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#SCAN! Protocolli di scansione in implanto-protesi- Come ottimizzare il flusso di lavoro per il restauro di impianti singoli

Ritratto di francescomangano1_61980
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26 Marzo 2019

#SCAN! Protocolli di scansione in implanto-protesi- Come ottimizzare il flusso di lavoro per il restauro di impianti singoli

UN RECENTE STUDIO

Mangano F, Margiani B, Admakin O.
A Novel Full-Digital Protocol (SCAN-PLAN-MAKE-DONE®) for the Design and Fabrication of Implant-Supported Monolithic Translucent Zirconia Crowns Cemented on Customized Hybrid Abutments: A Retrospective Clinical Study on 25 Patients. Int J Environ Res Public Health. 2019; 16 (3). 

 

Ha presentato un flusso di lavoro alternativo per il restauro di impianti singoli con protocollo full-digital, senza passare attraverso stampa di modello 3D e pertanto senza impiego di analoghi digitali.

E’ indubbio come ancora vi siano dei problemi nella realizzazione di modelli stampati in 3D, nei quali gli analoghi digitali siano inseriti in maniera veramente accurata. La possibilità di lavorare senza modelli permette inoltre di risparmiare tempo e denaro.

Questo protocollo consiste essenzialmente in due diverse scansioni intraorali. La prima scansione cattura la posizione degli impianti, attraverso gli scanbodies, ed è utile al disegno ed alla fabbricazione per fresatura del moncone individuale in zirconia (da cementare extraoralmente su base di incollaggio in titanio, per ottenere un moncone ibrido che è già definitivo, secondo il modello one abutment- one time) e della corona provvisoria in polimetil-metacrilato di metile (PMMA).

Terminato il periodo di provvisorizzazione (2-3 mesi), si procede ad una seconda scansione, utile al disegno della corona definitiva in zirconia. In questa seconda scansione, catturiamo la posizione del moncone in zirconia direttamente in bocca, dopo avere rimosso la corona provvisoria.

Questa seconda scansione è utile per diverse ragioni. Prima di tutto, essa ci permette di catturare la situazione dei tessuti molli, ad avvenuta maturazione: l’odontotecnico può modellare la corona definitiva avendo a disposizione questa informazione importante. E’ concettualmente errato pensare di modellare un restauro definitivo, avendo a disposizione le sole informazioni sui tessuti molli date dalla prima scansione: i tessuti non sono ancora stati condizionati e, a meno che non sia individualizzato, lo scanbody implantare ha sezione circolare standard, non rappresentativa di una emergenza protesica ideale. Inoltre, attraverso la seconda scansione, è possibile azzerare una serie di errori di posizione, nei quali è possibile incorrere, determinati dalla cementazione extraorale della porzione in zirconia sulla base di titanio (che prevede inevitabilmente una certa tolleranza, a seconda delle componenti) o dovuti al malposizionamento del moncone in bocca (laddove non presente indice).

C’è però un problema: in questa seconda scansione, non è possibile visualizzare correttamente i margini del moncone individuale (che sono subgengivali); inoltre, la ricostruzione di una oggetto derivante da scansione (mesh), benchè accurata, è sempre un’approssimazione geometrica dello stesso, e ciò potrebbe inficiare la qualità della chiusura marginale.

Come ovviare a ciò? E’ sufficiente recuperare il file originale del disegno del moncone individuale, dalla prima scena computer-assisted-design (CAD). Tale file può essere importato e sostituito alla scansione del moncone in bocca (seconda scansione), grazie a potenti algoritmi di sovrapposizione, nella nuova (corretta) posizione (Fig. 1).

Fig.1- Il file CAD del disegno originario del moncone (A) è sovrapposto al moncone catturato in bocca (B) nella seconda scansione.

 

A questo punto, il tecnico può modellare il restauro definitivo, avendo una visualizzazione ideale dei margini del moncone individuale, benchè subgengivali; inoltre, tali margini sono netti, da disegno CAD, al punto che possono essere automaticamente riconosciuti dal software (Fig. 2).

Fig.2- L'odontotecnico può modellare la corona definitiva avendo un'ideale visualizzazione dei margini del moncone, benchè essi siano subgengivali (A,B,C); e può farlo direttamente sul disegno CAD originario del moncone, e non su una mesh.

 

Questo approccio semplifica l’interazione con l’odontotecnico e permette di ridurre al minimo l’errore, che può essere addirittura calcolato, per ciascun caso, impiegando software di reverse-engineering. Nel presente lavoro, abbiamo notato una deviazione media tra le superfici del disegno CAD del moncone (importato dalla prima scena) e del moncone catturato direttamente in bocca, compresa tra i 30-40 micrometri. Si tratta di valori accettabili, che dipendono da errori di scansione intraorale e fresatura: il disegno CAD risulta essere leggermente più “ristretto” rispetto al pezzo fisico fresato. Si tratta di deviazioni minime che non vanno ad inficiare l’adattamento clinico, e possono essere corrette dall’odontotecnico attraverso una minima sabbiatura e lucidatura del moncone, prima dell’invio al dentista per l’applicazione. Ulteriori lavori devono validare questo protocollo, e chiarire se possa essere applicato anche a restauri più lunghi (ponti supportati da impianti).