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Il flusso digitale in odontoiatria: luci ed ombre di una procedura ancora poco conosciuta

16 Ottobre 2020

Il flusso digitale in odontoiatria: luci ed ombre di una procedura ancora poco conosciuta

In questa nuova sezione della rubrica Dentaltech dedichiamo un approfondimento alle aziende del mondo dell’Odontoiatria Digitale ed ai loro prodotti High-Tech. In questo numero diamo spazio a Francesco Biaggini, CEO di Abutmentcompatibili, vero e proprio pioniere del digitale.

 

Ormai parliamo di digitale da anni. Vediamo corsi sempre più articolati, esaltanti relazioni congressuali, lunghi articoli su riviste, agguerriti post su gruppi di Facebook. Purtroppo gli utilizzatori o anche peggio i venditori che ne hanno capito il vero significato sono ancora troppo pochi. La frontiera digitale è per l’industria un Eldorado, una Kimberly appena intaccata, una riserva di fatturato e vendite; la parola d’ordine data ai rappresentati è “andate e vendete il più possibile” e loro raccontano, spiegano e promettono ogni sorta di miracolo clinico tecnologico, tutto sarà possibile con questo nuovo strumento, tutto sarà facile, tutto sarà economico. Purtroppo la realtà non è sempre cosi come raccontata, a volte è ben differente. Una porzione vasta di utenti digitalizzati non possiede ancora una coscienza digitale matura. La nostra generazione, parlo di uomini e donne precedenti ai famosi millennians, è da considerare una generazione profuga, noi siamo i profughi digitali, persone nate con il gettone del telefono in mano, con il carburatore nella macchina e dove il telecomando del televisore era il fratellino più piccolo che si alzava dal divano e andava a schiacciare uno dei pochi tasti di selezione presenti sui mobili TV. Quando abbiamo deciso di riprogettare il nostro flusso digitale, passando dalla versione EasyDigital a ProCam, abbiamo riesaminato tutte le richieste dell’utente odontotecnico e odontoiatra, abbiamo analizzato tutte le storture create nei primi anni di digitale da parte nostra e da parte delle aziende concorrenti e abbiamo deciso che dovevamo fare il salto evolutivo. L’utilizzatore ProCam doveva migrare da profugo che subisce il flusso digitale a nativo che domina il flusso digitale. Siamo coscienti che sarà richiesto uno sforzo da parte dell’utilizzatore e da parte nostra. La formazione e l’assistenza saranno fondamentali ma un mercato maturo deve poter dominare e guidare il flusso. Il flusso digitale ProCam viene attivato dall’utilizzo degli scan-abutment (chiamati anche scanbody, marker o scan post). Questi possono essere utilizzati dall’odontotecnico in laboratorio tramite scanner da banco, dall’odontoiatra tramite scansione intraorale o dal centro di fresaggio che utilizza tecnologie di posizionamento derivate dalla tastatura meccanica (Fig. 1).

Fig. 1. ScanAbutment IPD ProCam da laboratorio, intraorale e tastatore.

Lo scan-abutment ProCam viene realizzato in metallo/peek, connessione metallica e parte scansibile in peek, per assicurare una precisione ripetibile nel tempo per garantire la sterilizzazione del dispositivo. Le sue macro forme sono due, una completamente rotante e una con un indice piatto di riferimento. Le due forme permettono di richiamare a cascata soluzioni protesiche incollabili, saldabili o connessioni dirette. È importante comprendere che lo scan-abutment con anatomia rotante, senza indici, richiamerà esclusivamente soluzioni protesiche rotanti e che la forma con indice richiamerà esclusivamente soluzioni protesiche non rotanti, con ingaggio. Questo primo bivio decisionale del flusso digitale è fondamentale per garantire il miglior uso del dispositivo scansionabile e una precisione adeguata al tipo di protesi da realizzare. Lo scan-abutment rotante ha una dimensione maggiorata con un diametro della parte in peek di 5mm che permette l’utilizzo di tastatori e permette di aumentare le superfici di accoppiamento tra scansione e librerie; questo consente di ottenere una precisione adeguata alla protesizzazione di elementi multipli avvitati direttamente, sia su basi da incollaggio che con connessioni dirette su impianti, con fori vite dritti e/o inclinabili fino a 30°. Lo scan-abutment con indice, identificato come non rotante ha una dimensione occlusale che non supera mai il diametro dell’impianto accoppiato; questo consente un facile utilizzo anche su connessioni implantari piccole o spazi interdentali ridotti. Provate a pensare il disagio di usare uno scan-abutment con ingombro di 5mm su un impianto da 3.3 mm su un incisivo inferiore! La limitata dimensione dello scan-abutment con indice favorisce l’utilizzo in spazi protesici orizzontali ridotti, ma accetterà il limite dell’impossibilità di richiamare soluzioni protesiche multi elemento. Uno scanabutment con indice sarà idoneo a protesi a singolo elemento o protesi cementata su perni monconi. La sua ridotta dimensione occlusale non soddisfa gli elevati standard di precisione, ripetibilità e sicurezza che abbiamo deciso di adottare per le librerie ProCam (Fig. 2).

Fig. 2. Scanbody con lunghezze differenti per impianti crestali o sottocrestali.

Una volta effettuata la scansione il flusso digitale ProCam prevede la selezione della soluzione protesica prescritta dal clinico o scelta dall’odontotecnico. La scelta sarà tra una soluzione protesica incollata su Interface (TiBase, link) con foro vite dritto o angolabile fino a 30°, oppure una connessione diretta, dove sarà richiamata tutta la connessione implantare liberamente fresabile, con foro vite dritto o angolabile fino a 30° (Fig. 3,4,5,6).

