Dott. Turrini, quando ha iniziato a utilizzare IPS e.max?
Ho cominciato a realizzare i restauri in IPS e.max circa 19 anni fa, subito dopo aver approfondito, grazie a vari corsi, le proprietà del disilicato di litio: mi hanno subito colpito le sue peculiarità, ossia translucenza, resistenza, e la capacità di ottenere risultati estetici molto elevati anche in zona estetica. Nei primi anni ho sperimentato differenti spessori, preparazioni sempre più minimali e tecnologie CAD/CAM, per valutare il comportamento clinico nel tempo, con pazienti selezionati.
Qual è stato il beneficio maggiore dell'utilizzo di IPS e.max?
Nel corso della mia pratica clinica, che progressivamente è andata sempre di più a orientarsi verso la protesi adesiva, il vantaggio più significativo di usare IPS e.max è stata la capacità di coniugare estetica e durabilità. Alcuni punti chiave, per la mia esperienza:
- l’eccellente integrazione estetica, soprattutto nei denti anteriori: l’aspetto naturale, la translucenza e le varie tonalità del materiale permettono di mimetizzare bene il manufatto protesico con i denti naturali circostanti, anche in presenza di elementi discromici sfavorevoli, specie nel settore anteriore.
- La resistenza meccanica superiore ai materiali vetro-ceramici tradizionali: meno fratture, meno rischio di chipping, maggiore affidabilità, specialmente nei casi singoli e nei restauri estetici posteriori con richieste di carico più o meno moderate.
- La precisione nelle preparazioni e negli adattamenti, che il digitale ha poi amplificato: IPS e.max si lavora bene sia con la tecnica di pressatura che con la tecnica CAD/CAM, permette rifiniture minime, limiti marginali eccellenti e lucidatura di alta qualità, migliorando anche la salute gengivale del paziente e riducendo l’accumulo di placca anche a distanza di tempo dalla cementazione.
- I follow-up a medio e lungo termine del tutto rassicuranti: nei pazienti che ho seguito, ho potuto constatare che, se ben preparato e cementato correttamente, il comportamento clinico è molto stabile, con pochi problemi di infiltrazioni marginali, staining ed usura.
Perché continua a utilizzare IPS e.max?
Nonostante la comparsa di nuovi materiali, continuo a usare IPS e.max per vari motivi che riflettono la mia filosofia protesica:
- perché offre un equilibrio ottimale fra estetica, costi, semplicità operativa e affidabilità clinica. Non sempre serve il materiale più costoso o con le prestazioni “più estreme” se il paziente non ne trae un miglioramento clinico proporzionale.
- Per il know-how che ho acquisito, anche grazie alle numerose pubblicazioni scientifiche presenti in letteratura, che lo rende molto prevedibile: conosco bene i suoi limiti, conosco le corrette tipologie di preparazione, i protocolli di cementazione, i casi nei quali è preferibile utilizzarlo rispetto ad altri materiali.
Ovviamente abbiamo sempre necessità di seguire pedissequamente dei protocolli ben validati, i cui punti chiave sono costituiti dall’esecuzione di preparazioni minimali, preservando il 100% dello smalto mantenibile, da un corretto isolamento con la diga, e da un adeguato trattamento adesivo, tanto del manufatto quanto dello smalto.
- Per i pazienti che desiderano un risultato estetico senza intervenire su ceramiche più complesse o ossido di zirconio stratificato, e.max rimane uno standard di riferimento.
- Quando il caso lo richiede (estetica in prima linea, zone visibili, gummy smile, pazienti particolarmente esigenti), rimane ancora oggi la mia prima scelta, perché so che posso ottenere risultati eccellenti senza dover rinunciare alla durabilità.
Cosa ci dice invece del nuovo IPS e.max ZirCAD Prime Esthetic?
Il marchio IPS e.max rappresenta da anni una garanzia di risultati estetici e funzionali costanti. È diventato sinonimo di successo clinico a lungo termine, grazie a un equilibrio ideale tra estetica, resistenza e prevedibilità.
Nel mio percorso clinico, è stato un materiale che ha saputo coniugare la solidità della scienza con la sensibilità estetica richiesta in protesi: un riferimento stabile nel tempo.
Negli ultimi anni, questo concetto di “successo prevedibile” si è naturalmente trasferito alla nuova generazione di zirconia, e in particolare a e.max ZirCAD Prime Esthetic. Questo materiale ha introdotto un approccio completamente evoluto rispetto alla zirconia tradizionale, risolvendo quello che per anni era il compromesso più evidente, oserei dire una criticità: dover scegliere tra resistenza ed estetica. La Gradient Technology di Ivoclar — con la variazione graduale della struttura e della translucenza all’interno del disco — consente oggi di ottenere restauri monolitici con transizioni ottiche estremamente naturali, senza necessità di stratificazioni o colorazioni complesse.
Questo ha ridotto drasticamente anche i tempi di produzione in laboratorio. Dal punto di vista clinico poi, questa vera innovazione permette di ampliare i confini della zirconia:
- è possibile realizzare ponti estesi e restauri posteriori con sicurezza costante, mantenendo allo stesso tempo una resa cromatica adeguata anche nelle zone estetiche.
- La lavorabilità digitale e la stabilità dimensionale dopo il processo di sinterizzazione la rendono perfettamente integrabile nei flussi CAD/CAM di ultima generazione.
- Inoltre, la precisione marginale e l’adattamento protesico risultano molto migliorati, con un outcome estetico-funzionale più prevedibile e una lucidabilità del tutto invidiabile, particolare da non sottovalutare perché agevola i pazienti nelle manovre di igiene quotidiane, garantendo successo a lungo termine.
In sintesi, considero e.max ZirCAD Prime Esthetic la naturale evoluzione del concetto di IPS e.max: la stessa filosofia di affidabilità clinica, trasposta in un materiale più resistente e versatile, capace di coprire un range più ampio di indicazioni protesiche. È il segno che il brand Ivoclar continua a investire nella coerenza del proprio messaggio: unire performance e bellezza, con materiali che non obbligano il clinico a scegliere tra estetica e durata.


