INFODENT_8-9_2026

È online la rivista digitale di Agosto-Settembre.

ScanLogiQ: la passività non si spera. Si misura.
ScanLogiQ
Una storia sul digitale, sugli impianti e su quello che non sapevo di non sapere.

Autore: Dr. Francesco Polito, Odontoiatra


 

Credevo di lavorare bene. 
Probabilmente lavoravo bene. 
Ma non lo sapevo.

Chi sono e dove credevo di essere arrivato

Faccio l’implantologo da diciassette anni. Ho attraversato la digitalizzazione come la maggior parte dei colleghi della mia generazione: con entusiasmo genuino, con qualche resistenza iniziale, poi con la convinzione progressiva di essere arrivato dall’altra parte. Scanner intraorale in studio dal 2016. Flusso full-digital per i casi unitari dal 2018. Full-arch su impianti in digitale dal 2020.

Sono il tipo di dentista che legge gli articoli sul JPD prima che li legga il commerciale. Quello che va ai congressi non per i crediti ECM ma perché gli interessa davvero. Quello che ha comprato il secondo monitor solo per confrontare le mesh di scansione. Mi piaceva dove stavo arrivando.

Quello che non sapevo era che stavo ancora navigando con una mappa imprecisa. Una mappa che sembrava dettagliata, che aveva tutte le coordinate al posto giusto, ma che introduceva, silenziosa e sistematica, un errore che non riuscivo a vedere perché non sapevo dove cercarlo.

C’era un tipo di caso che mi inquietava in modo sottile. Non spesso. Abbastanza spesso da non poterlo ignorare.

Erano i casi full-arch su quattro, sei impianti. Scansioni pulite, file belli, anteprima che sembrava perfetta. Il laboratorio faceva il suo lavoro. E poi, al momento della consegna, qualcosa che non tornava.

Una protesi che non si inseriva con la passività che mi aspettavo. Un pilastro che sembrava appena fuori asse, di qualcosa di impercettibile ma sufficiente.

Un carico distribuito in modo diverso da come avevo previsto. Viti che richiedevano una tensione che non dovevano richiedere. Ogni volta cercavo la spiegazione nel posto sbagliato. Il laboratorio. Lo scanner.
Il materiale. Me stesso, nei giorni meno generosi con me. Non trovavo una risposta coerente perché la domanda era mal posta.

Figura 1: Esempio di come gli errori di scansione si possono ripercuotere sulla passività di una struttura

La risposta non stava in uno degli elementi del flusso. Stava nel metodo.
Nel metodo nella sua interezza.

Il giorno in cui ho capito cosa fosse davvero lo stitching

Conoscevo il termine. Conoscevo la definizione tecnica. Quello che non conoscevo era il suo significato clinico, quello che succede nella pratica, quello che rimane nel file dopo che lo schermo ha mostrato una scansione apparentemente perfetta. Lo stitching, tecnicamente, è la "cucitura" tra più immagini consequenziali al fine di ottenere una visione d'insieme panoramica.
Lo scanner intraorale non vede l'arco completo. Lo ricostruisce. Acquisisce sequenze di frame parziali e li sovrappone, cercando le superfici comuni, incollando un pezzo al pezzo successivo fino a formare un'immagine che sembra continua. Ma è, in realtà, una catena di approssimazioni.

Ogni giunto della catena introduce una piccola deviazione. Pochi micrometri per volta. Niente che lo schermo mostri. Niente che l'operatore percepisca in tempo reale. Ma su un arco di dodici, quattordici elementi implantari, quelle deviazioni si sommano. Si propagano. Arrivano alla protesi sotto forma di tensione residua, di viti che girano un giro in più del necessario, di carico che si scarica in modo non uniforme sulle fixture.

Si chiama drift. È l'errore che nasce dall'accumulo dello stitching lungo l'arco. Ed è quasi impossibile da vedere nel file perché il file sembra perfetto.
L'errore non è nei dettagli locali. È nella geometria globale.

