Per la prima volta nella storia della professione, i dentisti tedeschi affrontano pubblicamente il proprio passato legato al periodo nazionalsocialista. La DGZMK (Società tedesca di Odontoiatria, Medicina orale e Ortodonzia) ha organizzato a Berlino, presso l’Università Humboldt, la prima cerimonia del ricordo dedicata ai crimini commessi da odontoiatri e docenti durante il Terzo Reich. Un’iniziativa che segna un passaggio di consapevolezza collettiva su un capitolo rimasto a lungo in ombra.
Una memoria dolorosa: gli abusi nei campi e negli ospedali
Durante la cerimonia, sono stati ricordati i risultati delle ricerche storiche che documentano una complicità sistemica in pratiche disumane: estrazioni senza anestesia, esperimenti su esseri umani, selezioni all’arrivo nei campi, sterilizzazioni forzate e il furto dell’oro dentale alle vittime.
Secondo gli studi citati, oltre il 60% dei docenti di odontoiatria nell’epoca del cosiddetto Terzo Reich aderì al partito nazista, una percentuale più alta rispetto ad altre categorie sanitarie o accademiche.
La cerimonia alla Humboldt e il richiamo alla responsabilità
Alla Humboldt-Universität è stato osservato un momento di commemorazione per le vittime e sono stati presentati i più recenti studi sul tema.
Il presidente del board dei dentisti convenzionati con l’assicurazione sanitaria pubblica, Martin Hendges, ha richiamato la categoria a “imparare dalla storia” e a una vigilanza attiva contro ogni forma di odio.
La DGZMK ha sottolineato che l’iniziativa rientra in un percorso di autocritica e trasparenza rispetto al proprio passato.
Nel corso dell’evento è stato inoltre assegnato il Premio Hans Türkheim, intitolato al dentista ebreo costretto nel 1936 a lasciare Amburgo per l’Inghilterra, dove poté riprendere la professione. Il riconoscimento valorizza studi sulla responsabilità della categoria fra il 1933 e il dopoguerra.
Perché il mea culpa arriva solo oggi
Gli storici presenti hanno spiegato le ragioni del ritardo: per decenni si è ritenuto che l’odontoiatria fosse un ambito tecnico, estraneo alle decisioni di vita o di morte. A ciò si è aggiunta una gratitudine postbellica verso maestri accademici compromessi, che ha frenato una revisione onesta della storia.
Molti dei responsabili, inoltre, ricevettero pene lievi o nessuna sanzione, potendo proseguire indisturbati la carriera. Solo negli ultimi anni, grazie a ricerche sistematiche e indipendenti, è emerso un quadro più completo del coinvolgimento di professionisti e ufficiali sanitari dell’epoca.
La DGZMK segue così il percorso intrapreso da altre istituzioni mediche tedesche, che avevano già espresso scuse ufficiali per il proprio ruolo nella persecuzione, negli esperimenti e nei programmi di “eutanasia” nazisti.
Un dovere etico per la professione di oggi
Le ricerche ricordate durante la cerimonia indicano che oltre cento dentisti furono direttamente coinvolti nelle attività dei campi. Fra i crimini più documentati: il prelievo dell’oro dentale dai corpi dei prigionieri, estrazioni senza anestesia e ordini di sterilizzazione forzata. Pochissimi furono i processati nel dopoguerra, e le condanne più severe risalgono ai primissimi procedimenti giudiziari dopo la guerra.
Oggi, il riconoscimento di quelle responsabilità assume un valore etico e formativo.
Non si tratta solo di memoria, ma di coscienza professionale: ricordare quegli errori significa rafforzare l’impegno della comunità odontoiatrica per la tutela della dignità umana in ogni pratica clinica.
Fonte: Berlino Magazine
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