INFODENT_8-9_2026

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Parodontite: una nuova terapia basata su batteri ingegnerizzati
studio in laboratorio
La parodontite è una delle patologie infiammatorie croniche più diffuse a livello globale ed è strettamente legata alla disbiosi del microbiota orale e alla conseguente risposta infiammatoria dell’ospite.

Nonostante i progressi terapeutici, il controllo efficace della malattia resta complesso, anche a causa della difficoltà di intervenire in modo mirato sia sull’infezione batterica sia sull’infiammazione persistente.

Un recente studio propone un approccio innovativo basato su una strategia terapeutica temporale “batterio contro batterio”, sviluppando un batterio geneticamente ingegnerizzato in grado di intervenire in modo sequenziale sul microambiente parodontale.

Il razionale dello studio parte dall’osservazione che, nella parodontite, la disbiosi microbica precede e alimenta l’infiammazione cronica. Per questo motivo, gli autori propongono una terapia che riproduce questa sequenza patologica, intervenendo prima sull’equilibrio microbico e successivamente sulla risposta infiammatoria.

La piattaforma sviluppata, denominata HEpM, si basa su Escherichia coli Nissle 1917, un ceppo non patogeno, geneticamente modificato per svolgere funzioni terapeutiche multiple. Nella prima fase, il batterio rilascia in modo mirato metronidazolo, un antibiotico attivo in condizioni anaerobiche, eliminando selettivamente i principali patogeni parodontali e contribuendo al riequilibrio del microbiota orale.

Uno degli elementi più originali dello studio è il cosiddetto meccanismo di “invisibilità anaerobica”. Il batterio ingegnerizzato esprime infatti un’emoglobina batterica (Vitreoscilla hemoglobin) che consente la creazione di una barriera protettiva in ambienti poveri di ossigeno, tipici delle tasche parodontali. Questo meccanismo permette al batterio terapeutico di sopravvivere all’azione del metronidazolo, evitando l’autodistruzione e mantenendo l’efficacia del trattamento nella fase antibatterica.

Una volta ridotta la carica batterica e ripristinato un ambiente microbico più equilibrato, la terapia entra nella seconda fase. Attraverso una stimolazione termica controllata, il batterio HEpM viene indotto a esprimere enzimi ad azione antiossidante, in particolare la superossido dismutasi (SOD), contribuendo alla riduzione dello stress ossidativo e dell’infiammazione locale.

I risultati mostrano una diminuzione significativa dei marker infiammatori e un miglioramento del microambiente immunitario, con un ruolo centrale dei fibroblasti parodontali. L’analisi a singola cellula evidenzia una riduzione dei fibroblasti pro-infiammatori e un rafforzamento delle comunicazioni intercellulari coinvolte nei processi di riparazione tissutale.

Il modello sperimentale su ratto ha confermato l’efficacia della strategia temporale, mostrando una riduzione dei patogeni chiave della parodontite, una diminuzione della formazione di biofilm e un miglioramento dei parametri di rigenerazione ossea e dei tessuti parodontali.

Lo studio affronta anche il tema della sicurezza biologica, introducendo un sistema di terminazione remota tramite ultrasuoni, che consente l’eliminazione controllata del batterio ingegnerizzato al termine della terapia, riducendo il rischio di persistenza nell’ecosistema orale.

Pur trattandosi di uno studio preclinico, i risultati suggeriscono un possibile cambio di paradigma nel trattamento della parodontite: non più un intervento simultaneo e indistinto su batteri e infiammazione, ma una gestione temporale e mirata del microambiente parodontale, basata su una comprensione più profonda dei meccanismi biologici della malattia.

La strategia proposta apre prospettive interessanti per lo sviluppo di terapie di precisione in parodontologia, fondate sul controllo selettivo del microbiota e sulla modulazione dell’immunità locale, con potenziali ricadute future anche nella pratica clinica.

Vuoi saperne di più? Leggi lo studio completo.

 

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