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Microscopi operatori Zeiss. L’esperienza di un odontoiatra

7 Dicembre 2015

Microscopi operatori Zeiss. L’esperienza di un odontoiatra

Zeiss attraverso l’Italian Zeiss Dental Academy ha il compito di far capire che il microscopio operatorio in odontoiatria non è legato solo ed esclusivamente alle procedure di endodonzia ma anche a tutti gli altri tipi di trattamento. A questo proposito di seguito avremo il piacere di raccontare l’esperienza di un medico odontoiatra che dopo aver frequentato il primo corso della Italian Zeiss Dental Academy ha deciso di utilizzare il microscopio per Sua attività: Dr. Alessandro Valoti di Milano.

 

D - Qual è stato il motivo per cui ha deciso di iniziare ad utilizzare un Microscopio Operatorio nella Sua attività?  

R - Già da parecchi anni utilizzo per la mia attività un binocolo a 3 ingrandimenti, di cui ho subito apprezzato l’utilità e che è diventato un ausilio irrinunciabile.

Da ciò la curiosità nei confronti del microscopio, che è cresciuta fino a indurmi a partecipare a un corso dedicato alla microscopia nelle varie discipline odontoiatriche. Ne sono rimasto entusiasta e il passo verso l’acquisto è stato la logica conseguenza.

 

D - In quale modo l’introduzione di un microscopio operatorio ZEISS nel Suo Studio ha cambiato la Sua operatività?

R - Nella scelta del microscopio operatorio da acquistare, ho ritenuto importante affidarmi ad un marchio noto per la sua precisione nel campo dell’ottica. Volevo la sicurezza di un apparecchio efficiente che potesse in qualche modo compensare la mia iniziale inesperienza: dopo 30 anni di professione, temevo fosse molto difficile cambiare abitudini. Con stupore ho dovuto invece notare che, con Zeiss OPMI Pico, l’apprendistato è stato più semplice del previsto; anche eventuali iniziali difficoltà, facilmente superabili, vengono ripagate da un campo operatorio adeguatamente ingrandito e illuminato, fugando il timore, sempre presente nella nostra professione, che qualche imperfezione possa sfuggirci.

Sia che si faccia conservativa, protesi o chirurgia, la netta visione del dettaglio garantita dal microscopio (altrimenti solo intuibile o ”percepibile” con la manualità acquisita, ma non visibile) dà una tranquillità e una gratificazione superiore alle aspettative.

Devo aggiungere di aver osservato benefici inattesi anche al di fuori dell’ambito prettamente operativo: persino la mia schiena, infatti, ha avuto vantaggio dall’introduzione del nuovo dispositivo, che mi ha obbligato a correggere le posture scorrette a cui mi ero, purtroppo, abituato.

 

D - Perché si sente di consigliare questo cambiamento ai Suoi colleghi?

R - Lavorare a 10/16 ingrandimenti, come ci consente di fare un microscopio operatorio, permette una visione del dettaglio difficilmente immaginabile a priori. In conservativa, ad esempio, è realmente possibile osservare il “truciolo” di dentina asportato e valutare facilmente l’avvicinamento a dentina sana o ad un cornetto pulpare. Ciò vale anche in protesi, dove è più facile ottenere una corretta preparazione e dedicare la massima cura al bordo di fine preparazione con il rispetto del parodonto, qualunque sia la tecnica di preparazione prescelta. E che bello riconoscere nel pavimento di una camera pulpare gli imbocchi dei canali ed eventuali varianti anatomiche senza cercarle alla cieca!

Ai colleghi proporrei di sfidare il microscopio operatorio su un terreno apparentemente sicuro, ricontrollando l’esecuzione di una ablazione del tartaro: potrebbero rimanere sorpresi!

 

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