Quel giorno ho capito che i casi che mi inquietavano non erano casi difficili. Erano casi normali che rivelavano un limite strutturale del metodo che stavo usando. 

Un limite che nessuno dei miei strumenti era attrezzato a misurare, e quindi nessuno me lo aveva mai mostrato.

Quando ho letto i numeri. E ho capito quale numero contava davvero

Ho trovato lo studio comparativo di IPD su ScanLogiQ® pubblicato sul Journal of Prosthetic Dentistry. Uno studio che valutava le prestazioni del sistema su cinque diversi scanner intraorali, confrontandolo con la tecnica convenzionale basata su scanbody standard. Condizioni reali, non laboratorio ideale. Scanner diversi, operatori diversi.

La cosa che mi ha colpito non era quella che mi aspettavo di trovare significativa. Mi aspettavo di restare fermo sulla veridicità lineare media: 38 micrometri contro oltre 81 della tecnica convenzionale. Meno della metà. Già questo è un dato che, nella pratica clinica, ha peso. Ma non era quello che mi ha fermato.

38 μm veridicità lineare media ScanLogiQ®  (vs >81 μm tecnica convenzionale) 0,21° media angolare ScanLogiQ®

Quello che mi ha fermato era la deviazione standard. SD ±5 micrometri. La più bassa dell'intero panorama comparato. Più bassa della videogrammetria. Paragonabile, per coerenza, solo alla fotogrammetria, che però richiede hardware dedicato, ecosistema chiuso, curva di apprendimento rilevante e un secondo dispositivo per tutto ciò che la fotocamera non acquisisce da sola.

Qui sotto il confronto completo con tutti i sistemi disponibili, basato su dati pubblicati nella letteratura scientifica:

Sistema Med. lin. μm SD lin. μm Precisione Veridicità Media
ScanLogiQ® 38 ±5 HIGH VERY HIGH ±0,02
Fotogrammetria 23,5 ±9 VERY HIGH HIGH ±0,035
Videogrammetria Shinning Elite 32 ±8,5 HIGH HIGH ±0,04
Io Connect TruAbutments 42 ±12,5 OPTIMAL OPTIMAL ±0,08
Smart Flag Apollo 72 ±14 LOW OPTIMAL ±0,035
Scanbody standard IPD ProCam >81 ±24 DEFICIENT DEFICIENT ±0,15

La deviazione standard non misura quanto sei preciso nel caso migliore. Misura quanto sei affidabile nel caso medio. Nel caso del lunedì mattina. Nel caso del paziente difficile. Nel caso in cui l'assistente ha calibrato lo scanner diversamente dal solito.

Un sistema con SD bassa non è semplicemente accurato. È prevedibile. E la prevedibilità, in clinica, vale più dell'eccellenza occasionale.

Cos'è ScanLogiQ® e come funziona, concretamente

ScanLogiQ® non è uno scanner. Non sostituisce quello che già si ha in studio. È un sistema che si sovrappone al flusso esistente e lo rende misurabile, verificabile, validabile in tempo reale. Lavora su tre livelli che cambiano la natura del problema.

Figura 2: Composizione del Kit ScanLogiQ®

Il primo: riduce il drift strutturale

Il design dei corpi di scansione e il protocollo di acquisizione di ScanLogiQ® sono stati sviluppati specificamente per minimizzare l'accumulo di errore lungo l'arco. Non eliminano lo stitching, che è una caratteristica fisica degli scanner intraorali. Riducono drasticamente l'impatto che ogni giunto ha sulla geometria globale. Il risultato sono gli intervalli che vede in tabella: 24–52 micrometri su cinque scanner diversi, con una coerenza che nessun altro sistema aperto raggiunge.

 

Il secondo: valida in tempo reale

Con la tecnica convenzionale, l'errore si scopre dopo. A volte molto dopo. Con ScanLogiQ®, il sistema analizza la coerenza geometrica durante la sessione e segnala se qualcosa non corrisponde alla geometria attesa. Non è uno strumento passivo che registra: accompagna, verifica, avverte prima che il problema diventi irreversibile e viaggi fino al laboratorio.

