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Coronavirus, corsa al vaccino

5 Giugno 2020

Coronavirus, corsa al vaccino

La corsa alla ricerca di un vaccino è pienamente entrata nel vivo, con tutte le più importanti nazioni del mondo che stanno cercando di acquisirne la priorità, nonostante le dichiarazioni ufficiali.

 

Nei laboratori di tutto il mondo è scattata una corsa frenetica per tentare di scoprire il vaccino contro il nuovo coronavirus. La nazione che ci riuscirà per prima, avrà in mano una potente arma sanitaria ma anche di influenza politica. Tra una serie di alleanze scientifiche e commerciali, in questa spietata partita, ecco com’è la situazione attualmente nel mondo e in Italia.

 

Le dichiarazioni ufficiali

 

Donald Trump aveva detto: “Non ci interessa essere i primi, i secondi o i terzi. Cerchiamo un vaccino che funzioni e stiamo facendo progressi”. La Cina ha risposto sostenendo di essere disposta a lavorare con la comunità internazionale per accelerare la ricerca di farmaci contro il coronavirus. “Abbiamo raccolto tutti insieme raccolto 7,4 miliardi di euro per vaccini, diagnostica e dispositivi di protezione” aveva specificato invece Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea. “Bisognerà fare molto di più che consegnare il vaccino solo ai Paesi ricchi”. Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, la sensazione è che in questa corsa al vaccino non ci sia spazio per la condivisione.

 

Un potere negoziale importante

 

Il Costa Rica, con una richiesta ufficiale, aveva avanzato la proposta della creazione di una piattaforma digitale per condividere liberamente e a livello globale tutte le informazioni e le scoperte relative al Covid-19 e alle misure per fermarlo. La risoluzione è stata approvata, ma blanda e annacquata rispetto alla versione iniziale e sono state salvate licenze e brevetti, come ha spiegato anche Nicoletta Dentico, esperta di sanità globale. L’Oms, in sostanza, avrebbe deciso per il momento di non decidere, mentre la corsa e la guerra al vaccino imperversa e i Paesi più poveri rischiano di non averne accesso e le multinazionali del farmaco difendono i diritti di proprietà intellettuale: la partita, dietro alla scoperta del vaccino, è davvero gigantesca. “Ha una valenza politico-finanziaria enorme”, ha spiegato ancora Dentico, “perché naturalmente chi scoprirà il primo prodotto che contrasta il virus avrà in mano un potere negoziale incredibile”.

 

Il quadro mondiale nella corsa al vaccino

 

Non stupisce che questo quadro si inserisca in una sorta di clima da guerra fredda tra Usa e Cina con Washington che accusa Pechino di aver creato il virus nei laboratori di Wuhan e di spionaggio scientifico, mentre la Cina respinge le accuse perché non ci sono delle prove. Nella partita tenta di entrare anche l’Europa. Ad oggi delle oltre 100 sperimentazioni in corso in tutto il mondo solo 13 stanno per avviare o sono già alla fase dei test sull’uomo: avanti in questo momento c’è la Cina, con CanSino, poi la Germania e l’Italia con ReiThera, poi Oxford e gli americani, con aziende tra cui Modena. Quindi la Francia con Sanofi e poi ancora russi, israeliani e spagnoli. Per arrivare a scalzare posizioni, in questo quadro geopolitico, gli Stati Uniti ad esempio hanno coperto di denaro proprio la francese Sanofi che, di recente, aveva scatenato una polemica sostenendo che proprio gli Usa avrebbero beneficiato per primi del vaccino quando questo fosse stato messo a punto. E sempre in quest’ottica l’America ha investito l’astronomica cifra di 1,2 miliardi di dollari per acquisire il potenziale vaccino della Oxford Biomedica, prenotando 300 milioni di dosi.

 

La situazione italiana

 

In Italia, la Irbm di Pomezia sta collaborando alla ricerca con la stessa Oxford Biomedica ma dell’eventuale vaccino italo-inglese Roma potrebbe non vedere neppure una dose perché il governo inglese avrebbe chiuso un accordo per tenere per sé le prime scorte, 100 milioni di dosi. ReiThera, l’azienda italiana che sta lavorando al vaccino contro il coronavirus, ha assicurato che la priorità sarà data all’Italia con la previsione di produrre 100 milioni di dosi l’anno ma non con le sole forze economiche interne, attualmente messe in campo, bensì con il consistente investimento del Paese. Anche perché, come confermato dai vertici di ReiThera, “se il vaccino non lo produciamo in casa non lo avremo prima degli altri”.