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L’incumulabilità dei redditi ha affossato “Quota 100”

24 Luglio 2020

L’incumulabilità dei redditi ha affossato “Quota 100”

Per rispondere all’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus, lo Stato ha dato la possibilità di tornare in servizio ai medici e infermieri pensionati, sospendendo l’incumulabilità per coloro che sono andati in pensione con Quota 100.

Una forza lavoro di professionisti che già negli ultimi mesi del 2019 e ancora in questi giorni, ha preferito lasciare il loro posto per ottenere, con un evidente anticipo, il pensionamento.

Una platea che comprende circa 1000 medici, molti meno rispetto alle stime che paventavano un pericoloso esodo per la tenuta del sistema sanitario pubblico.

QUOTA 100 PER POCHI

Ricordiamo che l’anticipo pensionistico con Quota 100, introdotto a inizio 2019 e di fatto attivabile per i dipendenti pubblici da luglio scorso, è sperimentale. La norma scade infatti nel 2021 e sembra, per voci di diversi esponenti politici, che non verrà prorogata.

A suo tempo furono espresse molte perplessità sull’introduzione di misure di anticipo dell’età di pensionamento, perché si riteneva che avrebbero creato forti vuoti in particolare nella Sanità

Si era valutato che fossero complessivamente circa 140mila gli operatori sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale che a fine 2018 avessero già raggiunto i requisiti per “ Quota 100 ”.

E pertanto si era annunciata una fuoriuscita, in particolare, di circa 4.500 professionisti medici.

Era stato, infatti, calcolato che il numero di medici che avevano raggiunto la quota 100 (almeno 62 anni d’età con 38 anni di contributi ) a fine 2018, era di poco meno di 18 mila unità e l’esodo possibile avrebbe potuto riguardare un alto numero di dimissioni. Ma così non è stato.

Da dati espressi dai sindacati della categoria parrebbe che, a tutto oggi, l’uscita anticipata abbia riguardato solamente poco più di mille medici.

TREND DI PENSIONAMENTO

Ricordiamo che l’ente previdenziale a cui fanno riferimento i medici dipendenti dal servizio sanitario era, almeno all’inizio dei tanti sovvertimenti del settore, la Cassa pensioni sanitari.

Una Cassa previdenziale gestita dallo stesso ministero del Tesoro, poi passata all’Inpdap, e assorbita, dal 2011, dall’Inps. Una Cassa particolarmente ricca grazie alle contribuzioni di tanti sanitari e a un modesto numero di pensionati.

Dai dati indicati dalla Corte dei Conti, nella relazione annuale al Parlamento sulle Casse e Istituti previdenziali, veniva indicato che a fronte di 116 mila iscritti risultavano 69 mila pensionati, con un incremento annuo compreso tra le tre le quattro mila unità.

Pertanto è da rilevare che, per quanto attiene a questo settore pubblico professionale, l’incremento di pensionamenti determinato dall’introduzione della quota 100 , almeno per il periodo giugno 2019 – giugno 2020, non appare particolarmente modificativo del normale trend.

E dobbiamo ritenere che il trend pensionistico non possa modificarsi anche nei periodi futuri di validità previsti per la stessa norma.

IL FRENO DELL’INCUMULABILITÀ

Accanto a una particolare riluttanza del medico ad andare in pensione – lo dimostra la costante sollecitazione di richiedere un incremento dell’età massima di rimanere in servizio, come se non bastassero gli attuali limiti generali del pensionamento di vecchiaia a 67 anni – l’introduzione della possibilità di usufruire dell’uscita con quota 100 non è stata ben accolta dalla categoria per una particolare limitazione introdotta dalla stessa disposizione nel merito degli aspetti economici.

Infatti la legge che ha concesso la possibilità del pensionamento anticipato ha previsto, per coloro che avessero usufruito di questa facilitazione, l’impossibilità di svolgere alcuna attività remunerata.

La norma prevede, infatti, che la pensione quota 100 non sia cumulabile, a far data dal primo giorno di decorrenza della pensione e fino alla maturazione dei requisiti per l’accesso a quella di vecchiaia, con i redditi da lavoro dipendente o autonomo. E, sottolinea poi in particolare che tale divieto non scatta solamente per quei redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro lordi annui.

Una limitazione fortemente negativa per i medici che, per le loro intrinseche professionalità, sono sollecitati a continuare a svolgere le loro attività, anche oltre il pensionamento.

Questo è bastato a ridurre la richiesta del pensionamento anticipato con quota 100, ma anche poi a sollecitare il legislatore a richiedere, per coloro che fossero andati comunque in pensione con il criterio favorevole, di sospendere la norma restrittiva consentendo di poter cumulare le retribuzioni qualora fossero rientrati in servizio per sopperire alle necessità determinate dalla grave condizione sanitaria prodotta della pandemia del Coronavirus.

Fonte: Enpam