IA in sanità: pazienti già digitali, medici ancora in rincorsa
evento “Noa: The Next-Gen Doctor” di MioDottore
La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale applicata alla sanità non è più una prospettiva futura: è una trasformazione già in corso.

A confermarlo è la nuova indagine Datanalysis 2025, presentata a Milano durante l’evento “Noa: The Next-Gen Doctor” di MioDottore. Il quadro che emerge è quello di un sistema sanitario che evolve, ma con velocità differenti tra professionisti e cittadini.

Il dato forse più sorprendente riguarda i pazienti cronici:

  • il 79% utilizza strumenti digitali per prenotare visite, effettuare teleconsulti o monitorare la propria salute tramite dispositivi indossabili;
  • il 61% dichiara di conoscere l’AI sanitaria, seppur in modo superficiale;
  • oltre il 50% è convinto che l’IA cambierà radicalmente il modo di ricevere le cure.

La digitalizzazione è quindi già parte integrante del comportamento sanitario dei cittadini, che si dimostrano pronti ad accogliere tecnologie più avanzate: il 55% sarebbe favorevole a strumenti di monitoraggio basati su AI, purché semplici da utilizzare.

Anche i professionisti riconoscono il potenziale dell’AI:

  • l'83% degli specialisti e il 76% dei medici di medicina generale ritiene che l’intelligenza artificiale rivoluzionerà la sanità nei prossimi cinque anni.

Tuttavia l’adozione procede più lentamente. Le principali barriere sono:

  • complessità d’uso dei sistemi (21–22%),
  • carenza di competenze digitali (18–20%),
  • scarsa integrazione con i software già in uso e costi elevati (18%).

Gli strumenti più utilizzati restano quelli legati alla gestione organizzativa: agende digitali, piattaforme di comunicazione, teleconsulto e refertazione digitale. Più limitato, invece, l’impiego dell’AI nei processi clinici e assistenziali, dove risiedono le opportunità più significative.

Secondo Giuseppe Recchia, co-fondatore di daVi DigitalMedicine, il vero valore dell’AI non è replicare ciò che già esiste, ma potenziare la continuità di cura, in particolare nel monitoraggio dei pazienti cronici e nella personalizzazione dei percorsi terapeutici.

L’intelligenza artificiale diventa così uno strumento abilitante e potenziante: capace di liberare tempo clinico, ridurre il carico burocratico e supportare decisioni più informate, senza intaccare l’autonomia professionale.

Come sottolinea l’esperto di politiche sanitarie Stefano A. Inglese, l’adozione dell’AI richiede non solo tecnologie avanzate, ma anche nuovi modelli organizzativi. Senza un’evoluzione parallela dei processi, le potenzialità rischiano di rimanere inespresse.

Le preoccupazioni più diffuse riguardano:

  • l’affidabilità delle diagnosi (23%),
  • la riduzione dell’autonomia del medico (21%),
  • il timore di una sostituzione del professionista (20%).

Tutti aspetti che evidenziano la necessità di formazione mirata e coinvolgimento attivo degli operatori sanitari nello sviluppo e nella regolamentazione dell’AI.

L’indagine Datanalysis 2025 mostra un’Italia sanitaria già attraversata dalla rivoluzione digitale, con pazienti avanti nella corsa e medici motivati ma frenati da complessità operative.

Il futuro della sanità – inclusa quella odontoiatrica – dipenderà dalla capacità di colmare questo divario, integrando strumenti intelligenti in modo responsabile e sviluppando competenze che permettano di governare l’AI, non subirla.

Solo così la tecnologia potrà davvero tradursi in qualità di cura, efficienza e maggiore vicinanza tra professionisti e cittadini.

 

PhotoCredits e Fonte: MioDottore

 

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