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Funzionalizzazione ed estetica, 1° parte: Controllo e validazione terapeutica

Funzionalizzazione ed estetica, 1° parte: Controllo e validazione terapeutica

L’ODONTOIATRIA DIGITALE è la “NUOVA DISCIPLINA”, che promuove e realizza il cambiamento nei trattamenti terapeutici in ogni branca dell’ODONTOIATRIA. Ha lo scopo di migliorare standard e predicibilità di successo, riduzione di tempi e controllo dei costi, in terapie ad alta individualizzazione. Casi clinici trattati con flussi di lavoro, ad intera esecuzione digitale, vogliono essere la dimostrazione di come nel percorso di “costruzione ed esecuzione” terapeutica, le già conosciute procedure “analogiche” di funzionalizzazione del provvisorio e successiva regolazione degli strumenti gnatologici, siano guida efficace nelle stesse fasi di riferimento. L'aspetto funzionale, unito a precisione ed estetica, riveste da sempre, un ruolo cardine nell'esecuzione di qualsiasi riabilitazione protesica.

L’ampio riscontro bibliografico, i molteplici testi e le scuole di pensiero hanno contribuito all’approfondimento di questo tema sul quale si sono sviluppate varie filosofie, con argomentazioni esecutive, alcune più indaginose e articolate, altre semplificate, ma tutte concordi su dei punti univoci. Nei movimenti eccentrici l'aspetto disclusivo, alla base di tutte le scuole, riconosce una sua idealità nelle lateralità, in una guida canina, ed in protrusiva una guida del gruppo dentale frontale.

Il trasferimento del dato spaziale delle arcate dentarie all'interno di un sistema di simulazione (articolatore), con l'ausilio di un sistema meccanico (arco facciale), consente di ottenere una situazione quanto più vicina alla condizione reale, così da poter affrontare e sviluppare il caso con parametri non improvvisati. Le regolazioni del sistema di simulazione vengono applicate con il trasferimento di registazioni (cere statiche e dinamiche) e strumenti (pantografo), con il fine della massima customizzazione dei movimenti. Per l'esecuzione di restauri più o meno estesi, con tecniche prettamente analogiche, possiamo quindi disporre di dispositivi che nel corso degli anni sono stati perfezionati. L'avvento delle tecnologie digitali nel settore dentale, a maggior ragione in campo protesico, obbliga gli utilizzatori a porsi una serie di quesiti sulle varie strategie da applicare per ottenere un risultato riabilitativo soddisfacente dal punto di vista funzionale. Al momento è corretto affermare come non siano ancora state sviluppate quelle “funzioni” atte ad ottenere un sistema completo di ogni elemento utile e necessario alla realizzazione di un progetto che abbia come fine avere un risultato sovrapponibile a quello ottenuto con le procedure analogiche. Ma la domanda da porsi: è corretto cercare una “sovrapposizione” con corrispondenze procedurali, o andrebbe fatto lo sforzo intellettuale e poi pratico di valutare percorsi, tecniche e gestione dati in modo da utilizzare al meglio le possibilità offerte dal digitale?

I sistemi digitali dispongono di "articolatore virtuale", ma ancora non è possibile collocare le arcate all'interno della funzione, in posizione spazialmente corretta. Questo impone la ricerca di nuovi percorsi e procedure, alternative e da validare. Nei casi complessi è spesso lecito e comune disporre di esami ed accertamenti radiografici approfonditi. Le TAC cone beam (CBCT 3D), ci forniscono file, immagini e ricostruzioni, che se gestite in modo appropriato possono essere “allineate”, con riscontro di corrispondenza alle scansioni delle arcate dentarie e all'articolatore virtuale, in modo da ottenere un dato di riferimento attendibile per progetti diagnostici e terapie dentali (ortodontico- protesiche).

La difficoltà nel gestire molteplici dati da confrontare è sicuramento un elemento critico per l’odontoiatra e l’odontotecnico. Proprio in questa fase il "DIGITAL SERVICE" diventa attore fondamentale all’interno dei flussi digitali, fornendo competenze mirate per contribuire in modo rapido ed efficace al "matching" di elementi radiografici, fotografici e scansioni, confrontando i dati con misurazioni di riferimento. Quando non è ritenuto lecito richiedere la TAC, nei casi meno complessi ed estesi, dove é comunque necessario avere il dato di riferimento spaziale, possiamo adottare strategie alternative.

Lo studio del caso e la conseguente "ceratura diagnostica", ora “progetto digitale”, é il punto di partenza per l'approccio restaurativo. Un progetto diagnostico dovrà essere eseguito in modo dinamico e rapido, con le arcate posizionate su un piano ipotetico. Da tale progetto, potremo ottenere un modello che tenga conto delle modifiche apportate, utilizzabile per costruire una mascherina in silicone o acetato per lo stampaggio di un MOCK-UP diretto, oppure sarà possibile fresare con procedura CAD/CAM, un PROTOTIPO da applicare direttamente in bocca, appoggiandolo o “incollandolo” ai denti, così da ottenere una simulazione attendibile e predicibile. Allo stesso modo in soluzioni a ridotta estensione, la ricostruzione diretta e provvisoria del volume dentario da protesizzare potrà essere guida da copiare nel manufatto protesico. La fase funzionale, in ognuno di questi casi, semplice o complesso che sia, dovrà essere verificata e attentamente validata dal clinico. Quando possibile, lo strumento di simulazione (ricostruzione, prototipo, provvisorio), potrà essere lasciato in situ per un periodo di funzionalizzazione adattativa ai movimenti dello specifico paziente. Il rilievo della scansione “congelerà” tale condizione, la quale si rivelerà utile durante la progettazione e costruzione dei restauri successivi, siano essi provvisori, temporanei o definitivi, dettando le caratteristiche dei denti coinvolti nella riabitazione.

Poter "copiare", forma e posizione dei denti utilizzando come "campione" un prototipo funzionalizzato direttamente in bocca, ci permette di ottenere un risultato predicibile dal punto di vista funzionale ed estetico. Allo stato attuale è d'obbligo il passaggio da un articolatore analogico, che ci permetterà di finalizzare il restauro con tecniche tradizionali, specialmente per i restauri totalmente ceramizzati, mentre per i restauri con aree funzionali anatomiche (monolitiche), é possibile ottenere un'anatomia così simile a quella del prototipo da poter essere finalizzata direttamente in situ.

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