INFODENT_8-9_2026

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Farmaci e osteointegrazione implantare: cosa dice la letteratura scientifica
Farmaci e osteointegrazione implantare: cosa dice la letteratura scientifica
L’osteointegrazione rappresenta uno dei fattori chiave per il successo a lungo termine degli impianti dentali. Oltre alle caratteristiche del materiale implantare e alla tecnica chirurgica, la qualità dell’osso e le terapie farmacologiche assunte dal paziente possono influenzare in modo significativo la stabilità dell’impianto.

Una revisione della letteratura pubblicata su Heliyon ha analizzato in modo sistematico l’impatto di numerosi farmaci sull’osteointegrazione, utilizzando la coppia di rimozione (removal torque, RTQ) come parametro oggettivo per valutare l’ancoraggio biomeccanico dell’impianto.

La removal torque misura la forza necessaria a svitare un impianto già osteointegrato. A differenza di altri parametri clinici, la RTQ consente di valutare l’effettiva interconnessione meccanica tra osso e impianto, offrendo informazioni complementari rispetto al solo bone-to-implant contact (BIC).

Gli autori sottolineano come un aumento o una riduzione della RTQ non sia sempre accompagnato da variazioni proporzionali del BIC, confermando che la qualità dell’osso peri-implantare gioca un ruolo determinante nella stabilità implantare.

 

Farmaci con effetti positivi sull’osteointegrazione

Dalla revisione di 49 studi in vivo su modelli animali emergono alcune classi di farmaci che mostrano un effetto favorevole sull’ancoraggio implantare:

  • Bisfosfonati (come alendronato, ibandronato e zoledronato): in diversi studi hanno determinato un aumento della RTQ, soprattutto se somministrati localmente o in specifiche condizioni sperimentali. Tuttavia, i risultati non sono sempre coerenti e dipendono da dosaggio, via di somministrazione e timing terapeutico.
  • Ormone paratiroideo umano (hPTH): risulta il farmaco con l’effetto più costante e marcato sull’aumento della RTQ, sia in modelli sani sia osteoporotici.
  • Raloxifene e anticorpi anti-sclerostina: mostrano risultati promettenti, in particolare in modelli di osteoporosi.
  • Farmaci non specificamente ossei, come insulina, losartan, simvastatina e aminoguanidina, hanno evidenziato miglioramenti dell’osteointegrazione soprattutto in presenza di patologie sistemiche come diabete o ipertensione.

 

Farmaci con effetti negativi o critici

Al contrario, alcuni farmaci possono compromettere la stabilità implantare:

  • Corticosteroidi (es. prednisolone) e immunosoppressori come la ciclosporina A sono associati a una riduzione della RTQ.
  • Cisplatino, utilizzato in ambito oncologico, mostra un impatto fortemente negativo sull’osteointegrazione, probabilmente legato a un ritardo dei processi di guarigione ossea.
  • Anche alcuni biomateriali e derivati, come l’enamel matrix derivative, non hanno dimostrato benefici sull’ancoraggio implantare.

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dalla review è che la correzione delle condizioni sistemiche sottostanti (ad esempio diabete o ipertensione) può migliorare indirettamente l’osteointegrazione più di un’azione farmacologica diretta sull’osso.

Gli autori sottolineano inoltre la difficoltà di trasferire automaticamente i risultati dai modelli animali all’uomo, a causa delle differenze nella struttura ossea, nel metabolismo e nei tempi di rimodellamento. Rimangono aperte questioni fondamentali, come:

  • il corretto dosaggio dei farmaci in relazione alla chirurgia implantare;
  • la durata ottimale delle terapie;
  • gli effetti della sospensione dei trattamenti farmacologici nel medio-lungo termine.

La revisione conferma che i farmaci possono influenzare in modo significativo l’osteointegrazione implantare, in senso positivo o negativo. Per il clinico, questo significa che l’anamnesi farmacologica del paziente assume un ruolo centrale nella pianificazione implantare, soprattutto nei casi complessi o in presenza di patologie sistemiche.

In prospettiva, una maggiore integrazione tra implantologia, medicina interna e farmacologia potrebbe consentire strategie terapeutiche più personalizzate e sicure, migliorando la predicibilità del trattamento implantare.

Leggi lo studio completo.

 

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