Questa è la dimensione che distingue ScanLogiQ® da fotogrammetria e videogrammetria nella pratica reale. 
È compatibile con qualunque scanner intraorale. Non richiede hardware aggiuntivo. Non vincola a un ecosistema chiuso. Funziona con lo scanner che si ha già in studio, qualunque esso sia.

 

La coerenza tra dispositivi diversi è documentata nello studio: questi dati dicono una cosa precisa: ScanLogiQ® è poco sensibile ai fattori che non si controllano. Il tipo di scanner, la mano dell'operatore, le condizioni della sessione. La variabilità che introduce è strutturalmente inferiore a quella di qualunque altro sistema aperto sul mercato.

Come funziona in seduta: il protocollo passo per passo

Quando spiego ScanLogiQ® a un collega, la prima cosa che mi chiede è: ma nella pratica, cosa cambia? Quanto è diverso da quello che già faccio?

La risposta è: il gesto è simile. La logica è profondamente diversa.

 

I corpi di scansione e la ScanArea

Il primo elemento visibile sono i corpi di scansione. Non sono scanbody tradizionali: hanno una geometria specifica che riduce l'area di superficie che lo scanner deve acquisire per determinare la posizione dell'impianto. Meno superficie da leggere significa meno frame sovrapposti per definirla, e meno frame sovrapposti significa meno giunti di stitching. La scanArea ridotta non è un dettaglio estetico: è una riduzione strutturale del numero di punti in cui l'errore può accumularsi.

Figura 3: Le forme di ScanLogiQ®, differenti lunghezze e differenti valori di angolazione permettono al corpo di scansione di posizionare i reperi, le piramidi, in una area di scansione ridotta e ravvicinata.

In pratica: si posiziona il corpo di scansione sull'impianto, si acquisisce la zona. Lo scanner non deve ricostruire una geometria complessa. Deve riconoscere una forma densa e precisa, progettata per essere identificata in modo univoco. Il risultato è più stabile perché il problema è stato ridotto prima ancora di iniziare.

La scansione per segmenti

Figura 4: Esempio di ScanArea, zona ridotta di convergenza dei reperti implantari.

Parametro ScanLogiQ® (5 scanner testati) Scanbody standard
Intervallo lineare 24/52µm Alta variabilità
Intervallo angolare 0,175°-0,246° Imprevedibile
SD lineare ±5µm Molto più alta

Il protocollo non prevede una scansione unica dell'arco completo. L'arco viene diviso in zone, ognuna acquisita come segmento indipendente, con aree di sovrapposizione controllate tra un segmento e il successivo. Ogni zona viene completata, verificata, poi si passa alla successiva. Questo approccio interrompe la catena dello stitching continuo.

Invece di un lungo percorso in cui ogni giunto porta con sé l'errore accumulato da tutti i giunti precedenti, si hanno segmenti brevi con una geometria propria, circoscritta, verificabile.

La convergenza

È il passaggio che cambia tutto. Dopo che i segmenti sono stati acquisiti, il software verifica che siano geometricamente compatibili tra loro: che le posizioni degli impianti nelle zone di sovrapposizione coincidano entro le soglie di accettabilità definite dal protocollo. Questo processo si chiama convergenza.

Se la convergenza viene raggiunta, la scansione è validata. Se non viene raggiunta, il sistema lo segnala immediatamente, ancora in seduta, con il paziente ancora sulla poltrona.

Non si spera che i segmenti coincidano. Si verifica che coincidano, prima di congedare il paziente.

Con la tecnica convenzionale il flusso è sequenziale e cieco: si scansiona, si salva, si manda.

Con ScanLogiQ® è sequenziale e verificato: si scansiona, il sistema controlla la convergenza, poi si manda. La differenza in termini di tempo di seduta è minima. La differenza clinica è quella tra 38 e 81 micrometri.

