È questa la cifra che caratterizza i vincitori del Premio di ricerca André Schroeder di quest’anno, riconoscimento assegnato a lavori che nascono direttamente dall’esperienza clinica e dalle sue domande irrisolte.
Più che l’ambizione di produrre pubblicazioni, ciò che accomuna i progetti premiati è una forma specifica di curiosità scientifica: quella che non si accontenta delle spiegazioni disponibili e continua a interrogare la pratica quotidiana fino a individuare nuovi meccanismi biologici o nuove chiavi interpretative del trattamento.
Fumo e perimplantite: quando l’infiammazione diventa un fenomeno immunologico
Nella categoria preclinica, il premio è stato assegnato a Ettore Amerio e Francesco Sparano per lo studio “Effetti del fumo sulla polarizzazione dei macrofagi nelle lesioni perimplantari”, che analizza l’impatto del fumo sulla risposta immunitaria nei tessuti periimplantari infiammati.
Il punto di partenza è una domanda clinica ricorrente: perché i pazienti fumatori presentano spesso una gestione più complessa degli impianti dentali, con esiti meno prevedibili in termini di guarigione e stabilità?
Lo studio si concentra sulla polarizzazione dei macrofagi, cellule chiave nella regolazione dell’infiammazione, capaci di assumere fenotipi differenti: M1, associato a una risposta pro-infiammatoria, e M2, legato ai processi di guarigione e riparazione tissutale.
Nei pazienti fumatori affetti da perimplantite è stata osservata una prevalenza significativa di macrofagi M1 rispetto ai non fumatori, configurando un microambiente immunitario cronicamente pro-infiammatorio. Questo dato fornisce una possibile spiegazione biologica a osservazioni cliniche consolidate, suggerendo che il fumo non agisca solo come fattore di rischio generico, ma come modulatore diretto della risposta immunitaria locale.
Secondo gli autori, questa evidenza apre a una nuova lettura della patologia perimplantare, che rimane comunque multifattoriale, ma potrebbe includere anche bersagli immunologici specifici per futuri approcci terapeutici.
Dal punto di vista clinico, il messaggio è altrettanto rilevante: il fumo deve essere considerato non soltanto un’abitudine sfavorevole, ma un elemento in grado di alterare concretamente il profilo infiammatorio dei tessuti, con implicazioni dirette sulla prevenzione, sulla selezione dei casi e sulla gestione del mantenimento implantare.
Strategie implantari nei settori posteriori: efficacia clinica e sostenibilità economica
Il premio per la ricerca clinica è stato assegnato a Franz J. Strauss e al suo team per lo studio “Efficacia in termini di costi di due impianti corti rispetto a un impianto corto con cantilever nella regione posteriore: follow-up di 7,5 anni di uno studio randomizzato controllato”.
Il lavoro affronta una delle decisioni più frequenti nella riabilitazione implantare in presenza di ridotta altezza ossea: utilizzare due impianti corti oppure un singolo impianto corto con protesi a cantilever.
Lo studio non si limita agli outcome clinici e radiografici, ma integra anche un’analisi di costo-efficacia, un ambito ancora relativamente poco esplorato nella letteratura implantare.
I risultati mostrano un quadro complessivamente equilibrato: entrambe le soluzioni garantiscono esiti clinici comparabili nel lungo periodo.
Dal punto di vista economico, tuttavia, la soluzione con cantilever evidenzia un vantaggio moderato in termini di costi complessivi.
Al tempo stesso, emerge un elemento di attenzione clinica: nel gruppo con cantilever si registra una lieve maggiore incidenza di complicanze e fallimenti precoci, verosimilmente correlata a un incremento del carico meccanico sull’unico impianto di supporto.
La conclusione degli autori è prudente ma chiara: entrambe le strategie possono essere considerate valide, ma la scelta deve integrare valutazioni cliniche ed economiche, senza trascurare il profilo di rischio individuale del paziente.
Un premio che valorizza la domanda clinica
Al di là delle differenze metodologiche, i due studi condividono un’impostazione comune: la ricerca nasce da un problema reale osservato nella pratica quotidiana e non trova risposta immediata nella letteratura esistente.
Sia nel caso della perimplantite nei fumatori, sia nella scelta tra diverse strategie implantari nei settori posteriori, il punto di partenza è la stessa “irrequietezza clinica” che spinge a indagare oltre la consuetudine.
Gli autori sottolineano inoltre il ruolo dell’ITI nel sostenere non solo la ricerca, ma anche la costruzione di una comunità scientifica internazionale in cui il confronto tra clinici e ricercatori diventa parte integrante del processo di conoscenza.
Il Premio di ricerca André Schroeder 2026 conferma una direzione chiara della ricerca odontoiatrica contemporanea: le domande più rilevanti non nascono nei laboratori, ma negli studi clinici.
Ed è proprio nella capacità di non considerare chiusa una domanda scomoda che si misura, ancora oggi, la qualità della ricerca: non nella velocità delle risposte, ma nella profondità delle domande che si è disposti a mantenere aperte.
Immagine a solo scopo illustrativo.