Fig. 3. Interface da incollaggio IPD Procam rotanti e non rotanti.

Fig. 4. Transmucosi differenti, altezze da 0.5mm 1.5/2.5/3.5/3.5 mm.

Fig. 5. Possibiltà di ridurre altezza stelo di incollaggio, 8 mm 6.5/5/3.5 mm.

Fig. 6. La stessa base nella sua castomizzazione per fori angolati, tagliata tramite dima.

Se si opta per una soluzione incollabile su Interface sarà possibile customizzare, personalizzare l’Interface, rendendolo “su misura” alle esigenze cliniche del paziente e ottimizzato per i differenti materiali oggi a disposizione dei laboratori odontotecnici. Le opzioni di modifica proposte in fase di wizard del software cad rappresentano un primo step successivo alla scelta del materiale che si andrà ad incollare sopra, prima fra tutte la scelta della lunghezza dello stelo di incollaggio (la parte dedicata a supportare la corona e destinata ad essere incollata). La scelta sarà tra gli 8 mm, 6.5 mm, 5 mm o 3.5 mm e l’inclinazione del canale vite con step di 5° che partono da 0° per il foro dritto, fino ai 30° (Fig. 7).

Fig. 7 - 7A- 7B. Foro vite angolabile fino a 30°.

Il secondo step del wizard del software è l’altezza del profilo transmucoso da 0.5 mm fino ai 5mm con avanzamenti di 0.5 mm, e l’indice di correzione del fenomeno di ingrandimento che lo scanner possiede. Se si opta per una connessione diretta, il wizard risulterà semplificato con la possibiltà di scegliere, partendo dal vincolo imposto dallo scanabutment rotante o con indice, una connessione con foro vite dritto o inclinato fino a 30° e solo su alcune connessioni, Il tipo di battuta vite; conica come l’originale o piatta nel caso si volesse realizzare la stessa in zirconia o materiali polimeri come peek o pmma. La successiva richiesta del wizard riguarderà la “correzione” della scansione come visto precedentemente per la protesi incollata su interface. Configurato il flusso sul wizard, anche senza aver concluso la progettazione, sarà possibile salvare la scena e passare al model creator. Il software effettuerà automaticamente il “replace” dell’analogo da visualizzazione con quello conforme alla stampa 3D, richiamando gli offset precaricati nella libreria (Fig. 8).

Fig. 8. Modello stampato in 3D.

La posizione della doppia vite, presente su tutti gli analoghi da stampa 3D ProCam, viene gestita tramite il clicca e trascina del mouse, che permetterà di far ruotare l’analogo, consentendo un posizionamento idoneo della vite orizzontale (Fig. 9).

Fig. 9. Analogo IPD con doppia vite di blocco.

Come emerge da questa sintesi sull’utilizzo del flusso ProCam, non è corretto ricercare il codice del moncone da incollaggio, ma serve esclusivamente conoscere il codice o il tipo di scanabutment utilizzato in fase di scansione. Solo dopo aver configurato il wizard e dopo aver concluso la progettazione si potrà procedere con un acquisto del moncone da incollaggio interface corretto (Fig. 10).

Fig. 10. Configurazione Exocad libreria IPD ProCam.

Ricercare il codice del moncone da incollaggio presuppone che sia stata già effettuata una scelta, quindi si andrebbe ad inserire un vincolo nella progettazione cad effettuabile dall’odontotecnico. Accoppiare la libreria ProCam direttamente su model creator anticiperebbe la stampa del modello rispetto alla realizzazione delle corone protesiche, permettendo alle plastiche stampate di iniziare il loro decadimento e relativa perdita di precisione. Un flusso digitale completo prevede l’invasione da parte dell’operatore in tante sfere di influenza tecnologiche differenti. Si parte dalle scansioni con tecnologie e ambienti differenti, si attraversa la progettazione cad, si tocca la chimica e la fisica della stampa 3D e si penetra nella meccanica dei sistemi di fresaggio concludendo con la biologia e l’estetica del manufatto finale. Ognuna di queste sfere di influenza tecnologica non vorrebbe essere succedanea ad altre, vorrebbe espandersi occupando tutto l’orizzonte decisionale del flusso digitale, ma questo è irrealizzabile. Come un abile chef si deve dosare oculatamente ognuno di questi ingredienti, trovando un giusto equilibrio, realizzando interconnessioni che possano correggere gli errori nei punti di incontro, instradando l’utilizzatore su un percorso logico/ decisionale coerentemente efficace e dinamicamente completo. Ritengo personalmente che le scorciatoie e le procedure sempre valide per tutti i casi e le librerie prive di opzioni siano una stortura che il mercato crea in risposta ad un’esigenza di semplificazione, ritengo che non deve adattarsi la procedura ad un livello di coscienza ancora troppo basso ma che dobbiamo ancora percorrere quella curva di apprendimento che permetterà a medici e a odontotecnici di domare e guidare in modo sicuro un flusso digitale ancora sofferente per le giovanili irruenze date dall’età. Abbiamo scritto molte pagine di articoli e atlanti su questa nuova pratica digitale, abbiamo tante convinzioni, troppe certezze costruite su dati ancora limitati e su esperienze ancora giovani. Un plauso va a tutte le persone che, nel tentativo di scavalcare muri e le barriere, costruiti sulle fragili certezze della digitalizzazione, cercano un orizzonte di verità che resta però in perenne movimento e trasformazione.

 

Pubblicato su Infodent Ottobre 2020 - Rubrica Dental Tech