Il flusso assistito e il file validato

ScanLogiQ® guida l'operatore attraverso ogni passaggio del protocollo: quali zone scansionare, in quale sequenza, dove verificare la sovrapposizione. Non richiede di ricordare un rituale di passi. Il sistema accompagna.

Il file che arriva al laboratorio non è solo una mesh. È una mesh che sa come è stata costruita: sa se ha superato i controlli di convergenza, sa entro quali margini si colloca, sa quante volte un segmento è stato ripetuto prima di essere validato.

Per il laboratorio questo cambia la natura del lavoro. Non si riceve qualcosa da interpretare. Si riceve qualcosa di certificato.

Figura 5: AssistLogiQ, l'assistente virtuale che guida, accompagna, assiste il clinico nelle fasi del protocollo ScanLogiQ®, restituisce serenità e solidità del dato: consapevolezza.

Cosa ho cambiato, e cosa ho scoperto cambiando

Ho introdotto ScanLogiQ® nel mio flusso con la diffidenza metodica di chi ha già abbracciato troppe novità che promettevano di cambiare tutto. Non cercavo una rivoluzione. Cercavo una risposta a quei casi che non tornavano.

La prima cosa che ho notato non era l'accuratezza della scansione.

Era la validazione in tempo reale. Quella segnalazione durante la sessione che mi diceva: questo dato è coerente, puoi continuare. O: questo dato non è coerente, ripeti prima di andare avanti. Non ho più aspettato la consegna per sapere se la scansione era affidabile.

Figura 6: Esempio clinico della convergenza all'interno della ScanArea dei corpi di scansione ScanFlag IQ.

La seconda cosa che ho notato è stata più sottile. Ho smesso di cercare la spiegazione quando qualcosa non tornava, perché quasi niente non tornava più. I casi full-arch hanno acquisito una regolarità che prima non avevano. Non perché fossi diventato più bravo. Perché il metodo era diventato misurabile.

La passività implantare non è una questione di fortuna, di abilità del laboratorio o di qualità dello scanner. È il risultato di un metodo che misura l'errore prima che si depositi nel file.

Ho capito allora cosa intendo quando dico che la passività non si spera. Si misura. Quando si usa un sistema che la quantifica in tempo reale, la passività smette di essere una speranza. Diventa un parametro. Un dato. Qualcosa che o c'è o non c'è, e che si sa prima di chiudere la seduta.

 

Quello che direi a un collega

Non scrivo questo per convincere nessuno. I colleghi come me, quelli che leggono prima che arrivi il commerciale, non si convincono con le testimonianze. Si convincono con i dati. E i dati li ho messi tutti, e sono quelli dello studio sul JPD, non quelli del foglio marketing.

Scrivo perché riconosco, in quello che ho vissuto, qualcosa che molti colleghi vivono senza avere ancora le parole per descriverlo. Quella sensazione di fare le cose bene eppure non sempre ottenere quello che ci si aspetta. Quei casi che non si capisce perché non tornino. Quella ricerca della spiegazione nel posto sbagliato, quando la spiegazione stava nel metodo.

Se quello che ho raccontato le suona familiare, anche solo in parte, anche solo in uno o due casi nell'ultimo anno, allora ha già tutte le informazioni che le servono.

Non le sto chiedendo di credere. Le sto chiedendo di misurare.

Note

I dati riportati sono tratti dallo studio comparativo condotto da IPD, pubblicato sul Journal of Prosthetic Dentistry, e dallo studio comparativo di Revilla-León et al. I dati relativi ad altri sistemi (fotogrammetria, videogrammetria, Io Connect, Smart Flag) sono stati elaborati da Xavi Codina sulla base della letteratura scientifica di settore. Lo studio è condivisibile esclusivamente tramite il link ufficiale fornito dall'editore. ScanLogiQ® è un marchio registrato di IPD.

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Autore: Dr. Francesco Polito
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T. E. biaggini@biaggini.it W. https://www.biagginimedical.com
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