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Soluzioni protesiche a confronto e sigillo biologico

Soluzioni protesiche a confronto e sigillo biologico

Giulio Menicucci

Laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria a Torino nel 1989. Sedazionista Masterizzato all’Università di Padova. E’ stato professore a contratto dal 1998 al 2020 presso l’Università di Torino.

 

Oggi abbiamo il piacere di parlare di soluzioni protesiche con il Dottor Giulio Menicucci, Odontoiatra con esperienza pluriennale in ambito implantare e che ha svolto attività di didattica, assistenza e ricerca nell’ambito della biomeccanica in implanto-protesi presso il reparto di Riabilitazione Orale, Protesi Maxillo-Facciale e Implantologia Dentaria dell’Università di Torino.

 

Dott. Menicucci, qual è la differenza sostanziale tra protesi su impianto e protesi su elemento intermedio?

Si parla di protesi su impianto quando la protesi, costituita da un'unica componente, è avvitata direttamente sulla testa dell’impianto. In questo caso l’interfaccia tra protesi e impianto è una sola e si localizza sempre e solo a livello dell’impianto. E’ importante sottolineare che questa interfaccia costituisce di fatto il primo e unico nodo strutturale “extraosseo” a livello del quale si scaricano le forze occlusali.

La protesi su elemento intermedio sfrutta invece una componente aggiuntiva, il pilastro protesico o abutment, che si interpone tra la testa dell’impianto e la protesi. L’abutment è di lunghezza e morfologia variabili a seconda della lunghezza e della morfologia del tragitto transmucoso: da un punto di vista biomeccanico costituisce un rompiforze che distribuisce il carico masticatorio, riducendone l’intensità, su due interfacce, quella tra impianto e abutment e quella tra abutment e protesi.

 

Vista la sua esperienza pluriennale in ambito implantare, quale delle due soluzioni ritiene sia migliore ai fini del successo a lungo termine del trattamento implantare e perche?

La letteratura attribuisce alla protesi avvitata direttamente sulla testa dell’impianto una maggior frequenza di complicanze meccaniche e biologiche rispetto alla protesi su elemento intermedio e a quella cementata. L’impronta eseguita a livello della testa dell’impianto richiede transfer più lunghi; si accentua così il problema del disparallelismo, ed è necessaria anche una maggiore quantità di materiale da impronta: tutto questo a scapito della precisione.

Da un punto di vista meccanico, quando la protesi è avvitata direttamente sull’impianto, il braccio di leva più lungo e sfavorevole può determinare una apertura temporanea della giunzione protesi-impianto, che offre accesso alla colonizzazione batterica del tragitto mucoso.

Questa modalità di protesizzazione è da ritenersi pertanto sicuramente meno performante, a medio e lungo termine, rispetto alla protesi su elemento intermedio.

 

Ha mai sentito parlare del concetto BIOBLOCK? Di cosa si tratta e perché è importante nella prevenzione di una perimplantite?

Ho compreso il concetto di Bioblock adottando gli impianti BTI nella mia attività clinica. Consiste sostanzialmente nell’utilizzo di componenti, nel caso specifico l’impianto e l’abutment, realizzate con proprietà meccaniche e precisione tali da garantire, a livello della loro interfaccia, un sigillo e un’ermeticità che ne impedisce la separazione sotto carico e non consente il passaggio di saliva che può veicolare i batteri in profondità nel tragitto transmucoso.

Dal punto di vista clinico, la procedura ottimale consiste nel posizionare l’abutment, ove la situazione anatomica e la stabilità primaria dell’impianto lo consentano, al primo tempo chirurgico, creando quindi le premesse per “attivare” e sfruttare il sigillo Bioblock già durante il periodo di integrazione. L’abutment, per protesi multipla o elemento singolo, verrà scelto di altezza adeguata alla lunghezza del tragitto transmucoso. Questa interfaccia abutment-impianto, che costituisce di fatto il “Bioblock”, non verrà più separata. La protesi definitiva verrà avvitata sull’abutment e questa interfaccia costituirà il primo e principale rompiforze. E’chiaro che questo nodo strutturale sarà comunque sottoposto a stress di entità inferiore rispetto alla protesi avvitata direttamente sull’impianto, perché minore è la leva che lo sollecita.

L’ermeticità della connessione Bioblock è stata ampiamente verificata ed esistono numerose pubblicazioni in merito. Trials sperimentali in vitro, basati sull’iniezione di acqua ad alta pressione nella giunzione impianto-abutment, hanno dimostrato l’integrità e l’ermeticità del sigillo Bioblock.