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Perimplantite: quali trattamenti chirurgici o non chirurgici funzionano davvero?
Perimplantite
La perimplantite è una delle cause di fallimento tardivo più frequenti in caso di riabilitazioni implanto-protesiche. Si tratta di un'infiammazione dei tessuti che circondano l'impianto, causata principalmente dall'accumulo di placca batterica, che può portare alla progressiva perdita dell'osso di supporto e, nei casi più gravi, alla perdita dell'impianto stesso. A volte può avere uno stimolo iatrogeno come l’errato utilizzo di biomateriali (peri-graftite) o incongruenze protesiche (miss-fitting, fratture, precontatti).

Autori

Dr. Saverio Cosola1,2, Dr. Giovanni Battista Menchini-Fabris1,2,3, Dr.ssa Pamela Pignatelli2, Dr. Giacomo Oldoini1,4, Dr.ssa Annamaria Genovesi1,4, Dr. Ugo Covani1,4.

  1. Department of Stomatology, Tuscan Stomatologic Institute, Foundation for Dental Clinic, Research and Continuing Education, 55041 Camaiore, Italy;
  2. San Rossore Dental Unit, Viale delle Cascine 152, San Rossore, 56122 Pisa, Italy;
  3. Department of Health Sciences, Pegaso Digital University, 00187 Rome, Italy;
  4. Department of Dentistry, Unicamillus-Saint Camillus International University of Health and Medical Sciences, 00100 Rome, Italy.

Negli ultimi anni la ricerca ha dedicato grande attenzione ai trattamenti non chirurgici, con l'obiettivo di controllare la malattia in modo meno invasivo rispetto alla chirurgia. L’Istituto Stomatologico Toscano con i suoi docenti e alcuni corsisti dei master sta portando avanti una revisione sistematica sull’argomento, che, per ora, ha analizzato 38 studi clinici pubblicati tra il 2018 e il 2026, facendo il punto sulle terapie oggi disponibili. La revisione sicuramente sarà oggetto di approfondimento durante il Master di I livello in “Igiene Implantare: l’Igienista Dentale nei Percorsi Riabilitativi Implanto-Protesici”.

Il trattamento di base rimane il debridement meccanico, cioè la rimozione del biofilm e del tartaro dalla superficie implantare mediante strumenti dedicati. Questa procedura migliora l'infiammazione e riduce il sanguinamento, ma da sola spesso non è sufficiente ad arrestare completamente la progressione della perimplantite.
Per questo motivo sono stati studiati diversi trattamenti aggiuntivi. Tra quelli più promettenti figura la terapia fotodinamica (PDT), che utilizza un fotosensibilizzante attivato da una luce laser per eliminare i batteri. Diversi studi hanno evidenziato una riduzione della profondità delle tasche peri-implantari e del sanguinamento, soprattutto nei casi meno avanzati.

Anche le tecnologie che prevedono l’utilizzo di ozono e alcune tecnologie laser, in particolare Er:YAG, Er,Cr:YSGG e Nd:YAG, hanno mostrato risultati incoraggianti. Oltre a migliorare i parametri clinici dell'infiammazione, alcuni studi riportano un migliore controllo della perdita ossea rispetto al solo trattamento meccanico. Più controverso è invece il ruolo degli antibiotici sistemici. Sebbene alcune ricerche abbiano osservato benefici clinici, altre non hanno riscontrato differenze significative rispetto al trattamento convenzionale. Per questo motivo gli autori della revisione ritengono che gli antibiotici sistemici non debbano essere utilizzati routinariamente, ma riservati a situazioni selezionate, anche per limitare il rischio di antiobiotico-resistenza. 

Gli antibiotici applicati localmente sembrano invece offrire i risultati più costanti nel breve periodo, contribuendo a ridurre l'infiammazione e la profondità delle tasche senza gli effetti sistemici della terapia orale. Il messaggio principale della revisione è chiaro: il trattamento non chirurgico rappresenta il primo passo nella gestione della perimplantite e può essere molto efficace soprattutto nelle forme iniziali o moderate. Tuttavia, nei casi più avanzati, nessuna terapia non chirurgica è in grado di garantire da sola la completa guarigione, rendendo spesso necessario n successivo approccio chirurgico che tuttavia spesso necessita di una rimozione dell'impianto e un rifacimento implantare e protesico.

La ricerca continua a evolversi e nuove tecnologie stanno ampliando le possibilità terapeutiche. L'aspetto più importante resta però la prevenzione: controlli periodici, una corretta igiene orale domiciliare e programmi di mantenimento professionale sono ancora le strategie più efficaci per preservare la salute degli impianti nel lungo periodo.

Tabella riassuntiva
Trattamento Come funziona Efficacia secondo la revisione Messaggio chiave
Debridement meccanico/ultrasuoni/air polishing Rimozione del biofilm e del tartato dalla superficie implantare ★★★☆☆ È la base di ogni trattamento, ma spesso non basta da solo e bisogna usarlo nel giusto modo in base alla problematica e alla diagnosi
Terapia fotodinamica (PDT) Un colorante fotosensibile viene attivata da una luce laser per eliminare i batteri ★★★★☆ Riduce infiammazione, sanguinamento e profondità delle tasche, soprattutto nelle forme iniziali
Laser (Er:YAG, Er, Cr:YSGG, Nd: YAG) Decontaminazione della superficie implantare mediante energia laser ★★★★☆ Tra le tecniche più promettenti: migliora i parametri clinici e può favorire la stabilità ossea
Altre terapie proattive (probiotici, campi elettromagnetici, ozono) Approcci innovativi in fase di studio, mantenere un equilibrio microbiologico ★★★★☆ Promettenti, soprattutto nella fase di mantenimento, ma servono ulteriori studi per confermarne l'efficacia
Antibiotici locali Applicazione diretta di gel o farmaci nella tasca peri-implantare ★★★☆☆ Utili, ma solo nel breve termine per avere un'azione causale con minori effetti collaterali rispetto a quelli sistemici
Antibiotici sistemici Terapia antibiotica per via orale ★★☆☆☆ Risultati contrastanti: non raccomandati di routine, ma solo in casi selezionati, ad esempio in situazioni pre e post chirurgiche o in casi di ascessi, edema
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