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Il microbioma orale può prevedere il rischio di basso peso alla nascita?
Neonato in ospedale appena nato
Il basso peso alla nascita (LBW, low birth weight), definito come un peso inferiore a 2.500 grammi, rappresenta una delle principali problematiche di salute pubblica a livello globale. È associato a un aumento della mortalità neonatale, a complicanze dello sviluppo e a possibili conseguenze a lungo termine sulla salute del bambino.

Tradizionalmente, tra i fattori di rischio riconosciuti rientrano condizioni come malnutrizione materna, patologie croniche, infezioni durante la gravidanza o anomalie placentari. Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca scientifica ha iniziato a esplorare anche il possibile ruolo della salute orale materna e del microbioma orale come elemento coinvolto negli esiti della gravidanza.
Uno studio pubblicato sul Journal of Dentistry ha indagato proprio questa relazione, valutando se la composizione del microbiota orale durante la gravidanza possa contribuire a prevedere il rischio di parto con basso peso alla nascita.
La cavità orale ospita una comunità microbica estremamente complessa composta da centinaia di specie batteriche. Alterazioni dell’equilibrio di questo ecosistema – una condizione nota come disbiosi orale – sono già state associate a diverse patologie sistemiche.
In ambito ostetrico, numerose ricerche epidemiologiche suggeriscono che malattie parodontali e infezioni orali possano essere correlate a esiti avversi della gravidanza, tra cui parto prematuro e basso peso alla nascita.
Il meccanismo ipotizzato è legato alla possibilità che alcuni microrganismi orali, o i loro prodotti infiammatori, possano entrare nel circolo sanguigno e raggiungere l’unità feto-placentare. Questa diffusione sistemica potrebbe stimolare una risposta infiammatoria capace di influenzare il decorso della gravidanza e l’esito del parto.

Batteri parodontopatogeni come Fusobacterium nucleatum e Porphyromonas gingivalis, ad esempio, sono stati identificati anche nel liquido amniotico di donne che hanno partorito prematuramente, suggerendo un possibile ruolo diretto nei processi infiammatori gestazionali.
Per approfondire questa associazione, i ricercatori hanno condotto uno studio caso-controllo nidificato all’interno di una coorte prospettica composta da 580 donne in gravidanza.

Tra queste, sono stati selezionati:

  • 23 casi di donne che hanno partorito neonati con basso peso alla nascita
  • 23 controlli con neonati di peso normale, abbinati per età e abitudine al fumo

Durante la gravidanza sono stati raccolti campioni di saliva nelle fasi iniziali e finali della gestazione, analizzati attraverso il sequenziamento del gene 16S rRNA, una tecnica di sequenziamento di nuova generazione che permette di caratterizzare l’intera comunità microbica presente nel campione.

L’obiettivo era identificare specifici biomarcatori microbici associati al rischio di LBW e verificare se fosse possibile sviluppare un modello predittivo basato sulla composizione del microbioma orale.
L’analisi ha evidenziato differenze significative nella composizione del microbioma salivare tra le madri che hanno partorito neonati con basso peso e quelle del gruppo di controllo.

In particolare, nel gruppo LBW è stata osservata:

  • una maggiore abbondanza relativa del genere Streptococcus
  • una ridotta presenza di Saccharibacteria TM7

Attraverso l’analisi statistica LEfSe sono state identificate dieci specie batteriche potenzialmente rilevanti come biomarcatori.

Tra queste:

  • sette specie appartenenti al genere Streptococcus o agli streptococchi nutrizionalmente varianti (NVS)
  • due patogeni opportunisti, Leptotrichia buccalis e Gemella sanguinis, associati a un aumento del rischio
  • una specie di Saccharibacteria TM7, considerata invece un possibile biomarcatore protettivo

Le donne che hanno partorito neonati con basso peso presentavano inoltre un rapporto Streptococcus/Saccharibacteria TM7 significativamente più elevato, suggerendo un possibile squilibrio dell’ecosistema orale.
Un altro aspetto emerso dallo studio riguarda la stabilità della comunità microbica durante la gravidanza.
Le madri del gruppo LBW mostravano una maggiore variabilità nella composizione del microbioma salivare, indicativa di una minore stabilità dell’ecosistema microbico.
Tuttavia, sebbene questa riduzione della diversità microbica sia risultata statisticamente significativa, non ha migliorato l’accuratezza del modello predittivo sviluppato dai ricercatori.

Un modello predittivo basato sull’intelligenza artificiale

Utilizzando le dieci specie microbiche identificate come biomarcatori, gli autori hanno sviluppato un modello di apprendimento automatico (machine learning) per prevedere il rischio di basso peso alla nascita.
Il modello ha mostrato risultati promettenti:

  • accuratezza: 82%
  • sensibilità: 91%
  • specificità: 73%
  • AUC-ROC: 0,89

Questi dati suggeriscono che la composizione del microbioma orale potrebbe rappresentare un potenziale strumento predittivo non invasivo per individuare precocemente gravidanze a rischio.
Sebbene i risultati debbano essere confermati da studi su campioni più ampi, questa ricerca evidenzia la crescente importanza di considerare la salute orale come parte integrante della salute sistemica, soprattutto durante la gravidanza.

Un elemento particolarmente interessante è che le alterazioni del microbioma sono state osservate anche in assenza di gravi patologie orali evidenti, suggerendo che fattori microbici più sottili possano comunque influenzare gli esiti della gravidanza.
In prospettiva, l’integrazione tra analisi del microbioma, dati clinici materni e strumenti di intelligenza artificiale potrebbe contribuire allo sviluppo di strategie di medicina personalizzata per la prevenzione degli esiti avversi della gravidanza.

Lo studio sottolinea come la relazione tra microbioma orale ed esiti della gravidanza sia probabilmente il risultato di interazioni complesse tra microbiota, risposta immunitaria dell’ospite e condizioni sistemiche materne.
Prima di poter applicare questi risultati nella pratica clinica saranno necessari ulteriori studi longitudinali e la validazione del modello su popolazioni più ampie.
Tuttavia, i dati disponibili suggeriscono che il monitoraggio del microbioma orale durante la gravidanza potrebbe in futuro diventare un utile strumento per identificare precocemente situazioni a rischio e migliorare la gestione della salute materna e neonatale.

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