L’accesso alle cure odontoiatriche in Europa non è uguale per tutti e, per una quota significativa di popolazione anziana, curare i denti significa rischiare il tracollo economico. Quando la fattura del dentista supera il 40% delle risorse finanziarie rimaste a una famiglia dopo aver pagato cibo, affitto e bollette, si entra ufficialmente nell'area delle cosiddette COHE (Catastrophic Oral Health Expenditures), ovvero le spese odontoiatriche catastrofiche.
A tracciare un quadro dettagliato di questa dinamica è uno studio firmato da J. Markeli e S. Listl, basato sulle rilevazioni della settima ondata del programma SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe) e destinato a far discutere i responsabili delle politiche sanitarie. L'analisi, che ha preso in esame un campione di 77.261 individui di età pari o superiore a 50 anni distribuiti in 12 Paesi europei, mostra quanto la copertura sanitaria universale sia ancora lontana dall'essere raggiunta nel settore odontoiatrico.
I numeri del divario: dal modello svedese all'anomalia spagnola
In media, nei 12 Paesi analizzati, il 2,27% dei partecipanti ha dichiarato di aver sostenuto spese odontoiatriche catastrofiche. Un dato che a prima vista potrebbe sembrare contenuto, ma che nasconde una spaccatura profonda tra le diverse regioni del continente.
I due estremi del campione fotografano realtà assistenziali diametralmente opposte: da un lato la Svezia, dove la percentuale di cittadini over 50 colpiti da COHE si attesta ad appena lo 0,12%; dall'altro la Spagna, dove il fenomeno esplode raggiungendo il 10,95% della popolazione analizzata.
Questa variabilità così accentuata riflette le profonde differenze nei sistemi di welfare locali e nell'integrazione delle prestazioni odontoiatriche all'interno dei sistemi sanitari nazionali. Laddove la spesa out-of-pocket – cioè diretta dalle tasche del paziente – è la modalità prevalente per accedere ai trattamenti, il rischio di impoverimento a causa delle cure dentali aumenta vertiginosamente.
Età e genere: le variabili della vulnerabilità
Oltre alla geografia, lo studio mette in luce determinanti demografici precisi. Il rischio di dover affrontare costi catastrofici cresce con l'avanzare dell'età. Se nella fascia tra i 50 e i 60 anni la quota di chi sperimenta le COHE è pari al 1,7%, tra gli over 70 la percentuale sale al 2,6%. Questo incremento si spiega con la convergenza di due fattori principali: la riduzione del reddito disponibile tipica dell'età pensionistica e il contestuale aumento dei bisogni terapeutici complessi, come protesi e riabilitazioni fisse o mobili.
A ciò si aggiunge una chiara disparità di genere. Le donne mostrano un'incidenza di spese catastrofiche nettamente superiore rispetto agli uomini (2,6% contro 1,7%). Un divario che riflette sia condizioni di svantaggio economico strutturale – come pensioni mediamente più basse – sia una maggiore propensione o necessità di accedere ai servizi sanitari rispetto alla popolazione maschile.
Le implicazioni per il settore e la professione
Per chi opera nel settore dentale – clinici, gestori di strutture e policy maker – questi dati rappresentano un campanello d'allarme e un punto di partenza per una riflessione strategica. Se da un lato l'invecchiamento della popolazione europea garantisce un bacino potenziale di pazienti sempre più ampio, dall'altro la barriera economica rischia di estromettere fasce crescenti di cittadini dalla prevenzione e dalle cure primarie, spingendoli verso l'odontoiatria d'urgenza o, peggio, verso la rinuncia completa alle terapie.
Il nodo centrale rimane l'equità d'accesso. Ridefinire i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e sviluppare modelli di integrazione tra sanità pubblica e fondi integrativi private non è più solo una questione di giustizia sociale, ma la condizione necessaria per garantire la sostenibilità economica dei sistemi di salute orale nel medio e lungo periodo.

