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Non solo dentina: la chiave è l'innervazione
illustrazione di dente
Quando si parla di rigenerazione del complesso polpa-dentina, il dibattito si concentra quasi sempre su materiali, mineralizzazione e controllo dell’infiammazione. Eppure, esiste un elemento fondamentale che per anni è rimasto in secondo piano: l’innervazione.

La polpa dentale non è solo un tessuto di supporto, ma un sistema biologico altamente specializzato, ricco di fibre nervose che regolano sensibilità, difesa e capacità rigenerativa. Senza nervi funzionali, anche la migliore rigenerazione strutturale rischia di rimanere incompleta.

Un recente studio pubblicato su International Journal of Oral Science ha affrontato proprio questo aspetto, proponendo una strategia innovativa che integra rigenerazione tissutale e rigenerazione nervosa in un unico approccio biomateriale.

Le terapie oggi disponibili, dalla vital pulp therapy alla terapia canalare, permettono di controllare l’infezione e preservare il dente, ma difficilmente ricostruiscono un tessuto davvero vitale. I materiali comunemente utilizzati favoriscono la formazione di dentina riparativa, ma non stimolano in modo significativo la ricrescita nervosa.

E questo è un limite importante. Le fibre nervose della polpa non servono solo a percepire il dolore: rilasciano fattori biologici che influenzano l’infiammazione, l’angiogenesi e la differenziazione delle cellule staminali della polpa dentale. In assenza di innervazione, il potenziale rigenerativo del tessuto risulta inevitabilmente ridotto.

Da qui nasce l’idea alla base dello studio: se si vuole rigenerare davvero il complesso polpa-dentina, bisogna creare un ambiente che favorisca anche la neurogenesi.

I ricercatori hanno sviluppato un idrogel composito iniettabile, progettato per adattarsi facilmente ai difetti polpa-dentina e solidificarsi rapidamente tramite fotopolimerizzazione. La struttura del materiale combina una matrice di gelatina modificata (GelMA) con particelle di una bioceramica a base di litio, calcio e silicio.

Il valore aggiunto non sta solo nella maneggevolezza clinica, ma soprattutto nel rilascio controllato di ioni bioattivi. Litio, calcio e silicio non sono semplici componenti strutturali: creano un microambiente biologicamente attivo, capace di dialogare con le cellule presenti nel sito di rigenerazione.

È proprio questo microambiente ionico a guidare i processi chiave della rigenerazione.

In laboratorio, l’idrogel ha mostrato effetti significativi su due tipi cellulari fondamentali. Da un lato, le cellule di Schwann, protagoniste della rigenerazione nervosa, hanno aumentato la loro capacità di migrazione e la produzione di fattori neurotrofici. Dall’altro, le cellule staminali della polpa dentale hanno mostrato una maggiore attivazione dei processi odontogenici, con incremento dei marcatori tipici della formazione dentinale.

Ma l’aspetto più interessante emerge quando queste due risposte vengono osservate insieme. I fattori rilasciati dalle cellule nervose stimolate dall’idrogel potenziano ulteriormente la differenziazione delle cellule della polpa. In altre parole, la rigenerazione nervosa e quella dentinale si sostengono a vicenda, ricreando un meccanismo biologico molto simile a quello fisiologico.

I risultati ottenuti nel modello animale rafforzano il valore dell’approccio. Dopo alcune settimane dall’applicazione dell’idrogel, i ricercatori hanno osservato:

  • una formazione dentinale più organizzata,
  • una struttura pulpare più simile a quella naturale,
  • soprattutto, una chiara ricrescita delle fibre nervose all’interno del tessuto rigenerato.

Non si tratta quindi di una semplice “chiusura” del difetto, ma di un tentativo concreto di ripristinare la vitalità funzionale del complesso polpa-dentina.

Questo studio suggerisce un messaggio chiaro: la rigenerazione dentale non può essere valutata solo in termini di mineralizzazione o sigillo biologico. Senza innervazione, manca una parte essenziale dell’equilibrio tissutale.

L’utilizzo di biomateriali capaci di stimolare contemporaneamente dentina e nervi apre scenari interessanti per il futuro della vital pulp therapy e delle terapie rigenerative. Non siamo ancora alla traslazione clinica immediata, ma la direzione è tracciata: rigenerare significa restituire funzione, non solo struttura.

 

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