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In Francia inaugurano l’albo professionale degli Assistant(e)s Dentaires, in Italia nasce il CSO.

Ritratto di Rossella Abbondanza
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In Francia inaugurano l’albo professionale degli Assistant(e)s Dentaires, in Italia nasce il CSO.

DPCM 6 APRILE 2018

Mentre i tavoli di lavoro regionali sono ancora caldi, anche se alcuni ancora lontani dal vedere pubblicata la Delibera di Giunta che regolamenta la formazione ed il riconoscimento dei titoli pregressi, sulle riviste di settore, da qualche settimana, si leggono termini come “Abuso della professione” e “sovrapposizione di figura professionale”. 

In diversi articoli voci autorevoli si dichiarano dubbiose, ed alcune decisamente contrarie, relativamente alla nascita, per mano dell’ANDI, della figura di Collaboratore di Studio Odontoiatrico (CSO), che per la prima volta viene individuata nel nuovo CCNL sottoscritto con le principali sigle sindacali dei lavoratori.

Noi di IDEA abbiamo seguito attentamente, insieme alla nostra consulente  Avv. Cristina Pugliese,  ogni pubblicazione ma non abbiamo contezza della declaratoria delle mansioni che andrebbe a svolgere questa figura che, prima ancora di entrare in scena, crea già tanto scompiglio.

Lo crea, evidentemente a giusta ragione, perché in un percorso focalizzato sulla crescita della professionalità in campo odontoiatrico nessuna figura può essere lasciata indietro, soprattutto l’ASO che, come univocamente sostenuto, riveste un ruolo cardine per l’attività odontoiatrica; qualora pertanto la nuova figura CSO vada ad ostacolare lo sviluppo della neonata ASO, la categoria non potrà certamente accettare che prima ancora di vedere l’alba venga oscurata da un collaboratore che non potrà e non dovrà svolgere le attività dell’ASO.

Contestualmente però pensando al periodo immediatamente successivo alla pubblicazione del DPCM, e in particolare all’entusiasmo che ha accompagnato la sua emanazione auspicata tanto dai lavoratori quanto dai datori di lavoro che da subito si sono dichiarati soddisfatti e contenti del riconoscimento dell’ASO quale operatore di interesse sanitario, non ci si può che chiedere quale sia stato il motivo che abbia smorzato così drasticamente e celermente l’entusiasmo decantato solo pochi mesi fa portando ad un’inversione di marcia così repentina che riporta la mente e fa pensare ad una volontà di ritorno al vecchio millennio, a prima del 2001.

Certo è che, a ben guardare, non può negarsi  – e ciò credo sia sotto gli occhi di tutti – che man mano che le varie situazioni lavorative venivano sviscerate e ponderate quel DPCM, se pur finalmente aveva riconosciuto all’ASO la giusta valenza, si sia trasformato in alcuni casi in una ghigliottina lavorativa generando più spesso ancora situazioni di disagio.

Lo scenario difatti ad oggi appare carico di situazioni difficili, facilmente ci si trova dinanzi lavoratrici con meno di 36 mesi che, nelle migliori delle ipotesi, dovranno impegnare tempo e denaro per seguire corsi di formazione, magari lontano dalla propria cittadina,  essendo obbligate a ricorrere ad un part-time, se il datore di lavoro acconsente, ovvero a rinunciare al tempo da dedicare alla famiglia, sempre con una spada di Damocle puntata in quanto il buon esito del percorso e dell’esame metterebbe comunque a rischio il posto di lavoro. Per non parlare della questione “costo” dei corsi di formazione, in relazione alla quale le interpretazioni sino ad oggi hanno solo creato confusioni e disappunto, scoraggiando anche i più tenaci.

Ma ancora peggio ci sono lavoratori che obtorto collo dovranno rinunciare completamente a svolgere la mansione di ASO poiché non avendo, al momento dell’entrata in vigore del DPCM, maturato i 36 mesi di attività dovrebbero seguire un percorso formativo al quale non possono accedere poiché privi del necessario titolo di studio.

L’altra faccia della medaglia vede odontoiatri che, dopo diversi anni di formazione, sono costretti, pena sanzioni, a rinunciare alla collaborazione del proprio dipendente lanciandosi all’affannosa ricerca di un ASO, ASO che qualche altro collega nel frattempo si tiene stretto, nonostante magari un’appena sufficiente sintonia, perché la difficoltà nel recepimento della figura “professionalizzata” lo costringerebbe ad una ricerca senza esito, si trova, in altre parole, a non avere altre scelte.

Tutto ciò senza poi tener conto che siamo quasi giunti ad un anno dal DPCM ed ancora molte regioni non hanno recepito il decreto, tra quelle che hanno recepito molte non hanno disposto relativamente alla formazione, demandando a commissioni non meglio specificate e non ancora incardinate tutto l’iter formativo, tra quelle –poche- che hanno recepito compiutamente molte non hanno comunque ancora avviato i corsi formativi. In definitiva anche volendo oggi nessun ASO e nessun odontoiatra potrebbe iniziare il percorso prescritto dal DPCM per poter finalmente conseguire il tanto agognato attestato.

Per queste poche, tante, lontane o vicine realtà, forse il CSO potrebbe essere l’ultimo paracadute utile ad evitare la fine di alcuni rapporti di lavoro; il quadro italiano è molto diverso, le differenze sono notevoli e le problematiche troppe per poter dire che il DPCM può essere applicato così com’è senza danneggiare professionalità già esistenti. Le Regioni avevano e hanno la possibilità di modellare agevolare una sanatoria che non rechi troppi disagi ed alcune regioni stanno lavorando molto bene in tal senso.

IDEA è un’associazione culturale e non è coinvolta emotivamente in nessuna attività sindacale ma svolge un ruolo di rappresentanza della categoria che le consente di interloquire con  le istituzioni suggerendo soluzioni volte a migliorare la qualità del lavoro che non può vedere separati gli odontoiatri dagli ASO. Siamo strettamente collegati e quello che danneggia il lavoratore coinvolge necessariamente il titolare. Un ASO non formato non offrirà mai una buona collaborazione, ma una buona formazione non necessariamente passa attraverso un attestato.  IDEA sarà ovunque ci sia un’aula e un discente, ovunque ci sia un ASO, ovunque venga chiamata a collaborare perché IDEA svolge un ruolo sociale, quello che forse ultimamente si è perso  di vista in molte delle nostre discussioni.