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Le mie riflessioni sulle interpretazioni del DPCM del 6 aprile 2018

Ritratto di Rossella Abbondanza
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Le mie riflessioni sulle interpretazioni del DPCM del 6 aprile 2018

Recentemente si è parlato molto del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 aprile  2018 per l’individuazione del profilo dell’assistente di studio odontoiatrico, ma l’attenzione si è maggiormente concentrata sull’articolo n°1 , comma 2, del Decreto relativo al riconoscimento del profilo dell’ASO, dove si indica che :“E’ fatto assoluto divieto all’Assistente di studio odontoiatrico di intervenire direttamente sul paziente anche in presenza dell’odontoiatra e dei professionisti sanitari del settore”.

Secondo alcuni sarebbe stata messa in discussione la natura stessa dell’ASO nell’assistenza all’odontoiatra. La frase è stata passibile di interpretazione che vedrebbe un divieto assoluto per l’ASO di avvicinarsi alla bocca del paziente, anche in presenza dei professionisti, lasciando intendere quindi l’impossibilità di assistere, nelle fasi chirurgiche ad esempio, tenendo lembi o utilizzando divaricatori. Ma allora, se così fosse, quale sarebbe la necessità di intraprendere un percorso formativo di 700 ore e studiare materie volte all’assistenza all’odontoiatra?

Nell’allegato 1 dell’accordo Stato Regioni è possibile leggere alcuni dettagli importanti che eliminano ogni dubbio. Nell’area indicata come “descrizione sintetica della figura” è possibile leggere la seguente descrizione: “L’assistente di studio odontoiatrico non può svolgere alcuna attività di competenza delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie, delle professioni mediche, e delle altre professioni sanitarie per l’accesso alle quali è richiesto il possesso della laurea.” Per le attività fino ad oggi svolte dagli ASO non era nemmeno prevista una formazione minima, eppure abbiamo lavorato con perizia guidati dell’odontoiatra responsabile del nostro operato.

Vi è poi l’area “C” in cui viene descritta l’attività di assistenza all’odontoiatra che elenca nel seguente modo:

1) Assiste l’odontoiatra nelle attività proprie dell’odontoiatria

2) Supporta l’odontoiatra nell’organizzazione dei soccorsi per le emergenze

3) Supporta l’odontoiatra nelle manovre di primo soccorso

4) Aiuta la persona assistita ad affrontare eventuali disagi durante l’intervento

Quali potrebbero essere i disagi? Ma vi è un documento che spazza via ogni dubbio ed è scritto nelle competenze N.3: assistenza all’odontoiatra che recita così:

ABILITA’ MINIME: Utilizzare tecniche di assistenza all’odontoiatra durante la prestazione di igiene orale e profilassi, la seduta operatoria ed assistenza protesica, la seduta operatoria ed assistenza in endodonzia, la seduta operatoria ed assistenza in ortodonzia, la seduta operatoria ed assistenza in chirurgia odontoiatrica (orale). Coadiuvare l’odontoiatra nelle manovre di primo soccorso e per l’organizzazione dei soccorsi durante le prime emergenze. Sostenere la persona assistita durante la seduta e rilevare le reazioni.

Nello specchietto è possibile vedere specificata anche, tra le materie di studio, “TECNICHE DI ASSISTENZA ALL’ODONTOIATRA NELLE ATTIVITA’ PROPRIE DELL’ODONTOIATRIA”.

https://drive.google.com/file/d/1sS8unGDZOghY3TYdsQAP3IbD_dtDeQ0B/view?usp=drivesdk

Tutto questo fa dedurre due cose : 1) L’ASO non può restare lontano dalla bocca del paziente perché la sua attività è strettamente legata a quella dell’odontoiatra supportandolo nell’aspirazione, polimerizzazione , divaricazione ecc. 2) Se l’ASO dovesse essere limitato in queste attività, chi lo sostituirebbe alla poltrona? Un altro odontoiatra? Chi sarebbe in possesso dei requisiti se non un laureato in odontoiatria? Il Decreto parla chiaro, indica il “divieto assoluto di intervento “diretto” sul paziente”. Dal punto di vista medico la frase non pone dubbi in quanto per intervento “diretto” si intende un atto medico, cioè un’azione che possa modificare uno “status” e/o determinare un miglioramento o un peggioramento. L’ASO è libera di intervenire indirettamente nel coadiuvare il professionista che si avvale della sua collaborazione, esplicando azioni che non modificano il suddetto “status”. Allontanare la guancia, o proteggere la lingua con lo specchietto, proteggendo i tessuti del paziente da possibili danni accidentali che potrebbero accadere in corso di qualsiasi intervento ( non dimentichiamoci che operiamo in genere in un’area di circa un centimetro quadrato circondato da strutture sensibili ) è quindi un’azione per nulla “diretta”. I dubbi interpretativi sorgono se vogliamo vedere l’ASO non riconosciuta per il ruolo svolto fino ad oggi ma, inquadrarlo in un ruolo nuovo e meno attivo.

Rossella Abbondanza