Tendenze dentali dell'era vichinga
08 Febbraio 2024
reperti denti era vichinga
Lo studio dei denti e delle mascelle ben conservati rinvenuti dagli archeologi riveste un'importanza cruciale per comprendere i diversi aspetti della vita quotidiana, della salute, della dieta e delle condizioni dentali di specifici periodi storici e regioni geografiche.
Recentemente, grazie a dei reperti rinvenuti a Varnhem, in Svezia, è stato condotto uno studio sulla patologia dentale durante l'era vichinga. I risultati hanno evidenziato una tendenza all'aumento della carie dentale riscontrata in letteratura, che si estende dalla preistoria fino al XIX secolo.

La ricerca archeologica unita all'analisi scientifica dei reperti offre una finestra preziosa sul passato, consentendo di tracciare cambiamenti e tendenze nel benessere dentale e nella salute generale delle popolazioni nel corso dei secoli. Tale conoscenza non solo arricchisce il nostro quadro complessivo della storia umana, ma ha anche implicazioni significative per la nostra comprensione della salute e del benessere in tempi antichi e moderni.

Nel 2005 gli archeologi hanno avviato degli scavi presso l'Abbazia di Varnhem che hanno rivelato una ricca fonte di resti intatti, fornendo un'opportunità senza precedenti per lo studio dettagliato delle condizioni dentali delle persone che risiedevano nella regione.

I ricercatori hanno selezionato i resti di 171 individui per l'analisi, includendo soggetti con dentizione completa, parziale e varie fasi di dentizione permanente, primaria e mista. Complessivamente, sono stati valutati 3.293 denti, procurando un campione significativo per studiare le condizioni dentali e tracciare le tendenze nel benessere dentale della popolazione di Varnhem durante quel periodo storico.

Secondo quanto emerso quasi la metà della popolazione presentava almeno una lesione cariosa. In particolare, la prevalenza di carie era significativamente più elevata tra gli adulti, con il 62% di questi ultimi che presentava almeno una lesione cariosa. Tra le varie superfici dentali, la superficie radicolare risultava essere la più suscettibile alla carie, seguita dalle superfici occlusali, mesiali, distali, linguali e palatali.
Inoltre, mentre gli adulti sembravano aver perso circa il 6% dei loro denti (esclusi i terzi molari), i bambini con dentizione primaria o mista non presentavano alcuna evidenza di carie, suggerendo una maggiore resistenza in questa fascia di età.

La dott.ssa Carolina Bertilsson, ricercatrice associata presso l'Università di Göteborg e autrice principale dello studio, ha dichiarato di aver individuato diversi segni in grado di provare che i Vichinghi avevano modificato i loro denti, tra cui prove legate all’uso di stuzzicadenti, alla limatura dei denti anteriori e persino a trattamenti di denti con infezioni. I ricercatori hanno documentato la presenza di cavità piene nei molari che si estendevano fino alla polpa, utilizzate presumibilmente come metodo per trattare le infezioni, tra cui quelle apicali presenti nel 4% dei denti analizzati. 
Queste osservazioni risultano particolarmente significative perché suggeriscono che i Vichinghi non solo erano consapevoli delle pratiche di igiene dentale, ma anche in grado di effettuare interventi dentali rudimentali per trattare eventuali infezioni o problemi dentali. Tuttavia, resta ancora da scoprire se questi fossero eseguiti autonomamente o se richiedessero l'aiuto di esperti. 
Inoltre, occorre considerare che tali risultati sono stati ottenuti con risorse limitate legate al periodo preso in esame.

Fonte: PLOS ONE

Fonte immagine: Carolina Bertilsson/University of Gothenburg

Materiale informativo
Non ci sono materiali per questa news.
Video
Non ci sono video per questa news.
Altro da questa azienda
Nessuna informazione.