.

Lo studio fornisce una fotografia attuale della gestione della pulpite irreversibile in due contesti clinici rilevanti, evidenziando la permanenza di approcci tradizionali accanto a un interesse crescente verso trattamenti biologicamente orientati e minimamente invasivi.

Secondo gli autori, saranno fondamentali:

  • studi clinici randomizzati in contesti di cure primarie;
  • un rafforzamento della formazione universitaria e post-laurea;
  • strumenti clinici e linee guida chiare per supportare l’adozione delle terapie pulpari vitali.

L’obiettivo è colmare il divario tra evidenza scientifica e pratica clinica quotidiana, favorendo un modello di cura più conservativo e centrato sul mantenimento della vitalità pulpare.

Leggi lo studio completo.

 

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