Lo studio ha coinvolto 370 studenti di odontoiatria iscritti alle due scuole dentali presenti in Giordania, l’Università della Giordania e la Jordan University of Science and Technology. L’obiettivo era valutare l’associazione tra percezione soggettiva dell’estetica dentale e facciale e indicatori di performance accademica (GPA, soddisfazione per il rendimento, ripetizione dell’anno) e performance sociale, con particolare attenzione ad autostima, sicurezza comunicativa e relazioni interpersonali.
La scelta della popolazione non è casuale: gli studenti di odontoiatria, per formazione e sensibilità professionale, tendono a prestare maggiore attenzione all’estetica orale, sia negli altri sia in se stessi, rendendo questo gruppo particolarmente interessante dal punto di vista psicologico ed educativo.
Il PIDAQ è uno strumento validato a livello internazionale per misurare l’impatto psicosociale dell’estetica dentale. Nel presente studio è stato utilizzato per analizzare quattro domini principali: preoccupazione estetica, impatto psicologico, impatto sociale e autostima dentale. Gli studenti sono stati suddivisi in due gruppi: quelli che non riportavano fattori estetici compromettenti e quelli che dichiaravano la presenza di uno o più elementi in grado di influenzare negativamente l’aspetto dei denti anteriori, come discromie, disallineamenti, diastemi, carie visibili o restauri difettosi.
I risultati mostrano differenze significative tra i due gruppi. Gli studenti che percepivano la propria estetica dentale come compromessa riportavano livelli più bassi di sicurezza nel sorridere, nel parlare e nel relazionarsi con gli altri. Dai punteggi PIDAQ emerge una maggiore tendenza a trattenersi durante le interazioni sociali, a nascondere il sorriso e a provare disagio nel mostrarsi in foto o video.
Dal punto di vista psicologico, questi studenti manifestavano anche una maggiore insoddisfazione verso il proprio aspetto dentale e un confronto negativo con i sorrisi altrui, elementi che incidono sull’autostima e sul benessere emotivo complessivo.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la correlazione tra percezione estetica e rendimento universitario. Gli studenti senza compromissioni estetiche riportavano mediamente GPA più elevati e livelli più alti di soddisfazione per il proprio percorso accademico. Al contrario, tra gli studenti con estetica percepita come compromessa si osservava una maggiore frequenza di votazioni più basse e una minore soddisfazione per i risultati ottenuti.
Lo studio non stabilisce un rapporto di causa-effetto, ma evidenzia un’associazione significativa tra sicurezza personale, comunicazione efficace e rendimento accademico, aspetti centrali nella formazione odontoiatrica, soprattutto nella fase clinica.
Gli autori sottolineano alcuni limiti dello studio, tra cui la natura trasversale della ricerca e l’utilizzo di dati esclusivamente auto-riferiti, che riflettono percezioni soggettive e non valutazioni cliniche oggettive. Inoltre, fattori come contesto socioeconomico, salute mentale e tratti di personalità non sono stati inclusi nell’analisi.
Nonostante questi limiti, lo studio mette in evidenza un aspetto spesso sottovalutato: l’estetica dentale, soprattutto quando vissuta come problematica, può influenzare non solo il benessere personale, ma anche il percorso formativo e professionale degli studenti di odontoiatria. Gli autori suggeriscono l’opportunità di integrare nei percorsi universitari strategie di supporto psicologico, educazione all’immagine di sé e sviluppo delle competenze comunicative, per favorire una crescita più equilibrata dei futuri professionisti.
I risultati invitano a considerare l’estetica dentale non solo come obiettivo clinico, ma come elemento con implicazioni più ampie, che coinvolgono identità professionale, relazioni e performance. Un tema che riguarda da vicino chi si occupa di formazione, comunicazione e innovazione nel settore dentale, e che apre nuove prospettive di riflessione sul benessere degli studenti e dei professionisti di domani.

